Massimo Carlotto, Gianrico Carofiglio, Giancarlo De Cataldo

«Cocaina»


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Un vero e proprio romanzo, benché composto da tre racconti che scorrono veloci senza che quasi si avvertano le differenze, legati da una sottile linea bianca che regala alla storia una narrazione compatta e fluida che non t’aspetti in un prodotto collettivo.
Massimo Vincenzi, «la Repubblica»

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Un poliziotto ribelle che combatte una banda di trafficanti e si ritrova sempre più solo. Una donna seduta in bar che ripercorre il propria dolorosissima storia d’amore e dipendenza. Un giovane shadow banker che opera per conto di una famiglia mafiosa in affari con il cartello del Sinaloa. Tre personaggi, tre storie diversissime ed esemplari, una sola vera protagonista: la cocaina, dea bianca che muove, intreccia, spezza i destini.

È la droga che più ha influito sulla società dagli anni Ottanta a oggi, è invasiva e trasversale. A raccontarcela in questo libro sono tre grandi autori del noir italiano: Massimo Carlotto, Gianrico Carofiglio, Giancarlo De Cataldo.

L’idea, rivelano a Repubblica, è venuta a De Cataldo: «poi è iniziato un lungo corteggiamento. Mi piaceva fare un ragionamento comune su un fenomeno così potente e invasivo». Al quale i colleghi, accomunati dalla capacità di riconoscere la forza e la pervasività delle correnti criminali che percorrono il nostro Paese, non hanno saputo resistere.

Per l’occasione Carlotto ha riportato sulla pagina l’ispettore Giulio Campagna, e si è preparato con una lunga inchiesta sul campo, nelle città del Nordest: «ho girato all’alba, quando le donne delle pulizie smettono di lavorare e trovano un po’ di consolazione nella striscia consumata in fretta nei locali di periferia dove prendono il caffé. Un tiro e le paure di una vita sempre più precaria sembrano svanire. Lo stesso nei grandi parcheggi dove si ritrovano i lavoratori giornalieri dell’edilizia. O negli autogrill dove gli spacciatori aspettano i camionisti e i piccoli padroncini che si fermano per fare il pieno di benzina e di polvere bianca. Durante il boom era la droga dell’euforia, ora con la crisi è la droga della consolazione».

Campagna osservò i volti segnati dalla stanchezza e dalla consapevolezza che nulla sarebbe cambiato nelle loro vite. Era proprio vero che la coca la sniffavano tutti, ricchi e poveri, laureati e ignoranti. Ma erano le aspettative che facevano la differenza. L’avvocato padovano che aveva arrestato insieme ai suoi amici il mese prima si era limitato ad alzare un sopracciglio. I giornali ne avevano scritto per giorni perché la Padova bene faceva sempre notizia. Ma le persone coinvolte si proteggevano a vicenda formando un’unica rete, e non sarebbe successo nulla perché gli interessi da difendere erano ben definiti. La coca serviva solo ad ammazzare la noia con un po’ di trasgressione nei salotti buoni dove ormai i pusher magrebini erano di casa.
Ma quegli sfigati che si spaccavano il culo pagati a ore o a metro quadro, arrampicati sui ponteggi, vivevano su un altro pianeta dove alzarsi tutte le mattine alle quattro era un motivo piú che sufficiente per sniffare un po’ della coca stratagliata di Pizzo.
Campagna li guardava e si sentiva un privilegiato.

Massimo Carlotto, La pista di Campagna

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Carofiglio affida invece la narrazione a uno scrittore. Una conversazione con una donna incontrata per caso rinuncia in fretta a ogni pretesto letterario per trasformarsi in un dialogo profondissimo e rivelatore. Carofiglio guarda a una dimensione che è insieme intima e sociale, per raccontare uno degli effetti più potenti della cocaina: l’annullamento del confine tra vittime e carnefici, colpevoli e innocenti.

Seduta alla mia destra c’era una donna in pantaloni cargo e maglietta bianca. Aveva il corpo di un’atleta in forma – asciutta, braccia magre e mu- scolose, spalle larghe – ma il viso segnato da rughe come cicatrici di rasoio, orizzontali sulla fronte, verticali ai lati della bocca.
Sul suo tavolo c’erano una birra, un panino e un quaderno a spirale. Scriveva qualcosa, con la fretta sincopata di chi cerca di tener dietro a un pensiero e teme possa sfuggirgli. Poi dava un morso al pa- nino e beveva un sorso di birra. Quindi tornava a scrivere. Emanava un misto di padronanza, urgenza, precarietà e – mi ci volle un po’ per metterlo a fuoco – anche un vago senso di minaccia. Era impossibile non guardarla.

Gianrico Carofiglio, La velocità dell’angelo

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«Dopo tanti cattivi, - ha detto invece De Cataldo - volevo raccontare i buoni». E l’ha fatto con una storia che segue il percorso della coca dal Messico a Milano, dalla foglia all’impero immateriale della finanza. «Un giro di valzer dove a ogni passo, qualcuno perde qualcosa».

L’Ingegnere era un cliente generoso e affettuoso, il migliore sulla piazza. L’Ingegnere aveva un solo difetto: a volte esagerava con la roba. Per questo Sveva aveva l’accortezza di escludere dal taglio le anfetamine, e a volte mescolava alla polvere un po’ di sonnifero.
La coca sembrava mandare bagliori nella stanza, mantenuta in penombra da una complice lampada dalla morbida luce rossastra.
Tirarono all’unisono. Sveva si liberò dell’accappatoio bianco e cominciò a lavorare sull’interno delle cosce di lui.
La coca ha una sua bellezza arcana, pensava l’Ingegnere, che in quelle seratine con la sua compagna preferita leggeva l’apoteosi di una carriera scandita dalle scelte giuste. Quelle che portano al successo i meritevoli.
Successo senza sensi di colpa: che sensazione paradisiaca!

Giancarlo De Cataldo, Ballo in polvere

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Queste tre storie in apparenza così distanti dialogano e si fanno eco, per costruire – attraverso l’accostamento di punti di vista e «lenti» diverse – un quadro complesso e sfaccettato dell’universo (soprattutto umano) che ruota attorno alla cocaina. Il risultato è un noir magistrale e un documento agghiacciante sul nostro tempo.

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Su Repubblica TV, Carlotto, Carofiglio e De Cataldo raccontano la genesi di Cocaina, intervistati da Giulia Santerini.


Il libro


Cocaina - copertina

Massimo Carlotto


Gianrico Carofiglio


Giancarlo De Cataldo


Cocaina


2013
Stile libero Big
pp. 200
€ 13,00
ISBN 9788806215477

Tre maestri della narrativa contemporanea raccontano la droga che piú a fondo ha segnato la società dagli anni Ottanta a oggi.

La cocaina. Muove capitali immensi, costruisce imperi, distrugge, ricrea e plasma le coscienze. Rende tutti un po' piú criminali. La cercano sia gli operai in fila all'alba in attesa di ingaggio nelle città del Nordest, sia l'insospettabile compagna o compagno della tua vita. In tempi di crisi, è generosa con chi sceglie di servirla. Ci segue come la nostra ombra, cosí evidente e normale che nessuno piú la vede. E allora serve la letteratura per renderla di nuovo visibile. Tre magnifiche storie che rimandano l'una all'altra, tre facce diverse e complementari dello stesso cristallo. Tre scrittori al meglio delle loro capacità, che ci divertono, turbano e costringono a riflettere.

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