Vivere nella verità

Omaggio a Václav Havel


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Quando nel 2006 Tom Stoppard ha raccontato gli anni dell’occupazione in Cecoslovacchia con Rock’n’Roll, ha scelto di dedicare la sua opera a un uomo che di quel pezzo di Storia – così intessuto di grandi speranze e profonde disillusioni – è stato un simbolo: Václav Havel è stato l’ultimo presidente della Cecoslovacchia e il primo della Repubblica Ceca, è stato un grande intellettuale e un eccellente scrittore e drammaturgo, portavoce di quel dissenso radicale che tenta e insieme spaventa i personaggi di Stoppard.
In Rock’n’Roll Havel non compare mai, eppure è nominato, citato, evocato in continuazione: a leggerla oggi, poco dopo la sua morte, si ha la sensazione che la pièce sia un esplicito tributo a un amico e al suo coraggio. A partire dall’introduzione, dove Stoppard scrive così:

Le fonti piú importanti cui si è attinto nel dramma per il «dibattito ceco» sono gli scritti, gli articoli e le lettere di Havel tra il 1968 e gli anni Novanta. La maggior parte li avevo sugli scaffali della mia libreria sin da quando erano stati pubblicati, ma per indolenza non li avevo letti con la dovuta attenzione (faceva eccezione un discorso, Politica e coscienza, letto pubblicamente in absentia a Tolosa quando ad Havel era stato impedito di andare a ricevere di persona la laurea honoris causa conferitagli dall’Università. In quell’occasione, su sua richiesta, fui io a rappresentarlo). Quando nel 2004, nel giro di qualche settimana, lessi finalmente tutto quanto, rimasi sopraffatto da un senso di umiltà e orgoglio all’idea di avere un amico dotato di tale coraggio, umanità e di una cosí lucida intelligenza delle questioni morali, il quale, oltretutto, come risultava evidente persino nel testo tradotto, tanto sapeva essere complesso e sottile nei lunghi capoversi tanto era sagace nei dialoghi. La lettera aperta dal titolo Lettera a Gustav Husák (1975) e il lungo scritto, novanta pagine nella mia edizione, intitolato Il potere dei senza potere (1978) ebbero una grande influenza a suo tempo e in quella realtà, ma trascendono tempo e luogo, e continueranno ad avere la loro importanza dovunque «vivere nella verità» richieda non soltanto coscienza, ma anche coraggio.

Rock ’n’ Roll riesce a toccare solo una piccolissima parte degli scritti di Havel. Il discorso tenuto a Tolosa è di per sé
una miniera di sollecitazioni puntuali che ricordano la necessità di anteporre i valori morali alla politica, la natura ai trionfalismi della scienza; la necessità di ricondurre la vita alla sua dimensione umana e il linguaggio al suo significato umano; la necessità di riconoscere come il socialismo e il capitalismo, in tutte le loro forme autoreferenziali, sono strade che in modi diversi conducono al totalitarismo. A uno scritto successivo, Storie e Totalitarismo (1987), Jan deve il dialogo in cui dice che «non ci sono storie in Cecoslovacchia… Noi miriamo all’inerzia. La nostra è una produzione-di-massa di banalità» e in cui parla anche della pseudo Storia raccontata da pseudo giornali. L’affermazione che ciò di cui ha bisogno la Cecoslovacchia è qualcosa di piú profondo che un ritorno alla democrazia occidentale è poi uno dei mille passaggi di grande potenza e impatto di Potere dei senza potere. È in quello stesso scritto che Havel osserva come «vivere nella verità » possa incarnarsi in qualsiasi comportamento messo in atto da chiunque si ribelli alla manipolazione del regime comunista: anche andare a sentire un concerto rock.

Tom Stoppard

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Foto di Martin Kozák, via Wikipedia.

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