Giulio Einaudi editore

Dove lei non è

Diario di lutto. 26 ottobre 1977-15 settembre 1979
Dove lei non è
Diario di lutto. 26 ottobre 1977-15 settembre 1979
Mondadori Store Amazon IBS La Feltrinelli

L'amore e il dolore, nell'istante in cui sono presenti, sono uno stato eterno, irrimediabile, sconvolgente. La vita si accorda su di loro. E può accadere che la «presenza dell'assenza» pervada tutto e ti accompagni. «Dove lei non è», è infatti il luogo in cui si prende coscienza della vita, dove si è realmente, dove ci si può finalmente abbandonare al pianto dell'affanno o della gioia.
Questo libro, finora inedito, parla proprio di un dolore assoluto e di un amore senza fine. Ci dice l'amore per la madre e il dolore per la sua perdita. Un dolore e un amore fatti di frammenti e di illuminazioni, di pensieri e poesia. È un libro che aiuta a vivere, che arriva, come un dono, a porgerci uno specchio che ci riflette e un respiro più ampio in cui riprendere fiato.

2010
Supercoralli
pp. VI - 270
€ 18,00
ISBN 9788806200879
A cura di
Traduzione di

Il libro

Amore e dolore (il dolore è «qualcosa che fa male nel cuore dell’amore»), quando sono presenti sono uno stato eterno, irrimediabile, sconvolgente. Semplicemente sono. Si possono abitare. E possono accompagnarsi alla «presenza dell’assenza». A un «dove lei non è», dice Barthes. All’indomani della morte della madre, Roland Barthes inizia un diario. Racconta, vuole raccontare, prova a dire il suo dolore. Scrive a penna, talvolta a matita, su foglietti di carta che lui stesso prepara strappando in quattro pagine più grandi e di cui tiene una riserva sul tavolo di lavoro. Intanto, cerca di concretizzare senza riuscirvi, il progetto romanzesco Vita Nova e termina uno dei suoi capolavori: La camera chiara, non a caso sempre alla madre intimamente dedicato. Gli psicoanalisti dicono che per elaborare il lutto della perdita di un padre o di una madre occorrono all’incirca diciotto mesi, Barthes tiene il suo diario per quasi due anni. È il 1977. Queste pagine rimangono inedite, ma il suo autore le aveva preparate, forse per la pubblicazione. Oggi arrivano al lettore come un gioiello inatteso. Sono una narrazione poetica che procede per illuminazioni, fulminea ed esatta. Sono pagine intense, di grande forza emotiva e di spiccata purezza letteraria. Come in Frammenti di un discorso amoroso, anche qui ogni brano è indipendente, può essere letto in tempi e secondo movimenti diversi. Sono frammenti. Perché frammentario è il dolore che, non sottomesso al tempo, è incompleto, inadeguato, discontinuo, caotico, atono, imprevedibile e immobile. Eppure, nel momento stesso in cui viene svelato lo scandalo del linguaggio umano che non sa dire la morte (se non con frasi banali e imbarazzate), proprio allora Barthes rivela una capacità estrema di trasferire nella scrittura un contenuto esperienziale tanto intimo quanto universale. In un percorso interiore e privato che apre alla riconoscibiltà e alla condivisione. Quello di cui si parla è un lutto senza sostituti o simbolizzazioni. Ma la scoperta profonda che accompagna chi legge queste pagine, è che ad essere raccontato è, in ogni parola e in ogni pausa, un amore. Un amore assoluto, infinito, unico ed esclusivo.

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