Giulio Einaudi editore

Il libro dei brevi amori eterni

Il libro dei brevi amori eterni
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«L'amava... come si può essere amati solo... in un posto che non è su questa terra».

Andreï Makine, Il libro dei brevi amori eterni

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A restare saranno gli amori: platonici o sensuali, teneri o violenti, non verranno comunque mai travolti dall'implacabile procedere della Storia con le sue ingiustizie, le sue crudeltà, le sue funeste utopie; e pur nella loro fugacità sopravviveranno nella memoria degli esseri umani con cui siamo entrati in rapporto.

2012
L'Arcipelago Einaudi
pp. 176
€ 14,00
ISBN 9788806210090
Traduzione di

Il libro

L’amore e la Storia. L’amore, magari breve, che tuttavia lascia un’impronta indelebile nell’esistenza di chi lo vive; e la Storia, che procede senza concedere tregue e lasciare scampo, seminando torti e ingiustizie.
Otto capitoli e otto momenti della vita di un uomo, dall’infanzia passata in un orfanotrofio russo negli anni Sessanta, all’età adulta, quando il sistema in cui inizialmente aveva creduto si dissolve. E in ciascuna di queste narrazioni è l’amore di o per una donna a risvegliare un frammento di coscienza: la giovane senza nome che sulle tribune per il corteo dell’anniversario della Rivoluzione d’ottobre piange sommessamente il compagno morto in un sottomarino, incrina la fiducia del giovane in quelle meticolose e vacue messinscena; Maja, la nipote della «donna che ha visto Lenin», gli svela la brutalità del leader bolscevico; Vika, che vive con la madre accanto alla fabbrica in cui il padre è costretto ai lavori forzati, gli apre gli occhi sul carattere repressivo del regime; Leonora, con la quale il narratore ormai adulto vede un film occidentale in cui la chiave di una camera d’albergo strappa gli applausi; Jorka, il compagno di giochi mutilato dall’esplosione di una granata, che coglie dei fragili bucaneve da regalare «a qualcuno» e pochi giorni dopo si avvia verso il bosco ancora disseminato di mine; Kira, che in un enorme e improduttivo frutteto si sforza di spiegare gli alti ideali dell’arte e della lotta al regime. E infine quella donna grassa e volgare, espressione al contempo della vecchia e della nuova Russia: in gioventú era stata il grande amore di Dmitrij Ress, il dissidente, il «poeta» che anche nei lunghi anni trascorsi in un gulag non smise mai di amarla.
Amori spesso fugaci, talvolta gravidi di delusioni, ma non per questo meno appassionati. Sono tutto ciò che resterà di noi: resisteranno alla Storia e immancabilmente ci sopravviveranno nella memoria dell’altro.

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«Makine rievoca la propria infanzia e restituisce con grande sensibilità e senso dell’umorismo quegli istanti di grazia che rischiarano il buio di una vita quotidiana sinistra».

«Le Monde»

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