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26 marzo 2026
Franco Moretti
Napoli - L'autore presenta Bandiera nera alle ore 15:30 presso l'Università di Napoli Federico II DSU, nell'Aula Alberto Varvaro (Via Porta di Massa, 1). In dialogo con Gennaro Carillo e Sonia Massai.
Bandiera nera
Ai tempi di Shakespeare, sul tetto del Globe Theatre sorgeva una torretta con sopra un'asta. Quando si dava una commedia, vi veniva issata una bandiera bianca; un dramma storico, bandiera rossa; una tragedia, bandiera nera.
Il libro
La tragedia è, per Franco Moretti, il dispositivo con cui l’Occidente ha dato forma al conflitto piú intimo e distruttivo: la guerra fra simili, quella che divide famiglie, città, Stati e coscienze. Non solo. La tragedia rappresenta anche un intreccio etico-estetico fra i piú complessi e vertiginosi: mettere in scena il massimo orrore umano – il dare la morte – usando «parole tra le piú belle mai scritte». Il saggio segue le trasformazioni della forma tragica – dalla vendetta arcaica alla riflessione politica, dal tiranno barocco all’ideologo rivoluzionario – mostrando come essa sia sempre tornata a interrogare la violenza interna alla civiltà, il rapporto fra legge e sangue, parola e potere, destino e libertà.
«Nella misura in cui le tragedie che effettivamente esistono (e non quelle che dovrebbero esistere) ci dicono qualcosa sul corso della storia, a me pare sia questo: che le crisi radicali e gli scontri a morte che costellano la storia umana hanno esiti diversissimi e imprevedibili. Dal conflitto tragico può risultare un inasprimento del potere esistente, il suo crollo, la sua celebrazione, un compromesso di qualche tipo, e persino, di rado, una grande trasformazione. La densità delle odi di Eschilo, e la nettezza della sticomitia di Sofocle; lo squilibrio di Shakespeare, e la simmetria di Racine; la luminosità di Calderón, e il disorientamento di Büchner; tanta difformità morfologica è il segno dell’intrinseca mancanza di direzione dei conflitti rappresentati dalla tragedia. Sul destino del divenire storico, essa non prende partito. Mostra l’odio e la sofferenza e la lotta e la distruzione: dove portino – “che passino nella barbarie o in una struttura nuova”, per dare l’ultima parola a Hölderlin – viene deciso volta per volta. E, si direbbe, senza una logica particolare».