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Giuliano Della Casa 1942-2026
di Mauro Bersani
Giuliano Della Casa è stato uno degli artisti più legati all’Einaudi negli ultimi decenni. A partire da una copertina diventata famosissima, quella della Chimera di Sebastiano Vassalli (1990), per poi passare ad altre copertine e approdare alle tavole di tre «Millenni»: La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene dell’Artusi, le Lettere di Verdi e, forse il suo capolavoro, il Gargantua e Pantagruel di Rabelais. Gli acquarelli originali dipinti per l’Artusi, debitamente incorniciati, hanno campeggiato e tuttora campeggiano nelle sale e nei corridoi della casa editrice. D’altra parte, non era casuale la convergenza della sua arte e del tema del cibo, perché Giuliano era un modenese sanguigno, di forti appetiti, buona forchetta ma anche bravissimo cuoco, e gran bevitore. La giovialità e la simpatia dell’uomo facevano quasi dimenticare il suo spessore intellettuale. E invece aveva attraversato la stagione delle avanguardie degli anni Sessanta e Settanta (dove aveva conosciuto Vassalli, Sanguineti, Adriano Spatola, Giulia Niccolai), con tutta la carica innovativa e anticonvenzionale di quelle esperienze ma anche con il loro peso programmatico e ideologico. Di questo peso aveva poi saputo liberarsi trovando tutta la straordinaria leggerezza del suo gesto artistico (in particolare nell’acquarello e nella ceramica), ma conservando l’attitudine alla riflessione su parola e immagine, su letteratura e arte, che l’avrebbe portato a un’importante serie di libri a quattro mani col poeta nordamericano Paul Vangelisti.
Di lui hanno scritto grandi critici come Gombrich e scrittori come Belpoliti. Ha esposto le sue opere in tante gallerie e musei italiani, ma anche a Parigi, negli Stati Uniti, in Canada e in Australia. La sua Modena gli ha dedicato periodicamente mostre importanti. Alla sua città era legatissimo: gli piaceva mostrare agli amici i suoi luoghi del cuore, apriva loro le porte del suo studio e della sua cucina. Forse l’amicizia per lui era una forma d’arte da coltivare con dedizione e passione. Un’altra forma d’arte che gli riusciva con naturalezza. L’Einaudi e gli einaudiani, da Cerati e Vittorio Bo fino ai più recenti, hanno potuto goderne. È stato un privilegio.