Giulio Einaudi editore

Le madri salvate

«Mi dicevo: è troppo facile, porti sandali di capretto color bronzo, ti crogioli in storie d'amore impossibili, ti piace fare il bagno nel Mediterraneo, e pensi che una ragazza come te possa scrivere sulla Shoah? Perché di questo si tratta. La cugina di mia madre, Salomé, i suoi zii e le sue zie, i suoi cugini, i suoi nonni vivevano in Lituania prima della guerra. Una comunità di cui non rimane niente».

Colombe Schneck, Le madri salvate

2013
Supercoralli
pp. 136
€ 17,00
ISBN 9788806215163
Traduzione di

Il libro

Che cos’è realmente accaduto nel ghetto di Kaunas nel 1943? Chi era la piccola Salomé? Qual è il mistero che si nasconde nella storia taciuta per anni dalla madre e prima di lei dalla nonna?
Un’indagine che risale il tempo e attraversa le memorie dei sopravvissuti per capire le ragioni di una verità non condivisa, di una scelta indicibile.
Un terribile segreto da cui nasce inarrestabile il desiderio di un’esistenza piena, felice e degna di essere vissuta.

Quando Colombe Schneck aspetta il suo primo bambino, la madre Hélène le chiede di chiamarlo Salomé, in ricordo di sua cugina morta durante l’Olocausto. Colombe non sa nulla di questa bambina, il cui nome non è mai stato evocato prima di allora. Ma il figlio che nasce è un maschio, e la questione viene dimenticata.
Quando qualche anno piú tardi Colombe è di nuovo incinta, un’amica le suggerisce il nome di Salomé e in quel momento le torna alla memoria la strana richiesta di sua madre, che nel frattempo è morta. Inizia cosí una ricerca delle proprie origini che porterà l’autrice dalla Francia in Lituania, negli Stati Uniti e in Israele, e un’inchiesta attraverso segreti e dolorosi non detti famigliari.
Mary, la bisnonna dell’autrice, aveva quattro figli: Ginda, Raya, Masa e Nahum. La famiglia era originaria di un piccolo borgo lituano, Panevezys. Quando Mary e tre dei suoi figli vengono deportati nel ghetto di Kaunas, Ginda, la nonna di Colombe Scneck, si salva perché negli anni Venti aveva deciso di emigrare in Francia. Il fratello e le sorelle di Ginda sopravvivono alla selezione e alla deportazione mentre Mary, i cognati e i loro figli muoiono. Raya e Masa dopo la guerra si risposeranno con altri sopravvissuti all’Olocausto, che avevano a propria volta perso le mogli e i figli. E altri bambini nasceranno. La domanda che nessuno osa porsi è questa: com’è possibile che Salomé, la figlia di sette anni di Raya, e Kalman, il bambino di soli tre anni figlio di Masa, siano morti e le loro madri no? Quando è noto che nelle file per la selezione le madri con figli piccoli venivano automaticamente giudicate inadatte al lavoro e quindi mandate a destra, verso le camere a gas?
Ma mentre sono numerose le notizie sulla vita piena e agiata che le prozie Raya e Masa hanno condotto dopo la guerra, niente si sa e si dice della loro vita di prima. E in famiglia, nonostante l’affetto, c’è una profonda separazione fra i sopravvissuti alla deportazione, animati da un insaziabile desiderio di vivere e di essere felici, e chi come Ginda, sopravvissuta senza essere deportata, ha scelto il silenzio e l’isolamento.
Un abisso sembra cioè dividere per sempre chi si assume il compito di rendere la sua seconda possibilità una vita veramente degna di essere vissuta, e chi porta su di sé il peso di sapere senza poter condividere.

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