«L'idea di Sasà Chiatti era semplice e grandiosa allo stesso tempo: organizzare per l'inaugurazione della sua Villa un party così esclusivo e sfarzoso che sarebbe stato ricordato nelle cronache dei secoli a venire come il più grande evento mondano nella storia della nostra Repubblica. E lui sarebbe passato dalla fama di losco immobiliarista a quella di radioso magnate miliardario ed eccentrico. Politici, imprenditori, gente dello spettacolo e dello sport sarebbero venuti a corte a omaggiarlo, proprio come il Re Sole a Versailles. Ma per fare ciò non bastava una festa con musica, balli, buffet e cotillon. Ci voleva qualcosa di assolutamente speciale e inimitabile che avrebbe lasciato tutti a bocca aperta».
Ironico e dissacrante, impietoso ritratto dell'Italia di oggi nelle sue infinite piccolezze: Che la festa cominci, il primo romanzo di Niccolò Ammaniti pubblicato da Einaudi Stile libero dopo il bestseller internazionale Io non ho paura, è una irresistibile commedia umana. Un romanzo attesissimo, non soltanto dai lettori italiani di Ammaniti se si pensa che alla recente fiera di Francoforte i diritti del libro sono stati venduti, ancora prima della sua pubblicazione in Italia, in 25 paesi.
E sullo sfondo del party più esclusivo della nuova Repubblica, Ammaniti mette in scena un moderno Satyricon, con il palazzinaro Sasà Chiatti nelle vesti di novello Trimalchione - lo schiavo arricchito protagonista della famosa e sfarzosissima cena al centro del romanzo di Petronio - e una schiera di improbabili invitati a rappresentare, oggi come allora, una società alla deriva. Dagli ambienti letterari a quelli dello spettacolo, dai piccoli imprenditori romani alla gente comune che si accalca per vedere i cosiddetti vip, su tutti si abbatte la comicità di Ammaniti. Sulla sgangherata setta satanica delle Belve di Abaddon come sullo scrittore Fabrizio Ciba e sulla sua ostentata superiorità: «Se fosse stato oculato avrebbe potuto campare tranquillamente fino a ottant’anni senza dover fare un accidente dalla mattina alla sera. Per mantenere lo stesso alone di mistero che circondava Salinger, non avrebbe dovuto rilasciare più interviste. Niente programmi, ospitate in televisione, niente feste, niente scopate in giro, insomma trasformarsi in un monaco di clausura e rompersi i coglioni in un eremo solitario per il resto della vita. In America forse si può fare. La natura, il deserto, i grandi spazi... ma in Italia dove mi chiudo? In un monolocale a Boccea? E poi solo, in un eremo, senza figa... Mi suicido in un paio di settimane. La parola "figa"lo riportò fortunatamente a terra».
Nel giorno della sua uscita in libreria Repubblica ha dedicato a Che la festa cominci uno spazio in prima pagina e la copertina di cultura pubblicando un'anticipazione tratta dal romanzo.
Sul Corriere della Sera Niccolò Ammaniti ha parlato del suo nuovo romanzo in un'intervista di Cristina Taglietti, che ha definito il libro «una fotografia deformata dell'Italia di oggi che diverte lasciando quel retrogusto amaro che è diventato un po' il marchio di fabbrica di Ammaniti». «Mi interessava scrivere un libro comico, un'avventura. Ho cominciato a scrivere perché mi facevano ridere certe situazioni, certe scene», ha dichiarato lo scrittore. E sulla figura di Fabrizio Ciba, vanesio scrittore protagonista di Che la festa cominci: «Con Ciba mi sono divertito a prendermi in giro, a giocare con gli stereotipi. Rappresenta un po' il mister Hyde che c'è in me, con quei pensieri che ogni tanto uno ha e che poi trova repellenti, si vergogna di ammettere. Ciba si sente al centro del mondo pur essendo assolutamente insicuro di quello che dice, il contrario di quello che dovrebbe essere uno scrittore. Non è cattivo, è un poveraccio, un disperato. Dall'esterno si può essere portati a pensare che uno scrittore di grande successo faccia una vita fantastica, invece spesso è ansioso, infelice, insoddisfatto. Se metto qualcosa di autobiografico non può che essere il peggio». (Leggi l'intervista completa)
Ammaniti ha parlato di Che la festa cominci anche su Repubblica Tv, rispondendo alle domande dei lettori. Clicca qui per vedere il video.