Marco Presta

«Il piantagrane»


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Non esistono segnali che ci avvertano dell’arrivo di un giorno particolare, diverso dagli altri, destinato a centrifugare la nostra esistenza. La data di una gran vincita alla lotteria e le ennesime ventiquattr’ore insipide si presentano, in genere, allo stesso modo. Basterebbe una sirena, una semplice luce lampeggiante, la telefonata di una vecchia zia che ti chiama dopo anni per benedirti, qualcosa, insomma, che ti metta in guardia e ti sussurri: «Posa le buste della spesa, imbecille… stai per conoscere la moretta seduta alla cassa: ti darà quattro figli e poi scapperà col macellaio», oppure: «Preparati, oggi il tram ti passerà sui piedi».
Quella unicità imprevista ci colpisce spesso all’improvviso e nell’indifferenza del mondo circostante. Il nostro dovere è farci trovare impreparati.
Se si escludono le lauree e le nascite, finte sorprese come le cravatte ai compleanni, tutti gli autentici avvenimenti imponderabili ci mettono alla prova e separano gli inetti dai vigorosi, i fanfaroni dai rassegnati.
A ciascuno spetta almeno una rottura di coglioni al giorno.
Giovanni era convinto che la seccatura di quella mattina fosse costituita dalle cimici dei viburni.

Marco Presta, Il piantagrane

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Giovanni, trentotto anni, è un uomo buono, mite e prudente. Alto e sottile, perennemente incurvato in avanti, lavora con dedizione e tranquillità nel suo piccolo vivaio alla periferia della città, fronteggiando con pazienza e metodo cimici infestanti, foglie secche e le inclementi condizioni climatiche urbane.
Beniamino della quasi totalità della vegetazione del suo vivaio - «le piante lo adoravano e tra loro parlavano bene di lui attraverso il terreno, molte lo stimavano e lo consideravano un benefattore, tranne un vecchio limone, che ce l'aveva con Giovanni per motivi personali e per questo non gli dava mai frutti» - non riesce purtroppo a suscitare la medesima stima negli esseri umani. Le persone lo ritengono insignificante e poco ambizioso, faticano a comprendere la placida serenità con cui affronta quella sua piccola vita... e gli passano davanti senza ritegno nel bar di periferia in cui tenta di fare colazione.

Una mattina come le altre, mentre compresso tra impiegati bellicosi e una cinquantenne dal seno vistosamente rifatto sgomita per conquistare un agognato cornetto alla marmellata, Giovanni si sente trascinare verso l'abisso da un moto di autentico sconforto, perché «siamo capaci di resistere a malattie, grandi abbandoni, dolori laceranti, poi una piccola prepotenza in un bar ci fa sentire tutto insieme il peso di queste sopportazioni e ci schianta».
Ormai deciso a rinunciare alla colazione, si arresta all'improvviso sulla porta del locale, pietrificato da un orrendo grido: la prosperosa signora che gli aveva impedito il passaggio è a terra, annichilita da una forza invisibile che sembra averle tragicamente sgonfiato le protesi. Quel che Giovanni ancora non sa, è che quel miracolo di sincerità e coerenza è scaturito proprio da lui...

Dopo il successo di Un calcio in bocca fa miracoli, Marco Presta torna nei Coralli con un romanzo intelligente e divertentissimo sul potere di sconvolgere - in meglio - le cose. Giovanni scopre all'improvviso di possedere un dono straordinario: al suo passaggio, il mondo torna al proprio aspetto originario, al proprio ordine naturale. Così, in pochi giorni, il Paese è investito da una serie di cambiamenti eccezionali: gli elettori votano per l’unico candidato onesto e sconosciuto di una lista civica; l’autore di un morbosissimo libro di successo viene aggredito verbalmente e fisicamente, nel corso di una presentazione, dai suoi mansueti ascoltatori; i quotidiani iniziano a pubblicare notizie vere ma scomode.
Si sa, non a tutti piacciono i cambiamenti. E ogni superpotere è sì un dono, ma anche una condanna.

I servizi segreti, preoccupati dalla piega che le cose stanno prendendo, si mettono sulle tracce del «mostro». Giovanni non ha altra scelta che fuggire. Aiutato da Granchio – un ometto enigmatico e bizzarro che gli farà da scorta e con cui stringerà una sgangherata amicizia – intraprenderà un viaggio che lo porterà lontano, dove non sapeva di poter arrivare.

In Il piantagrane, Presta gioca con i meccanismi del giallo e della spy-story, e torna a raccontarci, con la sua inconfondibile dissacrante ironia, un Paese sottosopra in cui il buonsenso è l’eccezione, e la normalità è la più radicale delle rivoluzioni. Un Paese, insomma, che somiglia molto al nostro.

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Marco Presta racconta Il piantagrane al pubblico del festival Anteprime.

Il libro


Il piantagrane - copertina

Marco Presta


Il piantagrane


2012
I coralli
pp. 256
€ 17,50
ISBN 9788806213503

«Capita di vivere per secoli senza sapere niente. Poi, all'improvviso, un ometto con i denti rotti ti trascina in un mondo sconcertante, che non conosci: quello dove vivi da sempre».

Marco Presta, Il piantagrane

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Quando l'intelligenza, la comicità e l'indignazione precipitano nella stessa voce, possiamo solo ascoltarla ridendo con un'energia che ci sposta.

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