Giulio Einaudi editore

La rete delle immagini

Predicazione in volgare dalle origini a Bernardino da Siena
Copertina del libro La rete delle immagini di Lina Bolzoni
La rete delle immagini
Predicazione in volgare dalle origini a Bernardino da Siena
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Un affascinante percorso fra arte e letteratura che studia come i predicatori in volgare delle origini comunicavano con il popolo per influenzarlo, per controllarne le passioni, le paure e i piaceri.

2002
Saggi
pp. XXX - 280
€ 22,00
ISBN 9788806150112

Il libro

Guardare e ascoltare. Far immaginare attraverso le figure e le parole per parlare non solo all’occhio del corpo ma anche all’occhio della mente. Ancor prima dell’avvento della stampa, i predicatori in volgare delle origini mostrano di saper bene come comunicare con il popolo e quali strumenti usare per influenzarlo, per controllarne le passioni, le paure e i piaceri. Sanno come fare per imprimere nella memoria di un largo pubblico i modelli di comportamento da seguire e i contenuti di una cultura della penitenza che proietta la vita quotidiana nella dimensione inesorabile dell’eternità e del giudizio divino. Le tecniche per tradurre le parole in immagini e le immagini in parole sono molte e sofisticate, e le prediche si possono leggere come una sorta di archeologia di spettacolo multimediale, dove vengono chiamate in gioco anche le pitture delle chiese e dei palazzi che fanno parte dell’esperienza quotidiana degli ascoltatori. Nei primi anni del Trecento, i dipinti del Trionfo della Morte del Camposanto di Pisa diventano cosí ideale scenario delle parole di ammonimento dei domenicani, e a metà Quattrocento san Bernardino trasformerà i palazzi, le chiese, le strade di Siena in un vero e proprio teatro della memoria della sua predicazione. Ricostruendo questa fitta e affascinante rete di legami e associazioni fra parole e immagini, Lina Bolzoni avverte come tutto ciò rinvii però a qualcosa di ancor piú profondo: a un codice comune – capace sia di contenere conoscenze sia di riattivarle – che agisce sull’intelletto, sulla memoria e sulla nostra stessa volontà. Dice Elias Canetti: «Le immagini sono reti, quel che vi appare è la pesca che rimane». Ciò che rimane al lettore di oggi è una sorta di affresco dell’efficacia della comunicazione colta nel momento originario ma fondativo in cui immagini e parole si inseguivano, potenziandosi a vicenda, prima che comparisse all’orizzonte il sogno di una loro pervasiva riproducibilità.

«Nello stesso tempo Bernardino fa piú volte riferimento alle pitture che i suoi ascoltatori potevano vedere nelle strade, nelle chiese, nei palazzi della loro città. Ogni volta lo fa secondo una strategia precisa: lo sguardo dello spettatore viene guidato in modo da costringerlo a percepire l’immagine secondo l’ottica che Bernardino costruisce. A questo punto l’immagine viene associata con qualcuno dei contenuti della predica, o addirittura con l’intera sua struttura. A fare da mediazione può essere una connotazione emotiva (in genere la sottolineatura di un gesto, associato a un sentimento), oppure un’interpretazione morale, che trasforma l’immagine in un exemplum, oppure ancora una complessa lettura allegorica. Con strumenti diversi Bernardino si propone un solo scopo: di guidare la ricezione delle immagini e insieme di condizionarla anche in futuro, di creare una specie di automatismo nella risposta dell’osservatore. In questo modo la predica potrà durare e operare ben al di là del tempo effimero della predicazione: i percorsi cittadini, le pitture che ne segnano i luoghi piú significativi, si trasformeranno infatti in un teatro della memoria degli insegnamenti che Bernardino ha trasmesso».

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