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Immacolata
«Piú mi fanno male, piú gli voglio bene. Piú non fanno niente per me, piú voglio fare qualcosa per loro. Piú mi cacciano, piú torno».
«Ogni madre è un esilio. E Immacolata scopre che per guadagnarsi la purezza di quell'amore assoluto bisogna andare lontanissimo, fin dove non ci possa piú far male».
Viola Ardone
«Ho pensato: questa madre è un mostro. Due pagine dopo: no, è una santa. Due pagine ancora: no, è una donna terrorizzata. Non ricordo molti romanzi capaci di farmi cambiare cosí tante volte posto: prima figlia, poi giudice, poi madre. E ogni volta, quando credevo di aver capito, il libro mi toglieva quella certezza».
Teresa Ciabatti
«Ho adorato Immacolata per la levità mai leziosa della penna di Maria Ausilia Di Falco, l'acutezza svagata con cui esplora i nodi e i dolori di una famiglia che nella sua bizzarria e nelle sue storture rivela spiragli di un'umanità disarmante. Perché l'ossessione per la pulizia è il tentativo eroico e frustrato di tenere sotto controllo una vita che nelle pagine esplode con un'urgenza commovente. È un esordio che rivela un grande talento in boccio».
Ilaria Gaspari
Il libro
C’è una casa a Carrapipi, in Sicilia, dove si pranza in bagno, si cena per terra su un tappeto, si usa il terrazzo come se fosse un frigorifero e non si usa il letto per dormire. Ci vive Immacolata, una bambina cui è toccato un nome che contiene un destino: rimanere senza macchie, perfetta e incontaminata come la casa. A dettare legge è sua madre, che comanda un impero di stanze blindate e pavimenti in marmo cristallino, mentre suo padre resta a guardare. Un’impronta è disordine, un odore è disordine, vivere lascia traccia e le tracce non sono ammesse. A tutto questo la piccola risponde a modo suo: trasforma i mobili in pianoforti immaginari, tamburella con le dita su ogni superficie, canta, ascolta, gioca a riconoscere i suoni. Una stranezza e un talento per la musica che diventano la sua resistenza alla dittatura del pulito. È un confine labilissimo a separare, in questo romanzo d’esordio, l’affetto dalla crudeltà, la dedizione dalla follia, il dramma dal ridicolo. Maria Ausilia Di Falco inventa una lingua fanciullesca e pungente, quasi una ninnananna che non concede tregua; racconta come si può deformare una realtà mostruosa e renderla sopportabile per sopravvivere al piú feroce degli amori, quello di una madre. Si ride fin dalla prima riga, ci si commuove fino all’ultima pagina.