Orhan Pamuk

«Romanzieri ingenui e sentimentali»


Condividi

A differenza di altre narrazioni letterarie i romanzi hanno un centro segreto. O meglio, fanno assegnamento sulla nostra convinzione che esista un centro da cercare mentre leggiamo. Di cos’è fatto il centro di un romanzo? Potrei rispondere che è fatto di tutto ciò che lo compone. Ma per qualche ragione siamo convinti che sia lontano dalla superficie, che seguiamo parola per parola. Lo immaginiamo sullo sfondo, invisibile, difficile da individuare, elusivo, quasi dinamico. Pensiamo ottimisticamente che ovunque ci siano indizi di tale centro e che esso connetta tutti i dettagli, ogni cosa che troviamo sulla superficie del vasto paesaggio. Nelle mie lezioni cercherò di spiegare quanto reale e quanto immaginario sia tale centro.

Orhan Pamuk, Romanzieri ingenui e sentimentali

***

Nell’autunno del 2008, due anni dopo l’assegnazione del Nobel, Orhan Pamuk fu invitato dall’Università di Harvard a tenere le celebri Norton Lectures. All’epoca Pamuk aveva da poco terminato di scrivere Il Museo dell’innocenza, appena pubblicato a Istanbul con grande successo, e per molti versi questo ultimo romanzo sembrava riavvicinarsi al mondo e all’immaginario della sua prima opera, Il signor Cevdet e i suoi figli. «Avevo la sensazione che dopo trentacinque anni, dopo molte avventure e una serie di tappe affascinanti, compiuto un gigantesco cerchio il mio viaggio di romanziere mi avesse ricondotto al punto di partenza, - scrive Pamuk. - Ma com’è noto, il posto a cui torniamo non è mai lo stesso da cui siamo partiti. In questo senso, era come se il mio scrivere romanzi avesse tracciato non un cerchio, bensí la prima curva di una spirale. La mia mente serbava l’immagine del periplo letterario compiuto, e io ero pronto e desideroso di parlarne, come chi torna da un lungo viaggio e si prepara con gioia a un altro».

Ecco come nacquero le «lezioni americane» di Orhan Pamuk raccolte oggi in questo libro.
Nel ripercorrere la propria vita di scrittore, Pamuk è bene attento a non cedere all’autobiografismo e a non perdersi nei vicoli della memoria: pur essendo ricco di episodi legati all’esperienza personale dell’autore e di rimandi e citazioni che faranno la felicità dei suoi lettori più affezionati, Romanzieri ingenui e sentimentali è prima di tutto una meditazione sull’arte del romanzo: «il mio obiettivo primario è stato quello di esplorare gli effetti che i libri hanno sui loro lettori, di indagare come lavorano i romanzieri e come vengono scritti i romanzi».

Riprendendo le categorie proposte da Schiller nel saggio Sulla poesia ingenua e sentimentale, Pamuk individua due tipi umani ai quali corrispondono altrettante categorie di scrittori e di lettori: «Alcuni autori non sono consapevoli delle tecniche che usano, scrivono in modo spontaneo, come se stessero compiendo un gesto del tutto naturale, dimentichi delle operazioni e dei calcoli che svolgono mentalmente […]. Userò il termine ingenuo per descrivere questo tipo di sensibilità, questo tipo di romanziere e di lettore di romanzi: quelli a cui non interessa quanto c’è di artificioso nello scrivere e nel leggere un libro». Sentimentali sono invece per Pamuk «quei lettori e scrittori che sono affascinati dalla componente artificiosa del testo e dalla sua mancata adesione alla realtà, e che prestano severa attenzione ai metodi usati nello scrivere romanzi e a come funziona la nostra mente mentre leggiamo». Essere un romanziere, sostiene, è l’arte di essere nello stesso tempo «ingenuo» e «sentimentale».

Muovendo da queste premesse, Pamuk ci guida nelle sue lezioni alla ricerca di ciò che lui chiama «centro segreto» del romanzo, un significato nascosto, un valore perduto con il quale, più o meno consciamente ci relazioniamo, dalla prima all’ultima pagina, ogni volta che leggiamo.
Dalla figura dello scrittore all’idea di narrazione e narratività, dai personaggi all’intreccio, dal problema del tempo all’importanza degli oggetti, l'autore ci conduce nel mondo della teoria letteraria che, attraverso le sue parole, ci appare sorprendentemente limpido e affascinante.
Romanzieri ingenui e sentimentali è un testo imperdibile per ogni aspirante scrittore di romanzi, che troverà in queste pagine consigli e intuizioni illuminanti. Ma è anche un libro prezioso per ogni lettore «sentimentale» che voglia provare a capire come fa un buon romanzo a tenerci incollati alle sue pagine, a darci la sensazione che sia stato scritto per noi e per nessun altro, a farci credere profondamente in qualcosa anche quando sappiamo che non è vero.

***

Vi proponiamo, lezione per lezione, alcuni brevi estratti dal testo.

Lezione prima: Cosa fa la nostra mente quando leggiamo romanzi

I romanzi possono rivolgersi ai lettori dell’età moderna, anzi a tutta l’umanità, perché sono narrazioni tridimensionali. Parlano di esperienza personale, della conoscenza che acquistiamo attraverso i sensi, ma nello stesso tempo ci forniscono un frammento di conoscenza, un’intuizione, una chiave relativa a una cosa piú profonda, in altre parole il centro, ciò che Tolstoj definirebbe significato della vita (o comunque lo si voglia chiamare), quel luogo-difficile-da- raggiungere che ottimisticamente pensiamo che esista.

...

La vera misura del valore di un romanzo sta nella sua capacità di dare la sensazione che la vita sia esattamente cosí. I romanzi devono interloquire con le nostre principali idee sulla vita, e vanno letti pensando che ci riescano.

***

Lezione seconda: Signor Pamuk, tutto questo è davvero successo a lei?

Quando ho scritto Il Museo dell’innocenza, […] auspicavo che il mio romanzo fosse recepito come un’opera di finzione, un prodotto dell’immaginazione, ma volevo anche che i lettori pensassero che la storia e i personaggi principali fossero veri. E non mi sentivo per niente ipocrita o imbroglione nel nutrire tali desideri contraddittori. Ho imparato per esperienza che l’arte dello scrivere un romanzo sta nel percepire profondamente questa contraddizione e malgrado ciò continuare a scrivere in tutta tranquillità, imperturbabili.

...

Le opere di un romanziere sono come costellazioni di stelle in cui lui, o lei, propone decine di migliaia di piccole osservazioni sulla vita – in altre parole, esperienze di vita basate su sensazioni personali. Questi momenti sensoriali, che includono tutto, dall’apertura di una porta al ricordo di un vecchio amante, sono istanti di ispirazione irriducibili, i momenti personali di creatività nei romanzi.

***

Lezione terza: Personaggi, intreccio, tempo

Un romanzo vince la sua sfida e ci riempie di gioia non quando deduciamo il carattere del protagonista dal suo comportamento, bensí quando ci identifichiamo con lui almeno con una parte della nostra anima – e cosí, seppur solo temporaneamente, ci affranchiamo da noi stessi, diventiamo un’altra persona e per una volta vediamo il mondo con occhi altrui.

...

In un romanzo, gli oggetti, gli arredi, le stanze, le strade, i panorami, gli alberi, la foresta, il clima, la vista fuori da una finestra, ogni cosa ci appare come una funzione dei pensieri e sentimenti dei personaggi.

***

Lezione quarta: Parole, quadri, oggetti

Il paesaggio del libro prende vita – al di là di ciò che i personaggi vedono – grazie ai suoni, gli odori, i sapori, gli occasionali contatti. Eppure, tra le esperienze che ognuno di noi fa con modalità sue proprie, quella del vedere è senza dubbio determinante. Scrivere un romanzo significa dipingere con le parole, e leggere un romanzo significa visualizzare immagini attraverso le parole di qualcun altro.

...

Leggendo un libro svolgiamo simultaneamente piú compiti: da un lato, guardiamo il mondo dal punto di vista dei personaggi, identificandoci con i loro sentimenti; dall’altro, raggruppiamo mentalmente gli oggetti intorno ai personaggi, connettendo ai loro sentimenti i dettagli del paesaggio descritto. Scrivere un romanzo implica combinare i pensieri e i sentimenti di ogni personaggio con gli oggetti che lo circondano, quindi condensarli, con un solo abile colpo, in una frase.

***

Lezione quinta: Musei e romanzi

Quando leggiamo un buon libro, una parte della nostra mente si crede immersa nella realtà – addirittura a un livello profondo di realtà – e pensa che la vita sia esattamente ciò che sta sperimentando. Tuttavia i sensi le dicono che non sta succedendo nulla. Da tale situazione paradossale deriva l’insoddisfazione. Piú il romanzo è potente e persuasivo, piú acuto è il senso di inadeguatezza. Piú il lato ingenuo della nostra anima ne è stato coinvolto e affascinato, piú aspra è la delusione di dover accettare che il mondo descritto sia solo immaginario.

...

Come le famiglie che la domenica vanno al museo, pensando che conservi qualcosa del loro passato e di ciò rallegrandosi, anche ai lettori piace che un romanzo incorpori aspetti della loro vita reale: la fermata dell’autobus in fondo alla via, il giornale che leggono, il film che amano, la vista del tramonto dalla loro finestra, il tè che bevono, le strade, i viali e le piazze in cui camminano. L’origine di tale gioia è probabilmente pari all’illusione e conseguente orgoglio che sperimentiamo nei musei: la sensazione che la storia non sia vuota e insignificante e che qualcosa della vita che viviamo verrà preservato.

***

Lezione sesta: Il centro

Come il lettore sentimental-riflessivo avanza sulle pagine cercando di individuare con esattezza il centro, cosí il romanziere esperto procede sapendo che esso emergerà gradualmente, e che l’aspetto piú entusiasmante e gratificante del suo lavoro sarà scovarlo e metterlo a fuoco.

...

La forza del centro di un romanzo non sta in ciò che esso è, ma nella ricerca che se ne fa in quanto lettori. Leggendo un romanzo di delicato e minuzioso equilibrio, non si arriva mai a scoprire un centro definito, eppure non si abbandona la speranza di trovarlo. Indagando, ogni lettore a suo modo, la natura del centro – ciò che Borges chiamava argomento – si indaga la propria concezione della vita.

Il libro


Romanzieri ingenui e sentimentali - copertina

Orhan Pamuk


Romanzieri ingenui e sentimentali


2012
Frontiere
pp. 152
€ 18,00
ISBN 9788806207564

Traduzione di Anna Nadotti

Cosa accade in noi quando leggiamo un romanzo? Dobbiamo leggerlo immergendoci nella narrazione e dimenticando tutto ciò che ci circonda o sapendo di sognare? E in che modo il romanzo genera nel nostro animo quegli esiti particolari, unici, tanto diversi da quelli prodotti da una poesia, da un film, da un quadro? In questo libro ispirato e profondamente personale, Orhan Pamuk ci introduce nell'universo dello scrittore e allo stesso tempo in quello del lettore, facendo così emergere l'intimo e impalpabile rapporto che li lega.

***

«Affascinante... Il libro di un maestro».

«The Telegraph»

SCHEDA LIBRO
ARCHIVIO