Vittorio Bongiorno

«Il Duka in Sicilia»


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Una cosa era evidente: nessuno, tra gli abitanti di Jato, giovane o vecchio, sapeva chi fosse il Duka. Qualcuno aveva sentito dire che sarebbe arrivato, e che con il suo arrivo le cose si sarebbero messe a posto da sole per padre Rocché e per tutto il paese.
Dice che il Duka, quello vero, nato Edward Kennedy Ellington il 29 aprile 1899 a Washington, e conosciuto in tutto il mondo come Duke, alla fine del concerto al festival Palermo Pop 70 che si sarebbe svolto di lí a una settimana, prima di salire sull’aereo per Milano per l’altro concerto italiano, sarebbe passato da Jato per un saluto. Una cosa veloce, da perderci al massimo una mezz’ora. Anche solo un gesto, un sorriso dal palco, magari sfiorando il pianoforte, improvvisando una scala, dando l’attacco ai ragazzi della banda che avrebbe suonato un medley delle sue canzoni immortali, imparandole in pochi giorni. Neanche i ragazzi avevano mai sentito parlare di lui, né della sua musica, e al massimo avevano suonato qualche marcia funebre o, nel migliore dei casi, qualche tarantella. Ragazzi che, in poco tempo, avrebbero dovuto rivoluzionare il loro modo di tenere lo strumento, e non solo. Il Duka sarebbe arrivato, e tutto si sarebbe risolto.
Dice che Duke Ellington era un uomo bellissimo ed elegantissimo, e che il 17 luglio 1970, a Jato, a una trentina di chilometri da Palermo, tutti lo avevano aspettato. Compreso san Calogero in persona.

Vittorio Bongiorno, Il Duka in Sicilia

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... un ottimo libro. Costruito su un'idea originale, dal sapore globale, più chiaramente poco italiana (ed è un complimento) [...]. Tante piccole voci che alla fine, come in una jam session, portano all' orecchio del lettore una melodia straniante ma avvincente.

Massimo Vincenzi - la Repubblica

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Una voce ironica e colorata capace di toccare le corde di tutti i sentimenti, ma sempre a distanza di sicurezza dalla facile nostalgia e dai sicilianismi di maniera.

Giampiero Cinque – Il Giornale di Sicilia

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Nel 2003 Vittorio Bongiorno ha trent’anni, due romanzi all’attivo e un cortometraggio vincitore del premio Spazio Torino al 14° TFF. Quell’anno partecipa al Premio Sacher con il soggetto per un lungometraggio intitolato Il Duka in Sicilia. E lo vince. Qualche tempo dopo il soggetto - una decina di pagine - diventa un racconto pubblicato su Alias.
Ma quell’idea, quei personaggi, hanno un’energia narrativa difficile da esaurire: chiedono attenzione, parole, esigono un nuovo spazio di esistenza. Ed è da questa urgenza che nasce il romanzo Il Duka in Sicilia: perché se la storia di questo libro è curiosa e per nulla scontata, la storia che questo libro racconta è di quelle che tengono in ostaggio l’immaginazione.

È l’estate del 1970 e a Jato, piccolo paese alle porte di Palermo abitato solo da vecchi con l’espressione desolata, ricompare dopo anni Rosario Scotti - anzi, Roy Scott, un tempo innamorato ferito (letteralmente), oggi avventuroso musicista giramondo. Intanto, mentre Palermo si prepara al grandioso festival Pop 70 – una sorta di Woodstock italiana che sta per riunire nel Parco della Favorita i più grandi nomi della musica internazionale – anche Jato, nel suo piccolo, si dà da fare: magari non proprio un festival, diciamo più un festino, in onore del «santo negro» San Calò.
Ma padre Rocché, parroco del paese, quasi quasi non ci dorme la notte: i soldi non ci sono, e le celebrazioni rischiano il fallimento. Per fortuna da qualche tempo Jato ha accolto un forestiero proveniente da Milano, Ottavio Miranda, sedicente impresario discografico con un asso nella manica: approfittando del grande evento palermitano, porterà in paese nientemeno che il «mito» Duke Ellington.
Mentre Rosario mette in piedi una jazz-band scalcinata, tra amori nuovi, vecchi rancori, truffe e inseguimenti, il paese intero aspetta l’arrivo del dio del jazz. Che forse non farà miracoli, ma trasformerà la festa in leggenda.

Eppure in questo libro trascinante e giocoso, lontano dagli stereotipi e dal folklore, si nasconde ancora tra le righe quel «film che tutti volevano fare e nessuno ha mai fatto». E non solo perché la scrittura di Bongiorno è fatta di immagini e dettagli di grande potenza visiva, ma perché questo è un libro che ha un suono. Quello di una scrittura che del siciliano assume la cadenza senza mai diventare stucchevole, e quello - continuamente evocato – della musica di un decennio cha ci ha fatto sognare in grande. Una vera e propria colonna sonora che accompagna i movimenti del libro e ne ricostruisce le atmosfere: da Caterina Caselli ai Led Zeppelin, da Celentano ai Velvet Underground. E poi, naturalmente, il jazz: se è vero che il Duka-in-carne-e-ossa nel romanzo di Bongiorno è più che altro un’assenza, un nome da pronunciare per dare consistenza all’attesa, la sua musica c’è, eccome. Take the A Train, In a Sentimental Mood, Lotus Blossom, Sophisticated Lady… Sono solo alcuni dei successi che vi ritroverete a canticchiare appena chiuso il libro.
Ma se per caso anche voi, come gli abitanti di Jato, doveste domandarvi «ma chi è ’stu Duka?», non vi resta che far partire la playlist che abbiamo preparato per voi…

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A proposito di cinema…Il grande doppiatore Franco Agostini legge un frammento da Il Duka in Sicilia.

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Photo Credits: Dontworry, Wikipedia

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Il libro


Il Duka in Sicilia - copertina

Vittorio Bongiorno


Il Duka in Sicilia


2011
Stile libero Big
pp. 220
€ 17,00
ISBN 9788806203405

È l'estate caldissima del 1970.
In un dimenticato paesino della Sicilia tutti organizzano la festa per il santo patrono. E aspettano ansiosi l'arrivo di Duke Ellington. Si dice che suonerà il piano in onore del santo «negro». Che cambierà le sorti del paese, e le vite di tutti. Che trasformerà la festa in leggenda.

Un romanzo corale e giocoso, dal ritmo trascinante.
La scoperta di un moderno cantastorie.

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