Nadia Terranova

«Gli anni al contrario»


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Quando penso agli anni trascorsi mi sembra che siano andati tutti al contrario. Abbiamo avuto una casa, una figlia, una laurea senza sapere che farcene, e ora che lo sappiamo ci stiamo già dividendo le briciole. Ci saluteremo da balconi e finestrini d’auto portando e prendendo Mara da un posto all’altro, finché lei non se ne andrà per la sua strada e allora ci incontreremo alla sua laurea e al suo matrimonio. Avremo un nuovo marito e una nuova moglie e non ripeteremo gli stessi sbagli perché avremo imparato dall’esperienza, che poi è la somma di tutte le cazzate fatte.
Non so dove andrò una volta uscito da qui e mi ha fatto male che tu non me lo abbia chiesto. Vorrei aprire un ristorante o fare il giro del mondo. Per ora mi basta essere ancora vivo: non avere eroina in corpo mi fa sentire un dio, anche se inutile e impotente. Ma forse dio è proprio così. Visto che lo desideri firmeremo la separazione, però prima scrivimi una lettera, perché ancora oggi, quasi dieci anni dopo averla incontrata e con la certezza di averla amata, non so chi sia Aurora Silini.

Nadia Terranova, Gli anni al contrario

PREMIO VIADANA E PREMIO VIADANA GIOVANI 2016

PREMIO ADOTTA UN ESORDIENTE 2016

PREMIO BAGUTTA OPERA PRIMA 2016

PREMIO FIESOLE NARRATIVA UNDER 40

PREMIO BRANCATI ZAFFERANA 2015 NARRATIVA

PREMIO GROTTE DELLA GURFA 2015

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«Tutto si riduce al trattino che sulle tombe separa la data di nascita dalla data di morte», così dice celando paura Albertino Bonvicini, ex ragazzo del ’77 morto a poco più di trent’anni dopo l’orfanotrofio, il manicomio, le speranze del Settantasette, la discesa agli inferi della lotta armata, l’allontanamento e poi ancora il carcere, il ritorno a casa, la droga, la malattia. E la fine.
E potrebbe dirlo anche Giovanni, protagonista del primo romanzo di Nadia Terranova, già autrice di libri per ragazzi tra cui Bruno il bambino che imparò a volare per i tipi di Orecchio Acerbo, dedicato a Bruno Schulz.
Gli anni al contrario di Aurora Silini e Giovanni Santatorre passano attraverso sentimenti e passioni, eventi umani potenti e delicati sullo sfondo di anni belli e terribili come gli anni Settanta, vissuti però a Messina, dove è difficile essere e sentirsi protagonisti. I due si incontrano, si amano, si annodano, si dimenticano per poi riprendersi appena, legandosi per la vita e per quello che resterà a chi sopravvive. Con gli occhi della figlia Mara che sceglierà di esistere e di raccontare quella coppia inesperta di vita, si percorre la fatica del cercare un posto nel mondo. Proprio quegli occhi sembrano accudire ogni pagina del romanzo, in una scrittura che agisce con la sensibilità dolorante e imperfetta del «giorno dopo giorno» rispetto a quella tragica della Storia.  
Albertino, dissociandosi, scrisse ai suoi compagni che scelsero la lotta armata: «Fate la storia senza di me».
Anche Giovanni Santatorre comprende infine da che parte stare, ma anche che non si può negare sé stessi alla storia o alla Storia, che, come dice De Gregori, si fa con tutti perché la Storia siamo noi che scriviamo le lettere, siamo noi questo piatto di grano.

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Roberto Saviano, dopo averlo letto e consigliato sul suo post, lo ha indicato tra i libri dell'anno (leggi).

Un piccolo "assaggio" di commenti e recensioni...

«L'autrice aspira a una forma di epica quotidiana, scrive in uno stato di affezione molto forte. Probabilmente ama scrittrici come Elsa Morante, di cui si percepisce la presenza nella prima parte; e tuttavia trova una misura tutta sua per raccontare: veloce, scorciata, dolente. Con il fallimento dell'amore dei due ragazzi fallisce anche la loro utopia politica. La figura di Aurora è più reale, più completa; quella di Giovanni meno messa a fuoco, ma sempre veritiera, a anche più amata. La voce narrante è al femminile e conosce da dentro i segreti di quell'amore: materno, filiale, di coppia. Aurora e Giovanni vivono «al contrario» la storia di quel periodo. Raccontata da una ragazza nata in quegli anni, è una delle più belle che si possano oggi leggere: il mondo esterno visto dall'interno. Se votassi direi: questo libro! Leggetelo».
Marco Belpoliti, «L'Espresso»

 

«Che tutto questo sia stato messo in pagina da una scrittrice che ha vissuto nella sua esistenza un'atmosfera culturale completamente diversa dimostra però che la trasmissione di conoscenze, di esperienze tra le generazioni non si è totalmente spezzata, come invece affermano le diagnosi più pessimistiche. Che si è ancora capaci di strapparsi dal presente per tener conto di una memoria ancora viva. Che Mara non è stata condannata al destino che il suo nome voluto dal padre avrebbe potuto esigere. Che si possono rivivere quegli anni senza tradirne ciò che li fece grandi e terribili. Soprattutto terribili».
Pierluigi Battista, «Corriere della sera»

 

«Non conosco Nadia Terranova personalmente, ma un amico, uno dei pochi che negli anni mi è rimasto, mi ha parlato de Gli anni al contrario e mi ha consigliato di leggerlo. Lentamente sono entrato nelle sue pagine... Un racconto senza fondo, che stringe la schizofrenica storia italiana al pulsare dei sentimenti. Un racconto che mi ha legato a sé».
Roberto Saviano


«Nadia Terranova scrive un romanzo capace di nascondere, sotto una prosa leggera, un'anima robusta, una precisa idea del mondo. Quel senso di sconfitta che ci accompagna, il dolore quasi fisico dell'intelligenza che gira a vuoto (…) Per fortuna che c'è la letteratura, che ci sono romanzi come Gli anni al contrario che ci fanno sentire meno soli».
Elena Stancanelli, «La Repubblica»

«Nadia Terranova vince la scommessa. Con un libro snello, mai ombelicale, costruito su una trama tesa e fitta e una scrittura che, come i suoi protagonisti Aurora e Giovanni e come la loro figlia Mara, cresce e si fa più forte man mano che il libro procede. Il risultato è un romanzo di formazione corale: la formazione dei suoi protagonisti, ma pure il passaggio alla durissima età adulta di tutta una generazione, anzi di un'epoca intera».
Antonella Lattanzi, «ttL»

«Così quando si scopre il segreto di questa storia, così vicina da poterla toccare, così viva da non avere bisogno di niente oltre la scrittura semplice e nitida, si resta un momento sospesi, ci si chiede se è andata proprio così, fino alla fine, si spera in qualcosa di più gentile, un'onda di quel mare che cancelli la delusione. Più tempo, almeno (…) La costruzione di una vita passa attraverso pensieri strani, tempo perduto, cose immaginate come se ci fossero ancora mille domani, molte possibilità. Questo libro racconta, nel modo più sincero e disarmato, che poi la vita arriva tutta insieme e non aspetta nessuno, ma gli anni possono andare anche al contrario».
Annalena Benini, «Il Foglio»

«Ho finito di leggere Gli anni al contrario di @nadiaterranova. Bellissimo, anzi di più. Brava Nadia».
Christian Rocca

«La generazione meno interessante di tutti i tempi. È quella cresciuta a cocomeri di Dirty Dancing, lacrime di Candy Candy e zero svolte epocali. Per dare un senso alla sua "sfortuna cronologica" una scrittrice italiana nata nel '78 racconta gli Anni al contrario dei suoi genitori».
La scrittrice e giornalista Guia Soncini ha intervistato Nadia Terranova per «Marie Claire». Il testo integrale dell'intervista lo potete trovare qui.

«La stanza tutta per sé invocata dalla scrittrice Virginia Woolf, con intelligente irriverenza diventa per Aurora il bagno. Lì può studiare, mentre fuori i suoi fratelli si inseguono rumorosamente. E studiare significa emanciparsi, costruirsi un futuro lontano dalla famiglia che le sta stretta, la affolla, non le piace. Invece Giovanni, terzogenito di un avvocato comunista, prima sigaretta rubata a 11 anni, gode dell'ammirazione e del rispetto dei coetanei. Si incontreranno e la loro storia vivrà del luogo di provenienza piuttosto che di quello di arrivo».
Valeria Parrella, «Grazia»

«Il libro della Terranova ricorda un po' certi romanzi minori del dopoguerra, quella cifra sommessa che può essere il risultato di una laboriosa conquista o è un talento innato. I personaggi qui dentro sono circoscritti ma non limitati e si muovono in un modo che può lasciare anche perplessi, nell'eccesso di indagine psicologica a cui siamo abituati. Ma la semplicità, qui, non è sospetta. È solo commovente. "Niente divenne migliore, tutto si fece sopportabile". A volte basta una frase per schiudere un romanzo e negli Anni al contrario è questa. A volte capitano. Non sempre, ma capitano. Quei romanzi in cui niente era pretenzioso e tutto si fece delicato e fermo».
Claudia Durastanti, «Mucchio»

«Un racconto intenso ed esplicitamente autobiografico di Nadia Terranova, davvero brava a sciogliere con leggerezza la massa di dolore che attraversa le pagine. Politica, tentazioni di lotta armata, droga e Aids ma anche anaffettività come difesa, scorrono in righe che mettono a fuoco una generazione bella e incapace di sopravvivere ai suoi sogni».
Pietro Cheli, «Amica»


«Scorrono veloci Gli anni al contrario di Nadia Terranova, come quei prologhi dei vecchi film Disney dove un libro magico voltava da solo le pagine e raccontava i fatti senza una parola di troppo».
Laura Pezzino, «Vanity Fair»

«È un romanzo di grande appiglio emotivo. Nadia Terranova racconta con disinvoltura una storia che imprime a fuoco il destino di una vita. La scelta, quale essa sia, i due giovani la impugneranno ricchi di speranza e di fiducia. Si legge, pagina dopo pagina, avidamente, e poi una pausa, la necessità di tirare il fiato, e dunque continuare».
Alessandra Peluso, «Affaritaliani.it»

«Gli anni al contrario è un romanzo pudico: niente sesso, niente perfidia (solo inadeguatezza e magari vittimismo), niente scaltrezza. È una cavalcata, anzi una galoppata, nell'atmosfera degli anni che vanno dal '77 alla caduta del muro di Berlino, inclusa la delusione finale di Aurora, quando viene a sapere che il fondatore dei marxisti-leninisti è diventato un capo ciellino. Un'ambientazione che sarà una scoperta per chi non conosce la storia recente, o invece un ripasso, con molti dettagli narrativi che accendono nei reduci di quegli anni catene di rêverie. Del romanzo si apprezzano sia il ritmo narrativo (10 anni di vita e di storia in 150 pagine) sia la qualità della scrittura, mai maldestra, mentre il registro narrativo finisce per essere, forse per scelta precisa dell'autrice, più sociologico che drammaturgico».
Camilla Baresani, «IL Magazine»

«Scritto con grazia e intelligenza».
Frederika Randall, «Internazionale»

«Gli anni al contrario di @nadiaterranova è un piccolo gioiello, una canzone allo stesso tempo triste e piena di promesse».
Fabio Deotto


 

 

Il libro


Gli anni al contrario - copertina

Nadia Terranova


Gli anni al contrario


2015
Stile libero Big
pp. 152
€ 16,00
ISBN 9788806217310

Erano anni in cui due ragazzi innamorati giocavano a fare i grandi, senza mai diventare adulti. Erano gli anni Settanta. Anni al contrario.

La storia di un uomo e una donna che si amano, ma sono incapaci di sopravvivere all'utopia di un mondo da salvare. Soprattutto, sono incapaci di salvarsi.

PREMIO BAGUTTA OPERA PRIMA 2016
PREMIO VIADANA 2016 (ex aequo con Una storia quasi perfetta, di Maria Pia Veladiano)
PREMIO VIADANA GIOVANI 2016
PREMIO ADOTTA UN ESORDIENTE 2016
PREMIO BAGUTTA OPERA PRIMA 2016
PREMIO FIESOLE NARRATIVA UNDER 40 2015
PREMIO BRANCATI ZAFFERANA 2015 NARRATIVA
PREMIO GROTTE DELLA GURFA 2015

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