Melania G. Mazzucco

«Limbo»


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Non volevo nemmeno parlarti, Manuela Paris. Ero già felice di guardarti dal balcone. La ragazza soldato coi capelli a spazzola e il sorriso da bambina, col corpo di un’atleta e le stampelle. Una ragazza dura e fragile, entusiasta e delusa, spaventata e coraggiosa. Non mi stancavo mai di guardarti. Ti ho evitata, credimi. Sei stata tu a venirmi incontro, tu a cercarmi, tu a venirmi a stanare. Io ho provato a difendermi. Ancora non sapevo che comportandomi cosí in realtà non facevo che attirarti, perché tu sei addestrata per attaccare, e piú mi difendevo e mi ritraevo, piú tu mi inseguivi, mi braccavi, mi mettevi nell’angolo, e non mi avresti mollato finché non mi avessi catturato. Cordon and search… Sei un soldato, suppongo che sia la tua natura. Sei bella in un modo tutto tuo, che mi ha ferito profondamente. Ho sentito il tuo dolore, nel tuo corpo e nei tuoi occhi prima ancora di parlarti. Ho capito subito che eri pericolosa per me. Perché eri la mia ombra.

Melania G. Mazzucco, Limbo

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Ogniqualvolta mi provo a sintetizzare la “trama” di un libro di Mazzucco, mi accorgo della vanità dell’impresa. Perché i romanzi di Mazzucco sono sempre qualcosa di diverso dalla loro “trama”. Sono la vita stessa, che si diffonde impetuosamente (e anche un po’ nevriticamente) in tutti i pori dell’esistenza, quasi che la ricerca narrativa consistesse nel raccontare, almeno potenzialmente, tutto. […] Ma il vero collante degli innumerevoli punti narrativi è la lingua: più esattamente, la capacità prensile di mazzucco, davvero eccezionale, di usarne infinite, anche all’interno della stessa pagina. […] Il “limbo” è un mondo dove le anime girano in tondo, sapendo che non possono aspirare a una condizione superiore. Ma, nella loro incompiutezza, sanno che esiste una realtà di desideri, di speranzxe e di amori, cui non è né illecito né proibito tendere. Mazzucco rappresenta questa umana tensione: tanto più significativa quando sale, come nel caso dei personaggi di questo suo romanzo, dal basso; ma sempre presente per chiunque al di là dell’apparenza delle “favole vane”.

Alberto Asor Rosa – la Repubblica

Leggere Limbo di Melania G. Mazzucco, così realistico, così immerso nella contemporaneità e così affine ai fatti in Afghanistan di oggi, è un’esperienza straordinaria, seppure dolorosa. Un faro, rielaborato dalla fantasia dell’autrice, puntato però forte sulla vita vera, su ciò che sta succedendo, proprio adesso, in quei luoghi. Questo è un libro potente, preciso, coerente nella perfetta costruzione dei personaggi e in particolare di Manuela. E Mazzucco qui si esprime in un linguaggio minuzioso, ricchissimo di dettagli ben tratteggiati dove nulla è lasciato al caso; una scrittura che però è anche emotiva, ed evocativa. Una voce grande, di ampio respiro, dagli obiettivi smisurati: un inequivocabile capolavoro. Verrebbe da trascriverselo tutto su un’agenda, rileggerne le frasi principali, impararlo a memoria.

Noemi Cuffia – bol.it

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Aveva chiesto a sua madre di non dire a nessuno che sarebbe tornata a casa, e invece quando Manuela Paris scende dalla macchina, davanti al portone di casa sua, trova un comitato d’accoglienza grande quanto Ladispoli intera. È la vigilia di Natale, Manuela non ha ancora ventotto anni ed è alta e sottile, il suo sarebbe un corpo da atleta, non fosse che ora è fragilissimo - le ossa frantumate ricomposte dalle operazioni, la fisioterapia, le stampelle che chissà quando si potranno mettere via.
Manuela è tornata a casa, in Afghanistan era a capo di un plotone di trenta alpini – la realizzazione di un desiderio che nasceva nell’infanzia, il sogno di una bambina magra e selvatica con l’anima di una principessa guerriera - adesso è una sopravvissuta. Per caso. In balistica si chiama «teoria della divergenza»: Dovevo trovarmi in un punto, che era l’incrocio di una serie di linee, e queste linee sono sempre la conseguenza logica e matematica di una catena di azioni, decisioni, movimenti, gesti. Invece, per un caso, non c’ero. Ero dieci metri piú indietro, anche se non dovevo esserci, e l’esplosione mi ha fatto a pezzi, ma non del tutto. È per quella divergenza che sono viva.

Viva ma incapace di vivere, Manuela, incapace di pensare a un futuro che non sia tornare sul campo e far ripartire l’esistenza nel punto esatto in cui si è interrotta, un istante prima dell’attentato che adesso, invece di rassegnarsi a diventare passato, è intrusione continua nel presente. I medici le hanno detto che ricordare è importante, che ricostruire la sua storia fino al giorno del disastro può aiutarla ad andare avanti. E Manuela, che della disciplina ha imparato a non poter fare a meno, fa i compiti: ricorda, racconta dell’Afghanistan, della guerra, di un popolo sprezzante del pericolo e che più di tutto amava la libertà, scrive del deserto delle pietre e del sangue. Anche se le parole, le sembra, non servono a dissolvere i fantasmi: piuttosto li evocano, ne mettono a fuoco i dettagli.

Ogni sera, quando la casa è già silenziosa, Manuela esce sul balcone e accende una sigaretta. Dall’altra parte della strada, sul balcone dell’hotel Bellavista, un uomo nascosto dal buio fa la stessa cosa. Lui sa che lei si alza prima di tutti e va a letto per ultima, che dorme con la luce accesa, che a volte di notte si sveglia e cammina, che al posto del pigiama usa una maglietta bianca. Lei di lui sa che corre tanto e bene, che beve acqua gassata, che prima di spegnere la luce legge un libro e che fuma troppo. Non sanno nulla del passato che li ha costruiti, di quello che vogliono dimenticare, o magari nascondere, ma ognuno, dal suo limbo, studia il limbo dell’altro: le azioni minime, le espressioni, i gesti che parlano al posto della voce. E forse proprio nell’incontro con quest’uomo che sembra appena venuto al mondo, e che come lei sembra paralizzato in un presente di speranza e attesa, Manuela riuscirà a trovare il punto in cui si ricomincia a vivere. Un punto che dovrebbe stare lì, nell’incrocio delle linee determinate dalle azioni e dalle decisioni, ma che invece, contro ogni previsione logica e matematica, forse va cercato dieci metri più in là.

A sette anni dal successo di Un giorno perfetto, Melania Gaia Mazzucco (Premio Strega nel 2003 per Vita) passa a Einaudi con una storia epica e appassionante, che ci parla del nostro tempo e ci interroga sulle nostre responsabilità di uomini. Il grande romanzo contemporaneo di una delle autrici italiane più conosciute e amate nel mondo

I libri di Melania G. Mazzucco nel catalogo Einaudi


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