Qualche tempo dopo che lui aveva detto la parola «pausa », impazzii e finii in ospedale. Non aveva detto «Non voglio vederti mai piú» oppure «È finita» ma dopo trent’anni di matrimonio pausa bastò a trasformarmi in una matta i cui pensieri si scontravano esplodendo e rimbalzando come popcorn nel microonde. Feci questa penosa riflessione standomene distesa su un letto della South Unit, talmente appesantita dall’Haldol che l’idea di muovermi mi faceva orrore. Le cantilenanti voci cattive sembravano attutite, ma non erano scomparse, e quando chiudevo gli occhi vedevo personaggi dei cartoni animati che sfrecciavano tra colline rosa e scomparivano in foreste azzurre. Alla fine, il dottor P. mi diagnosticò un disturbo psicotico breve, noto anche come psicosi reattiva breve, il che significa che sei andata davvero fuori di testa, ma non per molto. Se dura piú di un mese, ti devono mettere un’altra etichetta. A quanto pare, alla base di questo particolare squilibrio c’è sempre un fattore scatenante o, in gergo psichiatrico, uno «stressore». Nel mio caso era Boris, o meglio il fatto che Boris non ci fosse, che Boris fosse in pausa. Mi tennero sotto chiave per una settimana e mezza, poi mi lasciarono uscire. Ero già paziente esterna da qualche tempo quando trovai la dottoressa S., con la sua voce bassa e melodiosa, i sorrisi tirati e un buon orecchio per la poesia. Mi rimise in piedi, anzi, continua a tenermi in piedi.
Siri Hustvedt, L’estate senza uomini
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Mia Fredricksen è una poetessa cinquantacinquenne, come le hanno fatto spesso notare è «bella e intelligente», ed è sposata tra trent’anni con Boris, un neuroscienziato affascinante e di successo. Che un giorno, all’improvviso, le chiede «una pausa». La storia – lo sa Mia, lo sa Siri Hustvedt – è sempre quella, e si ripete uguale, ad nauseam, da quando esiste il matrimonio e forse anche da prima: la «pausa» di Boris è francese, ha i capelli lucidi, un seno che si nota e, soprattutto, è giovane. Vent’anni più giovane di Mia. Il problema è che se anche conosci la trama, se anche hai un cervello che funziona e una certa esperienza di come va il mondo (e gli uomini), quando succede a te è tutta un’altra storia. E per Mia quest’altra storia si traduce in un ricovero e in una diagnosi di «psicosi reattiva breve», o, in altre parole, in uno spettacolare crollo nervoso.
Uscita dall’ospedale, incapace di resistere da sola nella casa un tempo condivisa con Boris, Mia decide di affrontare i mesi di convalescenza in Minnesota, nel luogo in cui è cresciuta e dove ancora vive sua madre, che si è felicemente trasferita in un residence per anziani. In un piccolo appartamento in affitto, comincia per Mia un'estate-limbo in cui rimettersi insieme e trovare un modo per ricominciare, o semplicemente andare avanti.
L’estate senza uomini segna in qualche modo una discontinuità nel percorso letterario di Siri Hustvedt: in primo luogo perché è, a tutti gli effetti, una commedia. Divertente, ironica, persino caustica, vicina ai sofisticati remarriage movies degli anni Trenta e Quaranta, pieni di dialoghi serratissimi e battute folgoranti.
«Mia sa che la storia di una crisi di mezza età è ordinaria, perché succede tutti i giorni, - ha detto la scrittrice in un’intervista per il venerdì, - ma il modo in cui decide di raccontare la storia della rottura del suo matrimonio è una difesa contro la disintegrazione. Il suo senso dell’umorismo, la sua ironia e il suo ingegno sono le armi che usa nella sua battaglia per rimettersi in sesto. Trasformando la sua storia ordinaria in commedia, vincerà la sua guerra».
A dare spessore e complessità all’intreccio, Hustvedt inserisce nella storia un’ampia dose di materiale non-narrativo, attraverso digressioni che spaziano dalla teoria letteraria alle neuroscienze, riconfermando (qui, sì, in perfetta continuità) la sua capacità di tenere insieme la sua vocazione di romanziera e la sua formazione di intellettuale.
Attraverso la voce narrante di Mia, l’autrice ci guida in una riflessione densa e sentita sul matrimonio, sulle differenze (e le somiglianze) tra i sessi, ma soprattutto sull’identità femminile e la sua definizione. Se è vero che la «pausa» di Mia prevede un allontanamento da Boris e dal suo fantasma, la sua sarà un’estate senza uomini in senso letterale. Perché i maschi, in questa storia, non sono mai in scena. Compaiono, è vero, nei pensieri e nei discorsi dei personaggi femminili, e le loro azioni producono conseguenze, ma sono azioni che avvengono sempre fuori campo. A circondare Mia durante la sua convalescenza ci saranno, invece, solo donne. Di tutte le età: il gruppo di ottuagenarie amiche della madre, che nascondono passatempi licenziosi; le allieve del corso di poesia, adolescenti tormentate e persino crudeli; la giovane vicina di casa con la sua bambina di pochi anni, che non può fare a meno del suo amico immaginario, e ancora Daisy, la figlia che ha avuto da Boris. Prendendo parte alle loro storie, specchiandosi di volta in volta nell’una o nell’altra, Mia imparerà a riconoscere e a ridefinire ogni parte di sé: la bambina, l’amante, la madre, la poetessa, persino la vecchia che non è ancora diventata. Per scoprire, alla fine, che cambiare può voler dire assomigliare sempre più a se stessi.
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Ecco come la stampa internazionale ha accolto L'estate senza uomini:
Questo non è semplicemente un altro romanzo su «una donna al bivio»: è un ritratto sottile dell’amore, del rapporto tra uomini e donne, e di quello tra donne e ragazze.
Publishers Weekly
Una meditazione intelligente e intensa sull’identità femminile, resa attraverso una scrittura lirica e seducente. Può darsi che qualcuno non sia d’accordo con la protagonista quando afferma che «l’immaginazione letteraria contemporanea emana un profumo prettamente femminile», ma se parliamo di questo romanzo non c’è niente di più vero: ha un profumo inebriante, che dà alla testa.
Sunday Times Review
Che gioia vedere Siri Hustvedt, autrice di opere labirintiche ed elegantemente dark, alle prese con l’umorismo caustico di questo romanzo… Con Mia, Hustvedt ha dato vita a una narratrice a cui ci si affeziona, una donna dotata di grande intelligenza, sfacciato umorismo e infinita empatia.
Booklist
Leggero, ma per nulla superficiale, L’estate senza uomini è una riflessione brillante e insolente sulle infinite declinazioni dell’esperienza femminile.
Kirkus Reviews
Divertente, commovente, colto… Questo romanzo fa pensare all’opera di una Jane Austen contemporanea.
Daily Mail
Un viaggio nella commedia romantica, sia nella classica versione hollywoodiana dell’amore attaccabrighe, sia nel solco di Persuasione di Jane Austin.
The New York Times Book Review
Questo frizzante romanzo è un potpourri di poesie, pagine di diario, email e vivacissima autoanalisi… Il coro di voci nella testa di Mia si infiltrerà piacevolmente anche nella vostra.
The Wall Street Journal
Dentro L’estate senza uomini ci sono tutte le gioie e le sofferenze che rendono completa la nostra vita. Un romanzo provocatorio, che spingerà i lettori più astuti a interrogarsi sui confini tra la vita e la letteratura.
BookPage