Wu Ming

«Altai»


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Con Q esordiva, nel 2000, il collettivo Luther Blissett, oggi Wu Ming. Un esordio di grande successo, in Italia come all'estero. A distanza di quasi dieci anni il collettivo torna alle sue origini con un nuovo romanzo, Altai, che di Q riprende le ambientazioni e alcuni dei personaggi. E tra battaglie epocali - Nicosia, Famagosta e lo scontro finale di Lepanto -, intrighi e scontri di civiltà Wu Ming firma un romanzo avvincente che presenta tutti gli ingredienti che hanno reso Q un successo internazionale.

Così Wu Ming 4 ha parlato del nuovo romanzo: «Altai per noi è stata l'occasione per tornare sul "luogo del delitto", al nostro romanzo d'esordio che è anche il nostro più noto, con molte traduzioni all'estero. La scelta è stata determinata da tanti fattori, sommovimenti interni al collettivo e il senso di un ciclo che si stava compiendo. Avevamo bisogno di raccontare lo sforzo di cambiare il mondo, al centro di Q, in chiave più problematica e con un protagonista diverso, non più lo straniero senza nome. Ma abbiamo scelto ancora un io narrante, un protagonista che incontra alcuni dei personaggi che hanno popolato le pagine di Q, quindici anni dopo il suo epilogo. Tra loro anche il protagonista di Q, ormai settantenne e con una diversa consapevolezza. Ma Altai non è semplicemente un sequel di Q, è un romanzo diverso, diverso il ritmo e la percezione del mondo dei personaggi. Il teatro però è lo stesso di Q, il Mediterraneo orientale. Siamo ancora nell'impero ottomano, un mondo complesso che ci ha riservato molte sorprese».

Nella seconda metà di novembre i Wu Ming intraprenderanno un tour di presentazioni del loro nuovo romanzo che durerà fino a giugno del 2010. Il calendario delle presentazioni è pubblicato sul sito del collettivo, dove sono disponibili anche alcuni file audio che raccolgono le dichiarazioni del collettivo a proposito di Altai.


Adriano Prosperi ha recensito Altai sulle pagine di Repubblica. Così ha parlato del libro: «Il nuovo romanzo dell'autore collettivo che si è dato il nome di Wu Ming riannoda coi suoi lettori i fili del rapporto iniziato dieci anni fa con Q. Ritroviamo il mondo degli eretici del Cinquecento italiano in quel Tiziano che (forse) sfuggì anche alla potente Inquisizione romana. Come l'invecchiato D'Artagnan di Vent'anni dopo, anche lui continua qui la sua battaglia: e promette di portarci ancora più lontano della Costantinopoli dove lo incontriamo. [...]
I protagonisti di Altai si spostano continuamente in un Mediterraneo più complicato e più crudele di quello che Fernand Braudel provò a raccontare in un libro un tempo celebre. Quei calendari diversi che ritmano i capitoli del romanzo, quelle lingue franche dei dialoghi - l'italiano e lo spagnolo, il veneziano, il turco, il "giudesmo" - sono un buon reagente per il vizio dell'etnocentrismo. C'è voluta una paziente ricerca per rendere gli autori capaci di immaginare e raccontare la prodigiosa ricchezza di differenze di quel mondo mediterraneo. Ma c'è voluta la violenza religiosa e razziale dei nostri tempi per portarli ad affrontare coi loro mezzi una questione chiave di quel mondo e del nostro: gli ebrei, la loro identità in un mondo diviso tra cristiani e mussulmani. [...]
Il punto d'arrivo della storia e del romanzo è la battaglia di Lepanto. Da lì il paesaggio cambia, l'eretico sopravvissuto partirà verso le lontane prospettive orientali suggerite dal titolo, mentre in Europa le bandiere mussulmane adorneranno le chiese accanto agli abitelli degli eretici e dei marrani penitenziati. Storie lontane. Ma ancora oggi qualcosa di quella storia rallenta l'ingresso della Turchia nell'Unione Europea».

E sull'Unità del 17 novembre è stata pubblicata un'anticipazione tratta da Altai, una parte del primo capitolo. [leggi]

 
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