Giulio Einaudi editore

La polvere sull’erba

Copertina del libro La polvere sull’erba di Alberto Bevilacqua
La polvere sull’erba
Mondadori Store Amazon IBS La Feltrinelli

Il primo romanzo di Alberto Bevilacqua, amato da Sciascia e Pasolini ma destinato, per i suoi contenuti rimossi e scottanti (le vendette incrociate fra ex partigiani ed ex repubblichini), a non vedere la luce in un'Italia tutt'altro che pronta a ripensare se stessa.

2008
Supercoralli
pp. 176
€ 18,50
ISBN 9788806193942

Il libro

La polvere sull’erba è il primo romanzo di Alberto Bevilacqua, scritto nel 1955 ma rimasto inedito fino al 2000, anno in cui viene pubblicato nei Tascabili Einaudi. «Grande artista, il Bevilacqua anno 1955», commenta Giovanni Pacchiano sulle pagine del «Corriere della sera». «Una straordinaria densità, innanzitutto stilistica», gli fa eco Stefano Giovanardi su «L’Espresso». «Un’opera quale da tempo non era dato imbattersi nel panorama della narrativa italiana contemporanea», scrive Ferruccio Parazzoli su «Famiglia cristiana».
Le ragioni per cui il romanzo rimase così a lungo inedito sono complesse. Nel 1955 Sciascia ne lesse il dattiloscritto: ne rimane scosso e turbato, nonché sorpreso che sia opera di un giovane meno che ventenne. Vorrebbe pubblicarlo, ma il clima censorio glielo impedisce. «Il libro, – scrive Sciascia, – porta alla luce scorci di un periodo terribile, molte premonizioni sugli anni che credo ci attendano, in un’Italia intollerante e meschina che, cessata la guerra, finge di ritenere che ogni dramma e conflitto sia finito, e ignora con soddisfazione certe scandalose colpe attentamente occultate da chi ne ha tutto l’interesse… Con l’illusione che sia iniziata l’età dell’oro che, per prosperare, non ha più bisogno di ombre sulle coscienze».
Le vicende del Triangolo Rosso, ossia delle vendette incrociate fra ex partigiani ed ex repubblichini – fino alla babele di ideologie e colori, nonché ai tragici mesi che prolungano una guerra soprattutto civile -, era materia troppo scabrosa per un’Italia «attraversata dal terrore della verità».
Le vicende di Giorgio, partigiano sbandato; di Bianca Ghirardini, angelo e demone insieme, vittima delle sue passioni carnali; di Marco Ridolfi, acrobata della parola, eroe leggendario; di Rosa Balestri, infame torturatrice repubblichina; dei mitici Strioni e gitani; della toccante madre Chimera, e di altri personaggi dalla vena ironica, s’impongono per la loro forza e per la memoria e il presente cui rimandano. E cosí La polvere sull’erba fa conoscere al lettore il segreto viaggio che porta all’Italia di oggi: un viaggio in cui i protagonisti si confondono e si perdono in un deserto dove si continua a «sparare» alle spalle di chi si batte con coerenza.

«Mi addolora che la censura impedisca al tuo La polvere sull’erba di essere pubblicato, ma che posso dirti proprio io? Sono le stesse modalità che ben conosco ogni giorno, atti insensati che temo avranno vita facile ancora per molti anni. Hai raccontato il “Triangolo della morte”, pensa un po’, due anni di guerra civile sui quali è calata la pietra tombale del silenzio come se fossero accaduti nella Città Proibita: non è l’enigma delle cose, ma le cose che ci rendono enigmi. Per dare testimonianza della verità il colpo dei dadi va lanciato, incuranti che il calcolo dei dadi più non torni. Certo, avere un libro dei vent’anni già strozzato… »

Da L’epistolario, anche in versi, con Pier Paolo Pasolini

Altri libri diAlberto Bevilacqua