Wu Ming 2 e Antar Mohamed

«Timira»


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È la primavera del 2003 quando, nel parco di una clinica per malattie mentali, Wu Ming 2 sente parlare per la prima volta di Isabella Marincola. A pronunciare questo nome è l’educatore che assiste un uomo ricoverato nella clinica, lo stesso che Wu Ming 2 va spesso a trovare. L’educatore che assiste il suo amico si chiama Antar Mohamed, è un nome arabo, ma lui è somalo, nato e cresciuto a Mogadiscio sotto il regime di Siad Barre. Quando incontra Wu Ming 2 è in Italia da vent'anni, e da poco più di dieci è riuscito a riportarci anche sua madre: Isabella.
Quel giorno, nel parco, ha con sé una cartellina rossa: dentro ci sono tre documenti: una fotocopia di due articoli tratti da «Il Sofà, periodico di immigrazione in Emilia Romagna», uno si chiama «Un italiano nero», l’altro «La negretta del cinema italiano». C’è poi una relazione sull’attività del «tenente nero Mercurio», Giorgio Marincola, e un volantino che dice: «Nell’anniversario della liberazione dal nazifascismo, mentre siamo qui per protestare contro il Lager etnico di via Mattei, vogliamo ricordare Giorgio Marincola attraverso la testimonianza di sua sorella (una signora ultrasettantenne che abita a Bologna)…».
Sedici fogli A4, di cui quindici e mezzo raccontano la storia di Giorgio, partigiano con la pelle nera. «Come in un depistaggio studiato ad arte», scrive Wu Ming 2. Perché tutto, lì dentro, fa pensare che l’unica storia che meriti di essere raccontata sia quella di Giorgio e della sua militanza nella Resistenza italiana, e che Isabella sia solo una comparsa. Lei stessa, da quando Giorgio muore, non fa altro che battersi perché la sua vicenda non sia dimenticata.
Wu Ming 2 porta a casa quelle carte, le studia: sa che si trova davanti a una storia importante, ma non capisce cosa c’entri lui, «cosa voglia quella storia da lui».

Passano cinque anni, è il 2008. Carlo Costa e Lorenzo Teodonio pubblicano il libro Razza Partigiana. Storia di Giorgio Marincola. «Antar me lo ha portato a casa pochi giorni prima che uscisse, alla fine di aprile del 2008. Leggendolo ho capito finalmente che cosa volesse da me quella storia, incontrata cinque anni prima sotto un cedro del Libano, nel parco di una clinica per malattie mentali».
Nel momento in cui la storia di Giorgio Marincola è stata finalmente raccontata, diventa possibile guardare oltre. Ci riesce Wu Ming 2, che dopo cinque anni capisce cosa c’era per lui nella cartellina rossa, ci riesce Isabella, che ora può ricordare, raccontare oltre quella che era ormai una specie di scudo, la storia che tutti volevano sentire. Può permettersi di raccontare la sua, di storia, «più lunga, più marginale e altrettanto avventurosa. Proprio perché donna, meticcia, nera – e nel ’91/’92 pure profuga e “vecchia” – Isabella ha combattuto una resistenza non meno dura di quella con la R maiuscola».

«Adesso tu mi dici cosa vuoi fare di me».
Le prime volte ti ho rimbalzato la domanda: «E tu? Che vuoi fare di me?» Ma mi sono accorto presto che non me la potevo cavare con cosí poco, tu non t’accontentavi, la domanda ritornava, saltava fuori come una muffa da sotto la buccia dei nostri mercoledí.
Nella registrazione di quel pomeriggio, infatti, provo a risponderti in modo piú articolato.
«Senti, io mica sono uno scultore, che ti faccio un mezzobusto o una figura intera, che ti trasformo in una naiade o in Afrodite. Tu racconti, il registratore registra e vedrai che qualcosa ci verrà in mente. Io di mestiere faccio il cantastorie e il bello di una storia è che la si può raccontare anche in due, senza ruoli precisi, mentre se tu posi per un pittore, lui è l’artista e tu sei la modella, e anche se il dipinto rappresenta il tuo corpo, siamo abituati a vederci il lavoro del pittore, mentre il tuo non lo riconosciamo nemmeno. Quindi non devi domandarmi: “Cosa vuoi fare di me?” ma piuttosto: “Cosa vogliamo fare della nostra amicizia?” E io allora potrei risponderti: facciamoci un romanzo. Un romanzo che abbia per protagonista “Isabella Marincola”. Cioè, non proprio tu in carne e ossa, è chiaro, ma una specie di ritratto, diciamo un collage dove alcuni pezzi sono presi dalle tue fotografie, e altri invece sono disegnati o dipinti in stili diversi: carboncino, caricatura, puntinismo».
Sotto la superficie liscia del silenzio che segue, mi è parso di rivedere il tuo broncio, le labbra arricciate, la fronte pensosa. Come per dire: non mi hai convinto.

Eppure, poi, è proprio così che è andata: un romanzo scritto insieme, una che dice «io», l’altro che dice «tu». Uno sbobina, l’altro corregge, uno ricerca, l’altro ricorda, uno inventa, l’altro contesta, uno legge, l’altro interrompe, uno scrive, l’altro riscrive. E poi ci si scambiano libri, film, articoli di giornale, si discutere di politica, piedi gonfi, musica sinfonica ed eutanasia.
Per due anni. Finché, il 31 marzo del 2010, Isabella muore.
Ed è Antar, allora, che prende parte alla scrittura.

Timira è un romanzo scritto a sei mani, che ci parla con infinite voci. Dentro ci sono memorie tramandate e altre ricostruite, c’è la Storia grande del nostro Paese, le vite piccolissime e incredibili delle persone. C’è Isabella che nasce a Mogadiscio e che nasce di nuovo, in Italia, quando suo padre decide di battezzare lei e il fratello e di portarli a Roma. C’è Isabella bambina che chiama madre la donna sbagliata, e che crede che il colore della sua pelle dipenda dall’aver preso molto sole a Mogadiscio. C’è Isabella ragazza che scopre di piacersi e di piacere, il suo lavoro da modella e poi da attrice. C’è un uomo italiano, poi ce ne sono tanti. E poi, di nuovo in Somalia, c’è Isabella che nasce un’altra volta, la terza, ed è lei che si battezza Timira.

Il legame dell'Italia con l’Africa è fatto di molte diverse materie, dentro c’è il dolore, la vergogna, l’orgoglio, l’amore. Timira racconta tutto questo, e lo fa mettendo insieme memorie, documenti, invenzione. Il risultato è un punto di vista personalissimo su sett’antanni di storia italiana, «una storia vera - scrivono gli autori - comprese le parti che non lo sono».

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Timira fa parte di un Progetto Transmediale Multiautore (ovvero voci diverse che con mezzi diversi raccontano parti distinte e autonome di uno stesso universo narrativo).

Insieme a questo romanzo ne fanno parte anche:

- Lo spettacolo Razza Partigiana.

- Il libretto + CD audio dello spettacolo, pubblicato da Transeuropa con il titolo Basta uno sparo. Storia di un partigiano italo somalo nella resistenza italiana.

- Il saggio storico Razza Partigiana, scritto da Carlo Costa e Lorenzo Teodonio intorno alla figura di Giorgio Marincola, e pubblicato da Iacobelli nel maggio 2008.

- Il sito www.razzapartigiana.it che si sforza di tenere insieme le varie articolazioni del progetto.

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Su Giap, Wu Ming 2 due ci regala tre preludi a Timira: 1 - 2 - 3

Su Pinterest, raccontiamo Timira per immagini insieme a Wu Ming 2.

Tutti gli appuntamentilegati a Timira (calendario in continuo aggiornamento).

Il libro


Timira - copertina

Wu Ming 2


Antar Mohamed


Timira


2012
Stile libero Big
pp. 536
€ 20,00
ISBN 9788806205928

«Siamo tutti profughi, senza fissa dimora nell'intrico del mondo. Respinti alla frontiera da un esercito di parole, cerchiamo una storia dove avere rifugio».

Wu Ming 2, Antar Mohamed, Timira

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Dai primordi del fascismo alla fine della Guerra Fredda, settant'anni di storia visti con gli occhi di un'italiana dalla pelle scura.

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