Uno dei piaceri che il lettore incontra nel romanzo di Michele Mari Rosso Floyd, deriva, come accade ogni tanto nella migliore letteratura, dall’aprirsi di un mondo. In questo caso un sistema astrale che ruota intorno a un «diamante pazzo», Syd Barrett, ed è composto a sua volta da un pianeta principale, i Pink Floyd, e numerosi satelliti, asteroidi e fors’anche qualche buco nero.
Fuor di metafora, chi ha letto o leggerà Rosso Floyd, può essere interessato a vedere con i suoi occhi alcune esecuzioni, episodi e personaggi, a cui il libro fa riferimento e quanto segue è solo un parziale ed arbitrario tentativo di soddisfare tali curiosità. I filmati di YouTube a cui si accede dai link sottostanti sono accostati ad alcuni brani di Rosso Floyd che, più o meno da vicino, li riguardano.
Astronomy Domine
Questi ragazzi hanno prodotto una musica inconfondibile grazie al concorso
di ogni tipo di rumore: battiti cardiaci, cinguettii, bisbigli, risate, gracidii,
rumori di automobili, di elicotteri, di lavatrici, di registratori di cassa,
porte sbattute, passi, ticchettii, voci di giornalisti sportivi, annunci pubblicitari,
onde radio gracchianti, vagiti, sfrigolii di uova e bacon in padella, ululati,
fischi del vento, respiri ansimanti, tuoni, tintinnii di monete, scrosci dacqua,
esplosioni, crolli, stormire di fronde
(p. 223)
Arnold Layne
Ci ho mica mai parlato, neanche il mio nome gli ho detto, figurarsi se gli
raccontavo il mio segreto
Bòn, una mattina vado in centro e tutti
cantano quella canzone, la storia di uno che ruba la biancheria delle donne
e se la mette davanti allo specchio, uno che si chiama preciso come me, Arnold
Layne! Che è poi anche il titolo della canzone, così da quel giorno
io sono quello delle mutande
luomo che si traveste
Non ho
più avuto pace
(p. 6)
See Emily Play
Emily sono io, era con me quando ha composto See Emily play, è
a me che lha dedicata, non posso pensarci senza sentirmi male perché
è dallenorme successo di quel singolo che è incominciato
tutto, la tremenda pressione perché ne tirasse fuori subito un altro
E mi intristisce che tutti si ricordino di quella canzone e nessuno del lato
B, perché sul lato B cera lui, o meglio cera quello che sarebbe
diventato presto, come se lo sapesse già
The scarecrow,
cera
(p. 95)
Jugband Blues
Barrett, talmente pallido che sembrava truccato con la biacca, cantò
Jugband blues rimanendo immobile come un morto, e interpretando la canzone
in modo astratto e stranito, come se veramente, ciò che appunto dice
il testo, lui non ci fosse già più. Era evidente che si trattava
di un testamento, anche se nel diagnosticarsi da sé come schizofrenico
Barrett dimostrava di saper essere ancora spiritoso. Ma la cosa più impressionante
era che Jugband blues riusciva con micidiale precisione a rappresentare
in tempo reale lultimo atto della schizofrenia, listante in cui
la mente delirante piomba per sempre nel buio: è quando la canzone sembra
finita e si sente un bizzarro suono di banda lì in trasmissione
Barrett dovette accennarlo a voce dopodiché, pronunciati in modo
ancora più impersonale, ci sono quattro versi che sono ormai dentro la
pazzia, la pazzia che sentenzia che il mare non è verde e si chiede cosa
«esattamente» sia un sogno, cosa «esattamente» uno scherzo
(p. 137)
Vegetable Man
Quello che non ho mai capito è perché siano rimaste fuori canzoni
terribili come Vegetable man e Scream thy last scream: fuori,
dico, non solo da quei due album o da Opel, quella strana accozzaglia
di inediti e di varianti messa insieme non so da chi nell88, ma anche
da tutti i cofanetti celebrativi fatti uscire dalla EMI negli ultimi ventanni
Forse perché contengono un autoritratto troppo straziante, senza le dovute
mediazioni artistiche? Eppure quei brani hanno incominciato a circolare clandestinamente
quasi subito, tanto che non cè un solo fan di Syd che non li conosca
(p. 144)
Syd Barrett's First trip
Giunti in cima mi ordina di filmarlo, e in quello stesso momento si trasforma:
da serio e taciturno diventa un buffone, corre agitando le braccia in modo disarticolato,
grugnisce, squittisce, fa una smorfia dietro laltra, e ride, ride sguaiatamente
con la testa piegata allindietro
Poi si lascia rotolare giù
da una duna riempiendosi i capelli di sabbia, risale e rotola di nuovo, svelle
arbusti, ruota su se stesso come un derviscio: e intanto io filmo tutto
(p. 107)
Rachel Fury
In un caso io ero anche solista: nel celeberrimo assolo di The great Gig
in the sky. Ora, non ci vuol molto a capire che cimentarsi in quel pezzo
significa misurarsi con il fantasma di Clare Torry, la vocalist che lo eseguì
divinamente, anzi che lo inventò, per la registrazione dellalbum.
(p. 181)
Clare Torry, intervista alla Comunidad Floydiana del Perù
«Questo sarà un disco meraviglioso» ha aggiunto, «ma
perché sia perfetto gli manca un tocco di
sì, un tocco di
sessualità»
«E a me la chiedi, la sessualità?»
«A te, sì, perché gli altri sono già troppo
oh fìdati, domani ti mando un tipino che ti aiuterà a sistemar
la canzone»
Ed è arrivato il tipino, una vocalist che si
chiamava Clare Torry, una che ha tirato fuori certi acuti, certi gorgheggi che
sembravano davvero un orgasmo, insomma a farla breve fra lei e me abbiamo realizzato
The great Gig in the sky. Gli altri sono rimasti senza parole.
(p. 14)
Michael Stipe Dark Globe
Alla fine del concerto, mentre se ne stanno andando, proprio Stipe torna al
centro del palco, e sorprendendo i suoi stessi compagni si mette a cantare Dark
globe a cappella. Dovevo prenderlo come un omaggio? Io lho preso come
un rimprovero, tu che ne dici bel chitarrista?
(p. 150)
Robyn Hitchcock Dominoes
Lui che quando compongo o quando canto mi sta appollaiato sulla testa come un
avvoltoio
è la mia ossessione, il mio horlà
mi possiede, mi plagia, ma solo così riesco a creare
scosso dal
demone creo, ma cosa creo?
(p. 148)