Giulio Einaudi editore

Il re bianco

L'esordio di un giovane autore ungherese che riprende le fila di una grande tradizione che da Oliver Twist e Huck Finn, conduce ai ragazzi della via Pál.

2009
Supercoralli
pp. 260
€ 19,00
ISBN 9788806191283
Traduzione di

Il libro

L’improvvisa partenza del padre e la sua prolungata, inspiegabile assenza, rappresentano per il giovane Dzsátá una dolorosa ferita: il vivido resoconto delle sue avventure nella Romania di Ceausescu riesce magicamente a comunicare al lettore la inumanità di un regime totalitario senza trascurare la poesia dell’infanzia.
L’esordio di un giovane autore ungherese che riprende le fila di una grande tradizione che da Oliver Twist e Huck Finn, conduce ai ragazzi della via Pál.

«Pungente ritratto della vita in una società totalitaria, Il re bianco è un romanzo brutale e allo stesso tempo delicato in modo disarmante».

«The New York Times»

Metà degli anni Ottanta in un’imprecisata città romena: tornando a casa da scuola, l’undicenne Dzsátá fa appena in tempo a salutare il padre scienziato che, gli dice, sta partendo per un lavoro urgente fuori città. Starà via una settimana, due al massimo, nel frattempo lui deve dare una mano alla mamma, essere l’uomo della famiglia.
Passano i giorni, le settimane, i mesi: all’inizio arriva qualche cartolina, poi le notizie si diradano, tendono a scomparire del tutto. E un giorno Dzsátá scopre, nel più brutale dei modi, che il padre non sta lavorando in una «stazione di ricerca in riva al mare» ma alla costruzione del Canale Danubio – Mar Nero, uno dei faraonici progetti di Ceausescu, che per realizzarlo utilizzò migliaia di prigionieri politici, molti dei quali morirono.
Dzsátá cerca di alleviare il dolore e la solitudine della madre, un’ebrea dissidente, odiata ed emarginata dalla famiglia che la accusa di essere all’origine delle sciagure del marito. La protegge come può, anche escludendola, sino dove gli è possibile, dalla realtà in cui lui stesso si trova a vivere: che se da un lato è quella di tutti i ragazzini di questo mondo, e dunque fatta di scoperte, giochi, avventure, accese rivalità, dall’altro è però anche lo specchio di un paese che sembra ormai essere privo di qualsiasi legge morale, dominato com’è dalla meschineria, dalla crudeltà, da una violenza politica e privata che ha permeato anche la lingua.
Cosa pensare dell’allenatore che costringe i ragazzi a giocare a pallone nonostante la nube radioattiva di Cernobyl, degli operai che crudelmente deridono Dzsátá dopo avergli fatto credere che il padre lavora lì con loro, del nonno «compagno segretario» che gli regala una vecchia Luger e lo esorta a esercitarsi sui gatti del giardino, dei compagni abbrutiti e violenti, sempre pronti a estrarre il coltello, a massacrare di botte i «nemici»?
Narrato coerentemente dalla prospettiva del ragazzo, Il re bianco è un affresco straordinario della vita in un regime totalitario, un romanzo brutale ma al contempo divertente e pieno di infantile tenerezza.

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