Michela Murgia

Accabadora


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In sardo, «accabadora» è colei che finisce. Agli occhi della comunità, il suo non è il gesto di un'assassina, ma quello amorevole e pietoso di chi aiuta il destino a compiersi.
Narrando la storia di Tzia Bonaria, la vecchia sarta che conosce sortilegi e fatture e sa dare una morte pietosa, e Maria, la bambina che Tzia Bonaria ha preso con sé per crescerla come una figlia, una fill'e anima, Michela Murgia affronta un tema complesso senza semplificarlo.
E trova le parole per interrogare il nostro mondo mentre racconta la Sardegna degli anni Cinquanta, un mondo antico sull'orlo del precipizio con le sue regole e i suoi divieti, una lingua atavica e taciti patti condivisi.

Così l'autrice spiega, in esclusiva per il nostro sito, l'origine del suo primo romanzo:
«L’idea di Accabadora è sorta in modo non meditato, da un episodio casuale. L’anno del mio primo libro ero stata invitata a Bardonecchia dalla scuola Holden per partecipare a Esor-dire, un concorso per scrittori esordienti, e mi era stato chiesto di portare cinque pagine di inedito. Non avevo nemmeno una riga nel cassetto, né alcuna idea di cosa portare, ma non avevo mai visto Bardonecchia e desideravo molto andarci; così mi sono seduta e ho cominciato a scrivere quello che – ma ancora non lo sapevo - sarebbe diventato il primo capitolo di Accabadora. Ad Esor-dire arrivai per prima, ma l’invadenza espressiva di quelle cinque pagine mi fece capire che forse dietro c’era una storia intera che cercava spazio per raccontarsi. Mi sono messa ad ascoltarla per tre anni, e poi l’ho scritta. Il tema centrale per me resta quello dei lati nascosti della maternità elettiva; sono sempre stata affascinata dalle relazioni famigliari che non hanno il sangue come discriminante. Il tema della maternità elettiva mi appartiene profondamente, perché a mia volta sono fill’e anima; ma per non cadere nella trappola del parallelismo autobiografico, ho scelto volutamente di narrare il rapporto dal punto di vista della madre adottiva, una figura per la quale accompagnare i destini a compimento è solo una delle possibili sfumature della sua maternità, non necessariamente la più oscura».

Di Accabadora Michela Murgia ha parlato anche nella puntata del 9 giugno di Nudo e crudo, in onda su Radio Uno (ascolta l'intervista). Del primo romanzo di Murgia si è occupata anche la stampa. Ecco alcune delle recensioni uscite per Accabadora:

«Michela Murgia, attingendo alla potenza della letteratura, traspone il dibattito attuale su testamento biologico ed eutanasia in un universo mitico, donandoci la possibilità di tornare a pensarvi senza urlare, con la giusta forza e delicatezza».
Valeria Parrella, Grazia

«È lei, l'accabadora, la protagonista del primo romanzo di Michela Murgia. Sullo sfondo una questione etica, tra le più delicate e drammatiche che la modernità abbia prodotto. Senza che mai Michela Murgia, con grande eleganza, cavalchi il dibattito sull'eutanasia riferendosi a episodi della cronaca recente. [...] Nel romanzo la scommessa etica diventa una scomessa narrativa e liguistica. Una narrazione senza idillio e senza retorica, senza luoghi comuni. Una lingua nitida, densa di aforismi e di ossimori, di immagini che colgono il segreto legame fra vita e morte».
Paola Pittalis, La nuova Sardegna

«C'è più amore che morte in queste pagine, e c'è uno stile che disegna ogni personaggio, ogni frase con l'accuratezza con cui Tzia Bonaria Urrai cesella le asole».
Angiola Codacci-Pisanelli, L'espresso


Michela Murgia è nata a Cabras nel 1972. Nel 2006 ha pubblicato con Isbn Il mondo deve sapere, il diario tragicomico di un mese di lavoro che ha ispirato il film di Paolo Virzì Tutta la vita davanti. Per Einaudi ha pubblicato nel 2008 Viaggio in Sardegna. Undici percorsi nell'isola che non si vede.
http://michelamurgia.altervista.org/


 
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