Mariolina Venezia

«Da dove viene il vento»


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«Scrivere è, tra le altre cose, anche l’arte di calarsi in personaggi molto diversi da noi e questo è ciò che ci permette di capire gli altri. Da dove viene il vento è una sorta di percorso verso l’empatia».

Mariolina Venezia

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A quattro anni dal Campiello ricevuto nel 2007 per Mille anni che sto qui, Mariolina Venezia torna ai suoi grandi temi: il tempo, la passione amorosa e civile, le traiettorie misteriose su cui si modellano e si intrecciano i destini umani, e ci consegna un romanzo che sa guardare alla grandezza della Storia e agli abissi dell’animo umano con la stessa sensibilità.

Cerchi le chiavi di casa, te le infili in tasca, esci. In questa crepa fra i tuoi impegni guardi la città con altri occhi. Scopri particolari che non avevi mai notato. Non è abbastanza per rendertela amica. Se non avessi l’età che hai scoppieresti a piangere e batteresti i piedi, invece continui a camminare con l’ultima pazienza che ti resta.
Adesso hai in mente solo parole che si mescolano a quelle di una poesia, la tua preferita. Vanno e vengono, mentre la città ti passa accanto. Dentro di te qualcosa prende forma. Una specie di vento che porta rumori e colori da chissà dove. Odori pungenti, profumi. Ci sono laghi, c’è il mare. Una città del Nord. Un uomo davanti a una porta, un orizzonte che si allontana.
Le storie degli altri e la tua.
Se solo potessi parlare di tutto questo a qualcuno, pensi. Se potessi trovare il modo. Tutto ripartirebbe, allora.

Vent’anni fa Dora e Salvatore si sono amati, hanno condiviso momenti e ideali, hanno provato sulla propria pelle le contraddizioni di una generazione. Si sono anche lasciati, poi, imboccando strade lontane, scegliendo gradi diversi di fedeltà all’idea di futuro che avevano costruito nel tempo. Dora se n’è andata: prima in Puglia, dove per un attimo solo ha pensato di restare, poi in Francia per laurearsi e lavorare, e per scoprire che «essere stranieri è come bere champagne. Una frizzante sensazione di leggerezza, che inebria senza stordire». Salvatore invece da Padova non è mai andato via, ha una moglie che per amore o per abitudine finge di non vedere l’orlo del precipizio su cui suo marito si ostina a camminare.
Finché, nell’anno che cambierà la storia dell’Occidente, Dora e Salvatore si incontrano in un locale di Padova. Un appuntamento con il destino che trasforma l’amore di un tempo in un’ossessione erotica totalizzante.
Clandestini, Salvatore e Dora provano a colmare il proprio vuoto sprofondando l’uno nell’altra; clandestino, il berbero Idir sbarca in Italia e la attraversa da Sud a Nord fuggendo da un passato che non vuole ricordare.
Sopra di loro, prima o dopo di loro, un cosmonauta a cui la Storia sottrae un Paese al quale appartenere, e ancora altrove un navigatore che, invece, un Paese alla Storia lo consegnerà.

Ormai non distinguo piú bene il sogno dalla veglia. Mi sento come ogni creatura della terra. Un dinosauro, una donna vissuta nel Medioevo, un uomo che attraversa il mare in una barchetta che sembra di carta. O Cristoforo Colombo, l’esploratore, le cui imprese mi colpivano quando ero a scuola.
Qui nello spazio i miei confini diventano sottili come una membrana che sta per rompersi, e ogni tanto devo guardare il mio viso in uno specchio per ricordarmi chi sono, finché, quando penso che tutto sia perso, non scopro che la mia salvezza è nello stesso esatto punto dov’è la mia pazzia: non nell’aggrapparmi a ciò che sono, ma nell’abbracciare tutto ciò che è.
Guardo il futuro venirmi incontro, quello stesso che per altri è già passato.

In un presente fatto di momenti interminabili nei quali precipitano passato e futuro, le vicende, le idee e i sentimenti umani di ogni tempo svelano i loro innumerevoli legami. A districarli (o ad annodarli ancora più stretti) la voce di una donna che racconta e si racconta con intensità e delicatezza, guidando insieme, attraverso la scrittura, personaggi e lettori, fino a un nuovo appuntamento con il destino in cui tutti dovranno fare i conti con il proprio desiderio di appartenenza, e con il senso stesso della vita.

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«Mariolina Venezia torna a raccontare una parabola sociale, seguendo  una storia in parallelo di tre personaggi nell’Italia confusa dei primi  anni duemila […]. Ciascuno dei tre è estraneo al passato, impegnato a  galleggiare nel presente: Salvatore e Dora, che pure hanno avuto molti  sogni nei 70, sono incapaci di distillare felicità dai propri desideri;  Idir, senza vento né stelle a guidarlo, non sa più come rintracciare un  orizzonte. Ma sono i due italiani i più disperati, incapaci di decifrare  ciò che li circonda, dalle emozioni private al futuro del paese. Così  miopi da non vedere la vita di chi, venendo da lontano, ora cammina loro  accanto. E ha forse tra le mani le uniche speranze».

D – la Repubblica delle donne

I libri di Mariolina Venezia nel catalogo Einaudi


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