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I canti di Maldoror
Testo francese a fronte
I Canti di Maldoror del sedicente conte di Lautréamont - nato col nome di Isidore Ducasse a Montevideo nel 1846 da genitori francesi, e morto a soli 24 anni a Parigi in circostanze misteriose, come fu la sua vita - sono un grande poema dell'inconscio, pieno di ferocia, idee morbose e deliri, un vorticoso racconto demoniaco, smodato e ironico, in cui si susseguono sanguinose atrocità, sadiche efferatezze e crudeli trasgressioni delle norme sociali dell'epoca. Una delle imprese letterarie piú radicali dell'Ottocento. Blasfemi, erotici, a tratti grotteschi, questi Canti allucinati catturarono l'immaginazione di diversi artisti e scrittori: Modigliani, Verlaine, Gide, Breton... E non sorprende che i primi ad apprezzare questo libro eccessivo e sconvolgente furono proprio i surrealisti. Come disse il loro capofila: «Tutti i pensieri e le azioni piú audaci che si compiranno nei secoli, hanno trovato qui una formulazione preliminare nella loro legge magica». Con questa raffinata versione del poema, singolarissima e allo stesso tempo intimamente fedele, Luca Salvatore ha vinto il Premio «Città di Monselice» per la traduzione letteraria.
Il libro
La lettura di Maldoror è una vertigine. Questa vertigine sembra l’effetto di un’accelerazione del movimento tale che l’ambiente di fuoco, al centro del quale ci si trova, dà l’impressione di un vuoto fiammeggiante o di una inerte, oscura pienezza. A volte ci si vede in seno a una coscienza sarcastica estremamente attiva e che non è in alcun modo possibile cogliere in fallo. A volte questa prontezza onnipresente, questo turbinio di singoli bagliori, questa tempesta gravida di senso, non dà piú del tutto l’idea di uno spirito, ma di un istinto greve, cieco, di una cosa compatta, di quella tenace pesantezza propria dei corpi in decomposizione e delle sostanze colte dalla morte. Queste due impressioni si sovrappongono, agiscono necessariamente insieme. Fanno del lettore un’ebbrezza che corre verso la sua caduta e un’inerzia pronta a impantanarsi. Come potrebbe avere, in queste condizioni, desiderio e modo di riprendere il proprio equilibrio per vedere dove sta cadendo? Procede e sprofonda. È questo il suo commento.
Dalla prefazione di Maurice Blanchot