Giulio Einaudi editore

Un regalo del Führer

Un regalo del Führer
Mondadori Store Amazon IBS La Feltrinelli

Nella Germania degli anni Venti, Kurt Gerron è uno degli attori cinematografici e teatrali piú amati dal pubblico. Ma con l'avvento di Hitler è costretto a prendere la via dell'esilio. Meno fortunato di altri che riescono ad attraversare l'Atlantico, nel 1943 viene catturato in Olanda e da qui deportato a Theresienstadt, dove inaspettatamente i suoi carcerieri gli chiedono di girare un film: la propaganda nazista vuole mostrare all'opinione pubblica internazionale quanto sia bella la vita nella città-lager.

2014
Supercoralli
pp. 512
€ 23,00
ISBN 9788806212940
Traduzione di

Il libro

Leggi un estratto

***

Nel 1940, Theresienstadt (Terezín in ceco), la città-fortezza costruita verso la fine del diciottesimo secolo a una sessantina di chilometri da Praga, fu adibita a carcere dai nazionalsocialisti e successivamente trasformata in un lager-ghetto destinato in parte agli ebrei cechi, in parte agli ebrei anziani o famosi provenienti dalla Germania e da altri paesi occupati. Nel febbraio del 1944, vi venne internato anche Kurt Gerron, negli anni fra le due guerre uno degli attori e registi tedeschi piú famosi: in occasione della prima dell‘Opera da tre soldi brechtiana era stato il cantastorie della celeberrima «Quanti denti ha il pescecane», aveva recitato accanto a Marlene Dietrich ed Emil Jannings nell’Angelo azzurro, partecipato, come attore e regista, a una serie innumerevole di film e spettacoli teatrali. Un’autentica star. Poi erano arrivati al potere i nazisti e un’intera generazione di artisti, scrittori, musicisti, uomini di spettacolo aveva scelto la via dell’esilio. Fra questi lo stesso Gerron, che, essendo ebreo, era subito stato estromesso da qualsiasi lavoro. Dopo varie tappe, si era fermato in Olanda. Ma le truppe tedesche erano arrivate anche qui, con la Gestapo al seguito. Il romanzo di Lewinsky prende lo spunto dal momento in cui Karl Rahm, il responsabile del lager-ghetto, incarica Gerron di girare un documentario di propaganda, inteso a magnificare la situazione in quella che il nazionalsocialismo voleva presentare al mondo come un’istituzione modello. Gerron si riserva di decidere, ma sa perfettamente di trovarsi di fronte a un tragico dilemma: girare il film significa aiutare i nazisti, tradire la propria arte e le proprie passioni; opporre un rifiuto implica finire, con l’amata moglie Olga, su uno dei vagoni destinati ad Auschwitz con la scritta «Ritorno indesiderato». Nella vana speranza di salvare se stesso e gli altri che lavoreranno con lui, alla fine sceglie di collaborare; e in questo ultimo periodo di angosciante creatività, passa in rassegna e racconta in prima persona la propria esistenza: l’agiata infanzia a Berlino, la drammatica esperienza della Grande Guerra (quando viene gravemente ferito), l’amore e il matrimonio, la passione per il cinema e il teatro in anni di straordinaria vivacità della cultura tedesca, infine la tragedia dell’emigrazione e dell’internamento.

***

«Lewinsky racconta la vita di Gerron con rara efficacia linguistica, grande ricchezza e vivacità e con sorprendente virtuosismo narrativo».

«Neue Zürcher Zeitung»

Altri libri diCharles Lewinsky
Altri libri diNarrativa tedesca