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Molloy
«Molloy è il sordido meraviglioso. è una storia insieme necessaria e convincente come nessun'altra; ciò che Molloy espone non è solo realtà, è realtà allo stato puro».
Georges Bataille
Molloy racconta che si è messo in viaggio alla ricerca della madre, prima in bicicletta, poi con le stampelle e infine strisciando. Ma forse sta cercando di raccontare solo sé stesso, o di inventarsi qualche certezza che da sempre gli sfugge. Viceversa, Moran, detective dell'agenzia Youdi, è nel pieno possesso delle proprie capacità fisiche, ha molte certezze e sta cercando Molloy. E però, man mano che procede nella sua indagine, Moran assomiglia sempre piú a Molloy. Lo troverà? O i due sono l'opposto della stessa persona? Molloy è il romanzo della ricerca di un'identità impossibile. Un testo che ha in sé tutti i tratti distintivi del mondo beckettiano e rappresenta una delle espressioni letterarie piú profonde del nostro tempo.
Il libro
Il viaggio di Molloy, che procede per cerchi, che ha una meta e poi la perde e poi la ritrova, che è irto di difficoltà e che è interrotto da lunghe soste, è stato spesso paragonato a quello di Ulisse, di cui costituirebbe una versione parodica. O forse, piú in generale, costituisce una parodia del viaggio in quanto costante della letteratura europea. Piú in generale ancora, possiamo dire che è la cultura occidentale nel suo insieme che viene sbeffeggiata da Molloy, il cui percorso rifà e rifiuta le precedenti tappe filosofiche e artistiche dell’interpretazione dell’«uomo». È un fatto che il racconto di Molloy è asperso di momenti umoristici che nascono proprio dall’irrisione di principi filosofici e ideologici di grande rilievo per la nostra cultura; ma anche dall’irrisione di topoi basilari della letteratura occidentale, come quello dell’amore romantico.
Dalla postfazione di Paolo Bertinetti