Giulio Einaudi editore

Una vita con la stella

Una vita con la stella
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In questo circo da teatro della crudeltà che sembra discendere in linea diretta da alcuni racconti di Kafka, Weil proietta la vita dei deportati, trasformati in bestie da soma o in animali da circo, costretti a fare i loro esercizi e camminare sul filo senza rete di protezione.
Giuseppe Dierna

Pubblicato nel 1949, quando la prosa sull'Olocausto tendeva a privilegiare l'aspetto memorialistico e "spontaneo" della narrazione, il romanzo di Weil ci racconta invece, con lucidità ma senza mai rinunciare agli artifici della letteratura, la tragica messa in opera della Soluzione finale nelle retrovie dei campi di sterminio, in una Praga spettrale dove Josef Roubícek, ex impiegato di banca licenziato dopo le leggi razziali, in attesa di essere deportato dialoga a distanza con l'amata Ruzena (anche lei persa chissà dove in quel marasma) e col gatto Tomás, e distrugge il mobilio di casa per non lasciare nulla a chi ha decretato la sua morte. Un romanzo sconvolgente e poetico che mescola l'assurdo e il grottesco di quegli anni con una raffinata scrittura tramata di rimandi ai Salmi. Il capolavoro di Jirí Weil e la grande cronaca di un lato dimenticato dell'Olocausto.

2026
eBook
pp. 352
€ 11,99
ISBN 9788858449776
A cura di
Traduzione di

Il libro

Una vita con la stella è soprattutto il romanzo delle cose che hanno preso il sopravvento sugli umani, mentre uomini e donne diventano numeri nel Circo del Padiglione della Radio, disumano centro di smistamento per convogli che li porteranno alla cittadella militare di Terezín (Theresienstadt) o «verso una terra ignota chiamata Est». E, con lo scorrere delle pagine, ci accorgiamo con stupore che Josef Roubícek, che noi nel romanzo seguivamo in ogni suo passo (dalle stanze della Comunità ebraica a quelle nell’anonima villetta di Stresovice dove i nazisti pianificano la Soluzione finale; dalle case di parenti, amici e conoscenti fino ai rassicuranti vialetti del cimitero in cui lavora), lui, l’apparente protagonista, non è in realtà che un collettore di drammatici incontri, di scene di una nuova degradata vita quotidiana, di frammenti di ordinanze sempre piú restrittive e sempre piú assurde, il nastro magnetico su cui, nel procedere (lento e poi accelerato) del romanzo, vanno a registrarsi i racconti terrificanti e le confessioni che lui ascolta.
dalla postfazione di Giuseppe Dierna

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