Marco Lodoli

«Vapore»


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Signori e belle signore, ecco a voi il mago Vapore, dentro a ogni cosa c’è un trucco, dentro l’arancia c’è il succo, l’oceano sta in ogni lago, in ogni uomo dorme un mago. Ora vi faccio vedere come respiro con le orecchie, state attenti bambini: ha chiuso la bocca, si è tappato il naso con due dita, e le orecchie ora gli si muovevano piano, come fiori di carne. Io stavo appoggiata al muro e Vapore mi ha guardato per un momento e per me è stato come cadere nell’acqua celeste dei suoi occhi, per un momento mi è mancato il respiro. Ha spento la luce e nel buio la giacca si è accesa all’improvviso, piccole lampadine brillavano a intermittenza sulle spalle e sulle maniche, spingevano le ombre contro le pareti, e poi Vapore ha unito le mani, vola anima bella vola, si vive una volta sola, e dalle mani gli è uscito un uccellino, ha sbatacchiato le alucce sopra le teste chinate dei bambini, ha urtato il lampadario, il divano, la credenza, ascolta la mia parola, vola anima bella vola, e l’uccellino si è alzato fino al soffitto, è precipitato verso il tappeto e di nuovo si è rialzato, girava girava mezzo stordito e poi piú veloce, piú leggero, fino a quando ha trovato la sua libertà nella finestra aperta, nel cielo di Roma. Il mago Vapore rideva nel salone di nuovo illuminato, i bambini erano contenti, battevano le mani, e io ero innamorata come nella mia vita mai, come un’idiota. Ciao, mi chiamo Augusto, mi ha detto il mago levandosi la giacca rossa dalla quale pendevano fili elettrici e batterie: mi ha messo una mano tra i capelli e ne ha tirato fuori una donna di cuori e un re di quadri, aveva i denti chiarissimi, la testa riccia con una spruzzata di grigio sulle tempie e il fiato sapeva un po’ di vino, e io ho capito che quell’uomo era un guaio che avrei tenuto con me finché morte non ci separi.

Marco Lodoli, Vapore

***  

Maria Salviati ha settantadue anni e non ricorda quasi niente. Non ricorda piú nemmeno un cognome dei ragazzini a cui insegnava scienze, non ricorda i nomi dei cugini, dei fiumi, delle città che ha visitato. Le sfuggono anche le date – le ricorrenze private si confondono con i grandi eventi della storia, le cifre sul calendario si mescolano a quelle dei numeri di telefono, e scompaiono insieme, «acqua della memoria che se ne va a fiotti». Maria non sa cosa ha mangiato ieri sera, non sa che faccia avevano certe persone, sa che ci sono state «perché hanno lasciato una conca che testimonia un’antica presenza: ma in quel buco cresce solo l’ombra». Ma a settantadue anni non si è così vecchi da accettare di seppellire tutto nella dimenticanza. E fa di tutto per trattenere quello che è rimasto, per combattere quella «nostalgia vuota per il tempo andato, per le stagioni, gli amici, gli amori»: scrive, parla da sola ad alta voce. «Finché le parole resistono, forse resiste anche il passato, briciole strette nel pugno macchiato dagli anni: poi il pugno si apre e tutto cade».

Solo di Augusto e Pietro Maria conserva ancora ogni parola e ogni gesto. Augusto e Pietro, i due uomini della sua vita, i due amori: un marito e un figlio, diversi che più di così non si può.

Ed è di loro che Maria racconta a Gabriele, un giovane agente immobiliare che sembra deciso ad aiutarla a vendere la casa di campagna. Ogni giorno Gabriele va a prenderla indossando lo stesso impeccabile vestito, e guidando piano come chi non ha nulla da fare la porta davanti alla casa e si siede con lei su una panca ad aspettare i potenziali acquirenti. E la ascolta.

La ascolta raccontare di quando conobbe Augusto, il mago Vapore, con gli occhi di un celeste mai visto e le lucine lampeggianti nella giacca. Di come fosse difficile vivere con un uomo che giurava di non pensare mai, perché «pensare significa solo mentirsi», un uomo che spariva ma poi tornava sempre. Di Pietro che nasceva in quella che per Maria fu la notte più terribile e meravigliosa, delle febbri che lo costringevano a letto, da cui si alzava ogni volta più alto e più serio. Di come quel figlio cresceva diverso dal padre: uno arrabbiato, idealista, pronto a mandare il mondo in malora; l’altro rassegnato a quello stesso mondo, o forse addirittura felice.

Raccontando, quasi recitando a memoria la sua storia a quel ragazzo, Maria si accorgerà che le parole giuste, quelle che sembravano sempre sfuggirle, sono riaffiorate. E che, forse, è anche arrivato il momento di riportare alla luce un drammatico segreto, che nella dimenticanza è stato troppo a lungo custodito.

Dopo Sorella (2008) e Italia (2010, vincitore del premio Brancati e libro dell'anno 2011 di Fahrenheit), Marco Lodoli dà vita a un’altra straordinaria figura femminile e ci regala con Vapore  il ritratto commovente di una famiglia fuori dagli schemi, sgangherata eppure piena d’amore. Tre personaggi poetici e diversissimi, accomunati dall’ostinazione a sognare sempre altro, dove altro non c’è.

 
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