Céline diceva che il romanziere deve tenere il lettore sul ponte della nave a godersi il viaggio e mai farlo scendere nella sala macchine. Io invece amo proprio mostrare la sala macchine. Mi piace che si veda al tempo stesso la storia e la vita di chi la scrive.
Mauro Covacich
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Chi sono io? Quando sono me stesso e quando invece recito una parte? E c’è davvero differenza?
Questo sono le domande, «sempre le stesse», su cui ha lavorato negli ultimi dieci anni Mauro Covacich, che torna in libreria con A nome tuo, l’ultimo capitolo di una pentalogia inaugurata con A perdifiato, apparso per la prima volta nel 2003 e pubblicato da Einaudi nel 2005. Già in quel primo romanzo Covacich poneva le basi per il complesso ragionamento sull’identità che si sarebbe progressivamente infittito (e, contemporaneamente, esplicitato) nei libri successivi: la propria biografia si mescola a quella dei propri personaggi, i nomi diventano indizi. E così, se il maratoneta Dario Rensich appare immediatamente come un possibile alter ego dello scrittore, a mandare in cortocircuito la corrispondenza diretta interviene la protagonista femminile, che dell’autore porta il nome: Maura.
Il secondo capitolo è del 2005: Fiona. Il titolo è il nome della bambina haitiana che Dario e Maura hanno provato ad adottare nel libro precedente. Ritroviamo Fiona in Italia, non più a Trieste ma a Milano, i suoi genitori si chiamano Sandro e Lena. Sandro è autore di un reality show, «Habitat», una sorta di Grande Fratello estremo che rispecchia le storture dell’Italia contemporanea, e che, soprattutto, offre a Covacich l’opportunità di estendere la riflessione ai rapporti tra realtà e finzione, di interrogarsi sulla ricerca di un io autentico che sia discernibile dalle sue rappresentazioni.
Tre anni fa, Prima di sparire segnava la rottura definitiva. A dire io, in questo romanzo, è Mauro Covacich, e la realtà irrompe con prepotenza nella finzione letteraria. In Prima di sparire c’è la vita esibita, c’è uno scrittore che si rivela e che rivela i suoi personaggi: Dario Rensich, Sandro, Maura. Il Covacich-personaggio (anche se poi, forse, a questo punto distinguere non ha più significato) è alle prese con il romanzo che dovrebbe chiudere quella che, nelle intenzioni, doveva essere una trilogia: dopo A perdifiato e Fiona, il terzo e conclusivo capitolo dovrebbe chiamarsi L’umiliazione delle stelle, come la performance artistico-sportiva che l’autore ha immaginato per Rensich: una corsa lunga quarantadue chilometri su un tapis-roulant, catturata in un video. Solo che poi, scopriamo in Prima di sparire, accade che la vita si intromette e scombina i piani, e raccontarla diventa più urgente che scrivere qualsiasi romanzo, anche quello progettato per anni.
Nel 2009, Covacich compie un passo a lato e presta il suo corpo a Rensich: il personaggio si incarna nel suo autore. Nasce l’installazione L’umiliazione delle stelle, «un libro scritto con il corpo, un passo necessario per poter tornare a scrivere con le parole». Covacich corre davvero quarantadue chilometri su un tapis-roulant, e l’esito della performance è ancora profondamente letterario. «Era il tentativo estremo di stanare l’io autentico, - dice oggi. - Dove cercarlo se non nel dolore?» Eppure, spiega, «sotto ogni strato di pelle ho trovato una nuova maschera».
Prima di arrivare a A nome tuo c’è ancora un altro tassello da aggiungere. Nel 2009 Stile Libero pubblica Vi perdono, il libro shock dell’esordiente Angela Del Fabbro, dietro la quale, dichiara la nota biografica, si cela un nome che si preferisce non rivelare. Da subito, l’ipotesi più accreditata è che il libro sia autobiografico, e che lo pseudonimo serva a proteggere la protagonista di una storia simile a quella raccontata nel romanzo: un angelo della morte, una donna che aiuta i moribondi a porre fine alla propria agonia. Eppure l’indizio c’era, sotto gli occhi di tutti, proprio in quel nome: Del Fabbro è la traduzione italiana del cognome croato Covacich.
Dopo anni di ricerca «era naturale – racconta Covacich a Maurizio Bono per Repubblica – che a un certo punto provassi a forzare nella direzione opposta: se non posso mai essere davvero me stesso, forse posso essere un altro, o un’altra. E magari scrivere per lei». Ad Angela Del Fabbro l’autore aveva affidato una parte molto importante della sua storia, quella che ha a che fare con il rapporto con le proprie radici. «Angela si era presa tutto della mia vita, - dice ancora a Repubblica, - l’agonia di mio padre, l’impossibilità di aiutarlo, e poi quella gita sugli sci, il giorno più gioioso vissuto insieme ai miei. Si era presa la storia più importante che avessi scritto».
Ed è che così che nasce A nome tuo: dall’esigenza di riappropriarsi di quella storia. Raccontare il dietro le quinte, il prima, il momento nel quale l’autore decide di essere altro, cede alle lusinghe del proprio personaggio e le presta la propria identità. Con la speranza che questa donna solo immaginata, eppure così vorace nell’impossessarsi della vita altrui, possa finalmente andarsene.
Con A nome tuo la dimensione del reale e quella della finzione implodono in un romanzo sorprendente, che riagguanta i frammenti di un’identità sparpagliata tra storia presente, storia passata e immaginazione. Forse questa volta il ciclo è davvero chiuso, e Covacich ci invita a guardare la sua opera con una nuova consapevolezza che può sembrare una resa, ma che, invece, è la sintesi dei legami misteriosi che attraversano la letteratura e la vita: «scrivere è mentire, sempre. Ma forse mentire è la mia condizione autentica, la verità dell’invenzione».
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Mauro Covacich![]() A nome tuo
2011
Supercoralli pp. 346 € 22,00 ISBN 9788806200183
«Se te ne andrai scriverò io per te. Ricomincerò
a nome tuo. Affronterò di nuovo il mare aperto
anche se mi terrorizza e ti regalerò l'esordio che meriti. SCHEDA LIBRO
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