Massimo Bucciantini ha descritto Levi come lo scrittore che ha saputo adoperare gli strumenti sperimentali del «separare, pesare e distinguere» e ha così raccontato Auschwitz non solo come inferno angoscioso, anus mundi, orrore storico, ma come sede di un esperimento scientifico estremo sull’uomo.
Stefano Bartezzaghi – la Repubblica
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Si rinchiudano tra i fili spinati migliaia di individui diversi per età, condizione, origine, lingua, cultura e costumi, e siano quivi sottoposti a un regime di vita costante, controllabile, identico per tutti e inferiore a tutti i bisogni: è quanto di piú rigoroso uno sperimentatore avrebbe potuto istituire per stabilire che cosa sia essenziale e che cosa acquisito nel comportamento dell’animale-uomo di fronte alla lotta per la vita.
Inizia così uno dei passi più celebri di Se questo è un uomo, e comincia così anche la riflessione che Massimo Bucciantini ci propone nel suo Esperimento Auschwitz. Seconda pubblicazione legata al ciclo di Lezioni Primo Levi (inaugurato con «Sfacciata fortuna». L’olocausto e il caso, di Robert Gordon), organizzato dal Centro Internazionale di studi dedicato all’autore, Esperimento Auschwitz è perfettamente fedele agli intenti delle lezioni: approfondire la sua opera, ampliando il più possibile il ragionamento verso nuovi orizzonti, con un’attenzione particolare agli sviluppi più recenti del dibattito culturale.
Bucciantini svela in questo lavoro imprevisti collegamenti tra la scrittura di Levi e quella, strettamente legata al metodo scientifico, di Galileo Galilei: Levi si chiede come si comporta, in certe condizioni controllate e costanti di vita, un campione di umanità che non è stato selezionato e che dunque rappresenta la materia umana. Cosa resta in condizioni così estreme?
«Con Levi, - scrive Bucciantini, - Auschwitz diventa il nome di un esperimento scientifico, del più terribile degli esperimenti inventati e realizzati da uomini contro altri uomini. Ed è la sua scrittura che per la prima volta trasforma Auschwitz nell’Esperimento Auschwitz, e ciò fa sì che Se questo è un uomo sia un libro vero e inimitabile».
Ma Bucciantini apre ancora il discorso, e racconta come Franco Basaglia fu uno dei primi a capire che Se questo è un uomo poteva essere considerato come la descrizione di «un grande laboratorio scientifico e antropologico», e che l’«esperimento Auschwitz» confermava le sue tesi sui manicomi e la sulla psichiatria.
Con un passo leggero ed eccellenti doti argomentative, l’autore suggerisce un approccio originale all’opera di Levi, e indica una nuova direzione per riflettere sui complessi legami tra esperienza vissuta, sguardo scientifico e azione morale.
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«Levi sapeva benissimo che cosa stesse facendo, quale fosse la sua strategia di scrittura. Ed era una strategia quasi scientifica».
Primo Levi, la chimica del male: un’intervista a Massimo Bucciantini sulla Stampa
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Giovedì 12 maggio, alle ore 11.30, Massimo Bucciantini e Domenico Scarpa, in collaborazione con il Centro internazionale di studi Primo Levi, presentano Esperimento Auschwitz al Salone Internazionale del Libro di Torino.
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