Sam Savage

«Il lamento del bradipo»


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Con Firmino, Sam Savage ha scritto un successo internazionale e ha creato un personaggio che rimane e rimarrà nelle menti dei lettori di tutto il mondo, in particolare di quelli italiani.
Savage torna ora con un secondo romanzo, Il lamento del bradipo, la storia struggente, di chapliniana semplicità, di un tenero e inguaribile fabbricante di illusioni. Andrew Whittaker è indebitato fino al collo, la rivista letteraria che dirige è a un passo dalla bancarotta, la casa in cui vive cade a pezzi e la moglie lo ha lasciato. Andrew però non molla. È una fucina di idee e di progetti. Forse anche illusioni e velleità.
E scrive, forsennatamente, a chiunque: lettere di rifiuto ad aspiranti scrittori, missive alla ex moglie, ordini a ditte incaricate di rifare i soffitti di casa, richieste di sfratto, annunci di appartamenti in affitto, appunti, cose pensate, bozze di racconti, pezzi di un romanzo, lettere alla madre, post scriptum per la badante della madre, pagine di diario, liste della spesa, cartelli per gli inquilini del palazzo...
Ne esce uno strampalato epistolario, l'impossibile catalogo di un amabile perdigiorno.

A Il lamento del bradipo, «un libro insolito, succoso e commovente», Repubblica del 15 settembre ha dedicato due pagine, con una lunga intervista di Leonetta Bentivoglio a Savage.

Alla giornalista che gli chiedeva perché avesse aspettato tanto a debuttare come romanziere - Savage ha esordito più che sessantenne - il creatore di Firmino ha risposto: «Io non ho fatto altro che scrivere, fin dall'adolescenza. Solo che Firmino è stato il primo libro che sono riuscito a terminare. Forse non è esagerato dire che mi ci è voluto tanto tempo a concluderlo perché quel romanzo ha incorporato almeno quarant'anni della mia esperienza».

Savage ha quindi parlato del suo nuovo libro e del suo protagonista: «Anch'io ho diretto una rivista letteraria quand'ero giovane. So che significa ricevere manoscritti da persone che vorrebbero disperatamente farli pubblicare, inclusi anziani e bambini che vanno a scuola. Doverli respingere era spesso un'operazione che mi spezzava il cuore. Però non sono come Whittaker. Lui, all'opposto di me, è un esibizionista. Inoltre può essere duro e tagliente, mentre io sono educato. Forse ciò che ci accomuna di più è una vivace attività fantastica. Lui sogna di essere un grande scrittore, mentre io uso la fantasia per identificarmi con lui».

E sul significato da attribuire al finale del libro, un addio che si presta a più interpretazioni, Savage ha dichiarato: «Non c'è una risposta esatta. La fine dell'uomo Whittaker o soltanto la fine dei suoi travestimenti? Come Andrew ci riferisce nella sua lettera conclusiva: ho guardato in me stesso e non c'era niente. Di sicuro una fase della sua vita è giunta al termine, e poi chissà: forse l'ultima pagina di questa storia è anche la prima di un'altra vicenda».

 
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