Giulio Einaudi editore

Incontri con la Sfinge

Nuove lezioni di enigmistica
Copertina del libro Incontri con la Sfinge di Stefano Bartezzaghi
Incontri con la Sfinge
Nuove lezioni di enigmistica
Mondadori Store Amazon IBS La Feltrinelli

«Possono andar d'accordo la passione per l'enigma e la virtú della chiarezza? Le lezioni bolognesi di Bartezzaghi dimostrano di sí».

Umberto Eco

2004
Saggi
pp. X - 246
€ 18,00
ISBN 9788806167769

Il libro

Il linguaggio è come il volto della Sfinge: in una sola figura un mondo di significati. E nell’incontro con la Sfinge, che si ripete nel tempo, l’alto e basso, il serio e il giocoso, l’enigmatico e l’enigmistico finiscono per parlarsi e, a volte, per scambiarsi di posto. Dalla sacralità originaria agli esiti testuali odierni, ad essere raccontata è un’affascinante storia di magie che si trasformano in gioco, o meglio in giochi. Tutti i nostri giochi enigmistici hanno infatti una nobile origine legata ai tempi in cui regnava la sapienza dei miti, e oggi, anche se in buona parte svuotati dagli arcani misteri che custodivano, ancora funzionano come memoria di quegli antichi marchingegni. Come orologi caricati secoli fa che per qualche mistero meccanico ticchettino ancora, producendo persino sporadici rintocchi. In una traversata tra i maggiori giochi, dal piú antico, l’enigma, al piú recente, il cruciverba, accompagnati da un enigmista che le parole fa parlare e fa giocare, si scopre come nascono e come funzionano il palindromo, il rebus, l’anagramma, la sciarada. Arriviamo facilmente a capire come dagli arcani divinatori del famoso Verso del diavolo (una frase che può essere indifferentemente letta da destra e da sinistra), si possa passare all’arguzia manipolatoria e al divertimento degli anagrammi moderni. Con l’autore passiamo dalla definizione perfetta: Marco Antonio=antico romano, agli anagrammi piú comici: Roberto Benigni=integro birbone, oppure Silvio Berlusconi=il rebus con il viso. Con l’aiuto di Aristotele ed Eraclito, di Carroll e Lacan, Stefano Bartezzaghi in questo libro, che riprende il testo delle sue «Lezioni Magistrali» alla Scuola Superiore di Studi Umanistici di Bologna, presieduta da Umberto Eco, percorre le strade delle fantasiose astuzie del linguaggio, nella convinzione che la lingua è uno strumento per dire ma anche per non dire, per spiegare ma anche per ingannare, per convincere ma anche per giocare.

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