La terra è rotonda e la lingua è lunga

di Piergiorgio Paterlini


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Piergiorgio Paterlini racconta ai lettori il suo «Fisica quantistica della vita quotidiana – 101 microromanzi».

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D’accordo. Non sarà vero che nel Medioevo si pensava ancora che la terra fosse piatta. Che già Platone e Aristotele davano per scontato che fosse rotonda. Ma, scienziati e filosofi a parte, il mondo è sempre stato pieno di sapientoni che dicevano: ma io cammino non come su una palla bensì come su una tavola, e dunque la terra è una tavola. Lo vedo con i miei occhi, come potrei dubitare. Stessa cosa per il moto del sole. Al mattino lo vedo da una parte la sera dall’altra, quindi è chiaro che è il sole a girare intorno a me.
Non è bastato questo incredibile sputtanamento dell’illusione ottica (illusione degli occhi, di ciò che vedo, che interpreto, in realtà) per convincere definitivamente gli umani che non dovrebbero fidarsi così ciecamente di ciò che credono di vedere, che non è detto che perché una cosa la vedo con i miei occhi abbia un solo significato, il primo che mi viene in mente. I “fatti” sono equivoci, e solo la “parola” può dirci quale sia il significato, in quel contesto, di quel fatto. La parola e – come direbbe Gianni Vattimo – il dialogo umano.
A me interessano i significati.
Non a tutti, lo ammetto. Ma a me sì. A me interessano solo i significati, anche se questo non significa che creda nell’”a fin di bene”, ad esempio. Non facciamo confusione. Uno dei miei Maestri – Ignazio Silone – ha scritto che esiste solo il bene, non l’a fin di bene. E su questo sono d’accordo. Ma è un’altra storia.
Le (buone) intenzioni non mi piacciono, le interpretazioni sì.
Conosco qualcuno che dice: se mi fai inciampare e vado sotto un tram e mi rompo una gamba, non mi importa se lo hai fatto apposta o se sei scivolato, la gamba me la sono rotta e tanto basta. No. Per me no. A me invece interessa, interessa moltissimo se sei inciampato o se volevi ammazzarmi di proposito.
Ho scritto questi 101 microromanzi per discutere su questo. Per dire che è vero che anche la parola può essere ingannevole, è ovvio, ma mica tutti sono politici. Mica tutti sono marinai. Basta pensare che parliamo solo per fotterci a vicenda. Qualcuno parla anche con sincerità. E ho scritto questo libro per urlare che il silenzio non è mai, dico mai, una risposta. Che con il silenzio – salvo rare, dichiarate eccezioni (ma se dichiarate entrano nella categoria del “dire” non del “non dire”) – non si va da nessuna parte. Di sicuro, il silenzio non è una risposta chiara, univoca. Uno può dire: «non voglio parlarti mai più». Ma deve dirlo. Almeno questo. Non cucirsi la bocca e basta. Un gesto quanto mai equivoco, altro che evidente, e se l’altro non capisce è perché è stupido. Ma figuriamoci.
Ho scritto questo libro per invitare le persone a vedere i fatti con il criterio della complessità, per far capire che un gesto nasconde mille significati possibili e spesso opposti, e per questo abbiamo inventato la parola e la scrittura. Ma detto così sarebbe stato un saggetto moralistico.
E allora ho cercato di fare tutto questo non in modo didascalico, ma scrivendo dei racconti che facessero vedere, “toccare con mano” come una situazione che sembra così chiara a ben vedere possa significare tutt’altro. Microromanzi, microsceneggiature, se volete (gialli fantascienza harmony cronaca sport politica società…) che giocassero con il lettore, anzi che facessero giocare il lettore con me. Partecipe, complice. Non in gara, non sfidato.
E la fisica quantistica? La fisica quantistica è arrivata a fagiolo. Fra le mille descrizioni divulgative possibili, si potrebbe sostenere che la meccanica quantistica è la scienza che dimostra come ciò che vediamo non sia affatto ciò che sembra, e come coesistano, ad esempio, diverse dimensioni del tempo, addirittura i fantascientifici universi paralleli. Diverse “realtà” che convivono, si intrecciano dio solo sa come.
Questo libriccino alla fine si pone il problema di quale sia, dove sia, dove stia la realtà se non la verità, un tema – coincidenza magnifica – tornato di gran moda mentre il libriccino andava in stampa. E in effetti, poco dopo averlo consegnato al mio editore, mi è capitato di assistere a una presentazione del libro Della realtà, di Gianni Vattimo. Per tutto il tempo ho pensato che il filosofo e i suoi interlocutori stessero presentando il mio libro…
Ma il mio è un libriccino, sia chiaro. Dialoga e fa i conti con Caterina Caselli (leggere per credere) non con Nietzche. E 101 non richiama Centuria, i “cento piccoli romanzi fiume” di Giorgio Manganelli, cosa andate a pensare?, piuttosto I 101 risotti dei migliori ristoranti del mondo, di Abbate Marco & altri, o I 101 modi per riconoscere il principe azzurro, di Bosco Federica, o I 101 vini da bere almeno una volta nella vita spendendo molto poco, del signor Pignataro Luciano, o Le 101 donne più malvagie della storia, di tale Bonura Stefania, o I 101 modi per liberarti dagli stronzi e trovare soddisfazione nel lavoro, di Stanchieri Luca, per non dire delle 101 storie di gatti che non ti hanno mai raccontato (che cattivi!), della signora, o signorina, Cirinnà Monica… E mi fermo qui, ma sono più di 101 i titoli a catalogo che hanno “101” nel titolo. Poteva mancare il mio?

Piergiorgio Paterlini
Riproduzione riservata.

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Leggi un estratto da Fisica quantistica della vita quotidiana [pdf]

 
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