Una delle collane più riconoscibili di tutta la storia dell'Einaudi, una delle più amate e ancora oggi una delle più ricercate dai bibliofili torna in libreria dopo sette anni di assenza. Ci torna rinnovata nella grafica, che reinterpreta in chiave contemporanea le famose «righe rosse» inventate da Bruno Munari. E rinnovata nel progetto culturale, che in un mondo globalizzato e multietnico non può più pensare la tradizione solo in chiave eurocentrica.
Dunque su quattro titoli all'anno, il progetto prevede che uno sarà un classico greco-latino e gli altri tre attingeranno al patrimonio antico della Cina, del Giappone, dell'India, della Persia, del mondo arabo, di quello bizantino al confine tra Oriente e Occidente, e di altre culture e geografie finora meno rappresentate.
I generi dei testi saranno diversi e potranno spaziare dalle narrazioni epiche ai trattati morali, dalle agiografie alle forme letterarie più diverse. Ma le opere che entreranno nella collana saranno sempre emblematiche, al centro delle rispettive culture, mai curiosità marginali.
La leggibilità dei testi, che è un punto fermo della collana, non toglie nulla all'importanza dell'approccio storico-filologico, che è una caratteristica della Casa editrice fin dalle sue origini. E dunque le traduzioni, le introduzioni e le note saranno curatissime e daranno l'idea dell'attualità di molte di queste opere, ma anche della distanza che bisogna percorrere per comprendere il mondo antico, a qualsiasi latitudine.
Sato Norikiyo, ricco e potente uomo di corte, nel 1140 diventa monaco buddhista con il nome di Saigyo. Da allora vive in povertà e scrive poesie che diventeranno un fondamentale modello etico-letterario nella letteratura giapponese. Dopo la sua morte fiorisce tutta una letteratura sulla sua vita, sui suoi detti, sulle sue poesie. La Storia di Saigyo, per la prima volta tradotta in italiano, è il più importante di questi racconti e nello stesso tempo una sorta di antologia dei suoi versi. Il fascino di quest'opera è dato proprio dall'intreccio tra una biografia e una serie di occasioni poetiche. Le poesie vengono date in un contesto narrativo che ne spiega l'antefatto e l'atmosfera sentimentale. Un modo particolare per entrare nel mondo della sensibilità poetica giapponese, come in un backstage.
Il trattato di Manu sulla norma,per la prima volta tradotto in italiano direttamente dal sanscrito, compendia il sapere etico-politico-giuridico dell'antica India disseminandolo in precise normative che coinvolgono comportamenti pubblici e privati, dall'amministrazione della giustizia alla vita familiare. È stato anche uno strumento ideologico e di controllo sociale, prediletto dalle compagini brahmaniche ortodosse e viceversa messo al centro di rivendicazioni da parte di coloro (buddhisti, classi subalterne…) che si sono sentiti oppressi dalla cultura dominante. Ancora ai nostri giorni a Mahad, nel nord-ovest dell'India, ogni anno il Trattato di Manu è dato pubblicamente alle fiamme dal movimento dei dalit (gli «schiacciati», meglio noti come intoccabili).
Boezio scrive La consolazione di Filosofia agli arresti, in attesa che Teodorico dia l'ordine di giustiziarlo (la condanna viene eseguita a Pavia nell'inverno fra il 525 e il 526). In questa sorta di testamento, personale e di un'intera cultura, inventa una forma letteraria nuova, parte in prosa parte in poesia, che suggestionerà anche Dante qualche secolo dopo: si pensi alla forma del prosimetro, ripresa nella Vita nova, o al tono elegiaco luttuoso di tante parti della Commedia.
Testamento, quindi riepilogo, ma anche esortazione. Dunque un'opera ponte che tramanda un sapere che muore, e nello stesso tempo si proietta nel futuro.
Testo latino a fronte. Nuova traduzione.
Molti testi arabi hanno narrato con infinite varianti la vicenda di Muhammad che fu svegliato una notte dall'angelo Gabriele e accompagnato in un viaggio dalla Mecca a Gerusalemme e da lì nei sette cieli.
L'enorme fortuna del Viaggio notturno e l'ascensione del Profeta, ora per la prima volta tradotto in italiano, deriva innanzitutto dalla sua efficacia narrativa, dalla forza delle immagini, per esempio nelle parti in cui, dall'alto del quinto cielo, il Profeta vede le schiere dei peccatori puniti con la legge del contrappasso, oppure quando si approssima a Dio attraverso veli bianchi e verdi, camminando tra file di angeli, chiamato da una voce.