Giulio Einaudi editore

I verbali del Mercoledì

Riunioni editoriali Einaudi 1943-1952
I verbali del Mercoledì
Riunioni editoriali Einaudi 1943-1952
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Giulio Einaudi, Felice Balbo, Norberto Bobbio, Giulio Bollati, Paolo Boringhieri, Italo Calvino, Delio Cantimori, Luciano Foà, Ludovico Geymonat, Natalia Ginzburg, Antonio Giolitti, Massimo Mila, Carlo Muscetta, Cesare Pavese, Renato Solmi, Franco Venturi, Elio Vittorini...

2011
Fuori collana
pp. LXVIII - 536
€ 40,00
ISBN 9788806199999
A cura di
Prefazione a cura di

Il libro

Quando ormai anche le stagioni sembrano aver perso la loro naturale cadenza, a ritmare il passaggio del tempo, sopravvivono, implacabili e a regolari intervalli, le polemiche sulla casa editrice Einaudi. L’occasione può variare. Si tratti di Delio Cantimori consulente della casa editrice; dell’iniziale rifiuto di Se questo è un uomo di Primo Levi; di Renato Poggioli collaboratore non difeso dagli attacchi di parte comunista; di Pavese e del suo Taccuino; della soggezione nei riguardi del Pci; dei modi con cui venne acquisita alla sinistra una egemonia sulla cultura italiana; fin della personalità e «megalomania» di Giulio Einaudi: quello che in ogni caso si può dire è che ciò che l’Einaudi fu, continua ad essere un tarlo di cui uomini e organismi culturali, spesso di minor rilievo, non riescono a liberarsi. La domanda sottintesa è sempre la stessa: perché? e, come? La pubblicazione di questi verbali, curati con attenzione e competenza da Tommaso Munari, non potrà dare una risposta esauriente, ma vuole almeno essere un invito alla riflessione su quel «metodo Einaudi» che le riunioni del mercoledì contribuirono non poco, da un certo momento in poi, a caratterizzare. Come al solito, i documenti si propongono di far luce sui fatti e di disintossicare l’atmosfera; come sempre, i documenti vengono incontro solo in parte, e a volte in parte ridotta, alle discordanti aspettative in essi riposte.

(Dalla prefazione di Luisa Mangoni)

***

«Questi verbali escono a ridosso del centenario di Giulio Einaudi, nato il 2 gennaio del 1912. Non sono un monumento, ma la documentazione talvolta impervia, comunque sempre affascinante di un grande lavoro collettivo che aveva per copo libri e cultura. In altri termini civiltà: quella civiltà che cominciava dall’eleganza delle copertine. Sarebbe bello portare questi Verbali a Dogliani, dove l’editore è sepolto sotto una lapide su cui sta scritto soltanto “Giulio”».

Paolo Mauri, «la Repubblica»