Giulio Einaudi editore

Di notte camminiamo in tondo

Di notte camminiamo in tondo
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«Di notte camminiamo in tondo è un'indagine provocatoria sul modo in cui la cultura della guerra intrappola attori e spettatori, sul fascino deformante della violenza e sulle conseguenze deturpanti dei ruoli che interpretiamo in pubblico».
«The New York Times»

2016
Supercoralli
pp. 312
€ 20,00
ISBN 9788806215965
Traduzione di

Il libro

Sul palcoscenico di una spettrale metropoli sudamericana
in passato dilaniata dalla guerra e dalla rivoluzione,
va in scena il dramma a scatole cinesi di Nelson, attore
giovane ossessionato da un commediografo misterioso
ormai caduto nell’oblio.
L’incontro con l’oggetto della sua ossessione dà il via
a un’avventura stralunata e perturbante lungo
il percorso di una tournée che porta la ricostituita
compagnia «Diciembre» a rappresentare, tra i piú
sperduti villaggi andini, una pièce di teatro dell’assurdo
che presto si intreccia inesorabilmente alle esistenze
dei suoi componenti.


«Un commovente romanzo on the road, due storie
d’amore condannato e un caso di omicidio incalzante
e irrisolvibile, il tutto racchiuso in una scrupolosa
indagine di ordine etico: davvero un’impresa notevole».

«The Guardian»


Nelson è un aspirante attore e drammaturgo,
cresciuto nella capitale di un
paese inquieto con alle spalle vent’anni
di tumulti politici. Gli manca il padre,
scomparso prematuramente, forse spentosi
per assenza di ideali, e l’amato fratello
è emigrato. L’amore appassionato
per la giovane Ixta non riesce a dargli un
centro, uno scopo.
Il cambiamento tanto agognato viene
dall’incontro con Henry Nuñez, il fondatore
di «Diciembre», una compagnia
d’avanguardia che vent’anni prima ha
goduto di grande popolarità ma ha dovuto
pagare per il proprio impegno politico:
Henry è perfino finito in prigione
per avere scritto e rappresentato la
pièce Il presidente idiota, evidente satira
di ogni totalitarismo. Da quando ha sentito
la voce di Henry alla radio, trasmessa
dal carcere, Nelson ne è ossessionato
e, venuto a sapere della rinascita di «Diciembre
», si candida per un ruolo nella
compagnia e con quella parte per il viaggio
che gli cambierà la vita.
Alarcón utilizza le atmosfere di un romanzo
on the road per mettere in atto un
potente gioco di specchi: le parole dell’anonimo
narratore che con pervicacia documentaria
ricostruisce la storia di Nelson
coincidono solo parzialmente con le
testimonianze dei protagonisti, confondendo
il limite tra realtà e finzione, un
po’ come accade sui palcoscenici di fortuna
calcati dalla sgangherata troupe di
Nelson, Henry e del loro compagno Patalarga.
La scena stratificata su cui si articolano i drammi concentrici del romanzo
è fatta di paesaggi urbani che portano
ancora le cicatrici di una fantomatica
guerra civile, di sperduti villaggi andini
popolati da minatori e prostitute, di piccole
cittadine svuotate dall’emigrazione
in cui la vita scorre intatta fuori dal tempo,
di prigioni sconfinate dove si aggirano
personaggi terrificanti.
In un mondo ormai derubato di ogni futuro
c’è chi fugge, come il fratello di Nelson,
che ha provato a costruirsi un domani
negli Stati Uniti ma al prezzo di interrompere
ogni legame famigliare, e chi si
limita ad assistere impotente. Dal canto
suo, Nelson crede di vedere una via d’uscita
in un continuo gioco di ruoli – figlio,
fratello, attore, amante, padre – da cui è
fatalmente attratto, e che tuttavia non fa
che accelerare, inghiottendolo in un vortice
in cui è trascinato anche il lettore.

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