Giulio Einaudi editore

La globalizzazione che funziona

Copertina del libro La globalizzazione che funziona di Joseph E. Stiglitz
La globalizzazione che funziona
Mondadori Store Amazon IBS La Feltrinelli

«Perché la globalizzazione si metta a funzionare, abbiamo bisogno di un regime economico internazionale più equilibrato nel garantire il benessere sia dei paesi sviluppati sia di quelli in via di sviluppo».

2006
Gli struzzi
pp. XXIV - 336
€ 16,50
ISBN 9788806180164
Traduzione di

Il libro

La globalizzazione economica è una forza positiva, capace di incentivare la crescita e di migliorare le condizioni di vita delle popolazioni più povere del pianeta. Dopo l’atto d’accusa lanciato nel precedente La globalizzazione e i suoi oppositori contro le istituzioni internazionali, colpevoli di aver favorito gli interessi dei paesi ricchi a danno di quelli in via di sviluppo, Stiglitz compie un passo avanti. Quali cambiamenti di rotta, si chiede, potranno consentire alla globalizzazione di mantenere le sue promesse? È necessario un ripensamento degli accordi commerciali, delle politiche economiche imposte ai paesi in via di sviluppo, degli aiuti internazionali, del sistema finanziario globale. Queste e altre riforme permetteranno alla globalizzazione di sviluppare tutte le sue potenzialità, nel rispetto della democrazia e della giustizia sociale.

»I critici della globalizzazione hanno visto giusto: troppe persone ci hanno rimesso a causa di come è stata gestita finora. Ma io penso che abbiano ragione anche gli ottimisti – quelli che, in assemblee come il World Social Forum di Mumbai, hanno affermato che “un mondo diverso è possibile”. In questo libro ho illustrato una serie di riforme che permetterebbero alla globalizzazione di realizzare in modo più convincente il proprio potenziale, migliorando in modo concreto la vita delle persone sia nel mondo industrializzato sia in quello in via di sviluppo: una globalizzazione riformata che, a quel punto, troverebbe sostegno unanime. […] È vero che facciamo parte di un’economia sempre più globale, ma tutti noi viviamo in comunità locali e continuiamo, molto più di quanto non si creda, a pensare in termini di realtà locale. È naturale che si attribuisca più importanza a un posto di lavoro perso sul mercato nazionale che non a due nuovi posti di lavoro creati all’estero. Questa mentalità ristretta ci porta spesso a non valutare correttamente quali effetti potrebbero avere determinate politiche da noi auspicate sull’economia globale e a preoccuparci solo dell’impatto diretto che potrebbero avere su di noi. Perché la globalizzazione possa davvero funzionare, bisognerà cambiare mentalità: dovremo pensare e agire in modo globale».

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