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Il Molière di Cesare Garboli
Nel corso di un sortilegio quasi quarantennale, Cesare Garboli seppe e intuí di Molière cose che nessun critico prima di lui aveva osato sognare. Dall'inatteso colpo di fulmine per Tartuffe, negli anni Sessanta del Novecento, fino a pochi giorni prima di morire il legame che si instaurò tra Garboli e il grande capocomico seicentesco non venne mai meno, dando origine a decine di saggi e ad alcune delle versioni piú insolite e ispirate che sia dato di leggere e, soprattutto, di vedere sulla scena. Perché questo fu lo scopo - raggiunto - a cui Garboli dedicò il suo grande talento, anche schiettamente registico: salvare Molière dall'oblio in cui era caduto nei teatri italiani e rivelarne l'insospettata attualità. Perché Molière ci riguarda. Oggi piú che mai.
Il libro
Questo volume raccoglie tutte e dodici le versioni molieriane completate da Garboli – comprese le inedite I seccatori, George Dandin e Il medico per forza – oltre, in appendice, all’incompiuta traduzione di Monsieur de Pourceaugnac, alla quale lo studioso lavorò fino all’ultimo. Accompagnano i testi alcuni tra i piú acuti e avvincenti saggi di Garboli e li illustrano le fotografie di scena di Tommaso Le Pera, a riprova che il grande teatro ha incontrato di nuovo, e in modo stabile, la risata irrefrenabile ma poco tranquillizzante di Molière. In una sua nota di scena a Tartufo, Carlo Cecchi, che a saldo di un vecchio debito d’amicizia ha qui firmato la sua ultima curatela, scrisse: «Spesso mi domandano perché ritorno cosí volentieri a Molière. Come Shakespeare, Molière ha scritto per gli attori, e io sono un attore che lavora con altri attori… Ma tutto rimarrebbe lettera morta se, nel tempo, non nascessero grandi attori e grandi traduttori. Per nostra fortuna, e mia in particolare, è successo che il genio di un grande critico affondasse le sue radici in una vocazione teatrale fortissima; che una lettura critica di straordinaria intelligenza e originalità fosse accompagnata dal talento mimetico di un grande attore: cosí abbiamo le traduzioni di Cesare Garboli». La fortuna, possiamo aggiungere, è adesso di noi lettori.