Paolo Sortino, «Elisabeth»

Le prime reazioni


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Il processo di smantellamento della coscienza di Elisabeth era cominciato. Un riflesso le attraversò i pensieri: per la prima volta vide che le ragioni di fare del male o fare del bene non erano piú le stesse per le quali si faceva male o bene qualsiasi cosa. Cosí la cura che il padre aveva avuto nel fare quel nodo, cosí la costruzione stessa del bunker. Ormai Josef sfogliava la sua mente come un libro dalle pagine sempre piú labili.
Affaticato ma soddisfatto, la osservò riversa sul pavimento tra i due piccoli letti sui quali non gli venne in mente di adagiarla. Pareva appesa per i piedi, penzoloni. La piú bella delle sue figlie era diventata l’impiccato delle carte magiche. Lui stesso provò un brivido di inquietudine a vederla, ma se ebbe quel sentimento fu per aver ottenuto un risultato migliore del previsto. Ebbe la conferma che le motivazioni di tenerla tutta per sé non erano maligne, ma antiche, appartenenti a un mondo che si credeva perduto e sul quale invece lui era riuscito a trovare un portale. Allora forse non avrebbe dovuto condurci Elisabeth, come credeva; forse quel mondo si sarebbe mosso verso loro due: un universo vivo che premeva per ricongiungersi agli umani, ai loro cuori, ai loro desideri per tornare reale.

Paolo Sortino, Elisabeth

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Non credete a quegli scrittori che millantano ammirazione per le opere dei loro colleghi, né tanto meno a quelli che dicono in giro di prendere in simpatia incondizionatamente gli esordi, e gli esordienti, di grande talento. A me per esempio questo Sortino mi sta già molto antipatico. Il suo Elisabeth avrei potuto, anzi dovuto, scriverlo io!

Marcello Fois

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… uno scrittore vero, e che diamine.

Nicola Lagioia

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In Elisabeth succede qualcosa di raro: la scrittura si fa personaggio, quasi coscienza, e inchioda il lettore. Risultato: tutti noi apparteniamo a questa storia.

Marco Missiroli

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Paolo Sortino scende le scale dell’abisso e ne svela la materialità quotidiana con precisione chirurgica, ritrova nella cronaca una terra abitata dal mito e ce la restituisce in letteratura.
[…] Sortino guida la narrazione con totale dominio dei mezzi espressivi, accanendosi su descrizioni che più circoscrivono più aprono fenditure: nell’emozione, nella capacità di cogliere l’imponderabile che contro ogni volontà di razionalizzazione sta al nostro fianco, non ci molla, ci ricorda che la preistoria, lussureggiante di inenarrabili sue virtù, erompe a volte dalle fondamenta del caseggiato a fianco, dove i sogni dell’infanzia si infrangono e la morte ha il volto, ancora, una volta e per sempre, del padre.

Aldo Nove

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Paolo Sortino sceglie uno stile sublime, traccia associazioni raffinate, la sua scrittura è così impermeabile alle mode letterarie da fare spavento. Ogni parola di questo romanzo è acume.

Alcide Pierantozzi

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Il fatto è agghiacciante, abissale. Il racconto è sublime.
Le statue di marmo bianco vanno maneggiate coi guanti. Il contatto con una mano nuda, anche se pulitissima, può risultare letale: basta infatti la semplice traspirazione dell'epidermide per lordarle di impronte indelebili. Così sono certi fatti della cosiddetta cronaca nera: la durezza con cui si manifestano li rende fragili, li espone all'usura del nostro sguardo ingordo. E tale è l'avidità con cui li divoriamo, questi fatti, che non hanno il tempo di parlarci davvero. Paolo Sortino si è accostato all'agghiacciante e abissale fatto di Elisabeth con il raccoglimento rispettoso di chi entra in un santuario. Le parole che ha scelto per raccontarlo, più che a mostrare, più che a soddisfare la nostra voglia di sbirciare nel male, tendono a tracciare una linea invalicabile simile a quella che nelle mappe dei tempi andati segnava il limite estremo del mondo, oltre il quale si stendeva, sconosciuto, il regno dei draghi. La magia di Sortino consiste nella straordinaria capacità di tenersi a distanza,  di non macchiare la tenebra di questa storia, che finisce così per accecarci con la candida durezza del marmo bianco. È una magia che non si tuffa nell'orrore, lo sorvola radente e sublime come un uccello. O come una macchina da presa, come la macchina da presa che nella sequenza iniziale di Shining ci conduce, calma ma inesorabile, verso la vetta di un abisso.

Tommaso Pincio

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Sortino ha voluto raccontare la profondità della mutazione presente: la forza incognita per cui le vecchie categorie morali si sbriciolano nell’incertezza delle applicazioni, e i sentimenti familiari sono travolti da un’ossessione che usurpa il ruolo di guida. […] Uno scrittore dotatissimo e non ancora trentenne.

Walter Siti

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Elisabeth è sbalorditivo. Era da tantissimo che non leggevo una scrittura di questa intensità. Storpia, sgraziata, autarchica. Lingua e storia qui sono un geroglifico, sono traumatiche nella misura in cui sono originarie. Il romanzo di Sortino ha il coraggio inconsapevole e perfetto di un incendio che divora i corpi e il tempo.

Giorgio Vasta

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Tra le tante cose che accadono intorno a un libro, ce ne sono alcune che accadono raramente. Come quella che ha riguardato il romanzo d’esordio di Paolo Sortino in queste prime settimane successive all’uscita: attraverso le pagine dei maggiori quotidiani, ma soprattutto attraverso email, sms, telefonate, tanti scrittori italiani hanno spontaneamente manifestato il loro entusiasmo per Elisabeth, riconoscendo in Paolo Sortino uno dei maggiori talenti che la nostra letteratura abbia conosciuto negli ultimi anni.

Se volete farvi un’idea di cosa stiano parlando, potete scaricare e leggere le prime pagine del libro.

Accanto a questi «lettori d’eccezione», a mostrarsi entusiasti del romanzo sono anche gli editori stranieri: l’interesse è alto in molti paesi, e i diritti di traduzione sono già stati venduti in Portogallo, Brasile e Israele.

Il libro


Elisabeth - copertina

Paolo Sortino


Elisabeth


2011
Supercoralli
pp. 220
€ 19,50
ISBN 9788806205911

Elisabeth Fritzl è stata segregata dal padre per ventiquattro anni fra le pareti di un bunker antiatomico costruito sotto casa. Ha avuto sette figli.
È stata dimenticata dal mondo, eppure sarebbe bastato aprire la porta della cantina.
Accadono fatti che lasciano segni profondi nella storia dell'umanità, ferite che non guariscono mai. Alcuni coinvolgono migliaia di persone, in altri le vittime sono così poche da poter essere rinchiuse in una stanza.
Un romanzo nero, ipnotico, capace di trasformare un caso di cronaca in un mito senza tempo.

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