Giulio Einaudi editore

Le fate dell’inverno

Copertina del libro Le fate dell’inverno di Salvatore Mannuzzu
Le fate dell’inverno
Mondadori Store Amazon IBS La Feltrinelli

Qualcosa di inaudito è successo tra Franz e la sua giovane nuora, qualcosa di terribile che ha cambiato per sempre le loro vite.

2004
Supercoralli
pp. 244
€ 17,00
ISBN 9788806166809

Il libro

Ora Franz, rimasto solo nell’antica villa di famiglia, trascorre i suoi giorni in balia dei ricordi e dei rimorsi, ossessionato da un rumore inspiegabile che non sembra (che non è) di questo mondo: un battere e ribattere contro i muri di casa che sempre più gli pare un invito a ricordare ancora, a cercare un senso, a perdonarsi. E mentre l’inverno della vita si avvicina alla fine, lo aspetta il dono di una grazia tanto feroce quanto insperata.

Un rumore inspiegabile ossessiona Franz Quai, giudice in pensione tormentato dai ricordi: sembra il rumore di una palla, di un bambino che giochi per casa, ma com’è possibile? Nella villa di famiglia, dopo i lutti e gli abbandoni, non vive più nessuno, e la solitudine di Franz è scandita soltanto dalle partite a dama con il fratello scapestrato – antichi esercizi di crudeltà reciproca – e dai rosari di rimbrotti e ricordi recitati assieme a Toia, l’anziana domestica. Eppure il rumore c’è, insistente, e se nessuna ipotesi razionale vale a spiegarlo, a poco a poco Franz si convince che non viene dalla casa, ma da altrove, forse dal passato o dall’aldilà di tutto. Forse dal luogo dove adesso sono Nora, la moglie suicida, e Giacomo, l’unico figlio, morto prematuramente; oppure da dentro, dalla memoria, come i frammenti di un passato troppo doloroso o troppo lieto – la piccola Chichi che riempiva i suoi giorni, i vicini di casa e il loro segreto inquietante, la musica di Oum Kalsoum, le parole di Henri Salvador, l’Egitto, Cortina e tutto ciò che è successo con Bia, la giovane nuora: quella felicità scandalosa e perduta.
Ma se di una vita intera non rimangono che rimorsi, e se la morte tante volte sfiorata si fa sempre più vicina, forse non tutto è davvero finito. Nell’ultima mano del gioco c’è ancora una mossa (c’è ancora una grazia) in cui sperare.

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