Mario Lavagetto, «Quel Marcel!»

Premio Viareggio-Rèpaci 2011


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Marcel Proust è il primo a sinistra in seconda fila: tiene il capo reclinato e guarda con intensità l’obiettivo. Ha il viso ovale; i capelli scuri pettinati in avanti; la frangia sulla fronte; la bocca socchiusa; le palpebre abbassate sugli occhi sensuali e ostinati. Ma quella fotografia non spiega nulla e continuerà a non spiegare nulla; anche quando saremo noi a farla parlare, a trasformare quel ritratto nel correlativo di una firma, e a immaginare che le parole scritte da Marcel Proust, allievo del Lycée Condorcet, escano da quella bocca.

Mario Lavagetto, Quel Marcel!

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Con Quel Marcel! Frammenti dalla biografia di Proust, Mario Lavagetto si è aggiudicato l'edizione 2011 del premio Viareggio-Rèpaci per la saggistica, superando in finale Di vita si muore. Lo spettacolo delle passioni nel teatro di Shakespeare di Nadia Fusini (Mondadori) e Sillabario della memoria di Federico Roncoroni (Salani).

«Questo libro è tutto meno che una biografia». Così esordisce l’autore di Quel Marcel!, illustre teorico della letteratura e tra i maggiori studiosi italiani dell’opera di Proust. E in effetti qui la biografia, o meglio, il frammento biografico, non è tanto la sostanza ma lo strumento attraverso il quale avanzare proposte di lettura. I sette capitoli che lo compongono sono le tappe di «un lungo inseguimento iniziato alla fine dell’adolescenza e alimentato da successive letture, da provvisorie rivisitazioni, da approcci ripetuti e, piú tardi, da investigazioni minuziose e settoriali».

Oggetto misterioso dell’inseguimento è l’uomo che trascorre anni di isolamento in una camera foderata di sughero, lontano da quel mondo che cerca disperatamente di descrivere nei particolari più minuziosi; ma non solo: osservando la vita quotidiana dell’autore, Lavagetto trova e ci aiuta a riconoscere in essa i germogli che saranno metabolizzati nella Recherche, e la costruzione progressiva di quella «lingua straniera» in cui – diceva Proust – sono scritte tutte le grandi opere.

E lì dove l’autobiografia possibile si innesta sull’autobiografia reale, in quel gigantesco agglomerato che è l’opera proustiana, assistiamo alla progressiva dissoluzione dell’autore, annullato, fagocitato dalla sua stessa opera, fino a coincidere con la sua controfigura letteraria, quel narratore «simile a un ragno in agguato ai margini della sua tela che vibra» e che, con Albertine, potremmo semplicemente chiamare «Marcel».

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Appassionante come un giallo e insieme come un sapiente scavo archeologico, Quel Marcel! delinea una serie di tappe che il lettore proustiano credeva di conoscere, ma che vengono qui illuminate da una luce nuova, effetto del rigore e della ricchezza dell’analisi.

Jacqueline Risset, Alias – il manifesto

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Si dice, con mille buoni motivi, che la critica è in crisi, che ha perso ogni funzione o «mandato sociale». Poi si affronta un libro come Quel Marcel! di Mario Lavagetto e si è tentati di dire che è vero solo fino a un certo punto, visto che è capace ancora di produrre opere così ricche, dense e argomentate. […] Il libro di Lavagetto va considerato un potente antidoto, la cui importanza va al di là del ristretto ambito degli studi proustiani, di cui pure costituisce un punto d’arrivo.

Felice Piemontese, Il Mattino

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