La notte degli scrittori

1. Maurizio de Giovanni, «Oltre»


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Perché Oltre è necessario.

(Martina disegna, seduta a terra vicino al balcone. Dietro di lei le voci di mamma e papà si alzano, le frasi si fanno corte e finiscono col punto di domanda. Lei guarda fuori, ci sono i due palazzoni grandi come il suo, grigi e neri, con le finestre che sono occhi chiusi. Martina li disegna con la matita. Le voci crescono ancora: qualcuno batte il pugno sul tavolo, le posate tintinnano. Martina non si volta, disegna i palazzi; si concentra sullo spazio tra i due, un filo sottile, un minuscolo angolo. Vetri rotti alle sue spalle, forse un piatto. Martina prende un pastello e disegna il frammento di cielo che vede tra i due palazzi: il pastello è azzurro intenso. Il colore preferito di Martina. Una porta che sbatte, singhiozzi. Martina copre con l’azzurro tutto il disegno. Pensa che dietro ai palazzi neri tutto è azzurro.)

Perché Oltre è azzurro.

(Ruggero saluta ad alta voce, prende il soprabito ed esce. La moglie gli risponde, distratta. Il solito giro, sempre lo stesso da quando è in pensione: il giornale, un caffè, la panchina del parco. Cammina, Ruggero. Da un po’ di tempo gli si sfilacciano i ricordi: perde un volto, un nome, una melodia. Ieri non ricordava il nome di sua sorella. Si concentra per pagare il giornale, sa che il furbo edicolante approfitterebbe volentieri di un errore e quindi si prepara la moneta, lasciandola sola in tasca. Comincia a rovistare nei ricordi, inquieto: i compagni di scuola, eccoli là tutti, in ordine alfabetico. I professori, nemmeno uno. Gli esami universitari, qualcuno sì e qualcun altro no. Ruggero sa quello che gli sta succedendo, in fondo è stato medico per quarant’anni; lo sai lui e nessun altro, non ancora. Sa che un giorno non tornerà a casa, e lo troveranno che vaga in qualche vicolo non ricordando il suo nome. Pensa a sua madre, guardando nel vuoto, il giornale in mano, seduto sulla panchina. Gli occhi chiari, la mano morbida che lo accarezzava. La bocca no, non la ricorda. Capisce che quel giorno, su una panchina del parco, ha perso per sempre il sorriso di sua madre. E allora, con metodo e attenzione, si mette a immaginarlo per averlo ancora).

Perché Oltre è memoria.

(Franco è dentro da quattro giorni e sei ore. Dovrà rimanerci sei anni. Le mura. I cancelli, le reti metalliche alle finestre. La puzza, il fumo, la pelle sporca di tutti. Il cesso nella stanza, per quattro. I polmoni si stringono in petto, la gola si chiude. Le urla nella notte, la paura di qualche mano nera su di lui. E ancora le mura. Le reti, le sbarre. Cancelli di ferro, il rumore dei cardini vecchi e secchi, porte che scorrono su binari impolverati. Il fiato diventa corto. Sei anni, sei volte trecentosessantacinque, per ventiquattro, per sessanta, conta e conta, uno due tre, conta e muori soffocato. Le mani davanti alla faccia, Franco pensa al mare. Alla sabbia e ai gabbiani, al vento in faccia. Aspettami, mormora; aspettami, che torno. E riprende fiato.)

Perché Oltre è respiro.

(Lucia sta stirando, alle sei di mattina. Odia stirare, il caldo, la piega, la lotta col tessuto e col ferro che si attacca. E le cotolette friggono sul fornello, l’odore a prima mattina è un pugno nello stomaco, ma se non lo fa adesso, allora quando. Sa che comunque avranno da dire, la camicia piegata male, la cotoletta fredda da riscaldare al microonde che diventa di cuoio. E al lavoro avrà un occhio truccato male e una calza sfilata, e ci sarà qualcuna tra le colleghe che le riderà dietro. Lucia sospira e guarda la notte retrocedere dalla finestra, senza che le mani rallentino perché non se lo possono permettere. E pensa che uno di questi giorni, uno di questi giorni non ci sarà puzza di fritto a prima mattina, e le camicie resteranno appallottolate in fondo alla cesta. Uno di questi giorni prende la metro in direzione opposta, e poi il primo treno, e poi magari una nave. Prima che la pelle si afflosci, prima che le muoiano i sogni. Uno di questi giorni. Lucia crea col ferro una piega sbagliata su un colletto, con ferocia; e sorride nell’alba. Uno di questi giorni.)

Perché Oltre è in direzione opposta.

Oltre. Perché oltre è necessario.

Maurizio de Giovanni

Il libro di Maurizio de Giovanni


Per mano mia - copertina

Maurizio de Giovanni


Per mano mia


2011
Stile libero Big
pp. 316
€ 18,00
ISBN 9788806203429

«E invece eccomi qui, rifletté. Di nuovo sulla breccia, come se nulla fosse accaduto.
Come se non fossi morto un altro po', come ogni volta che scopro quanto nera può essere un'anima. Come se fossi ancora vivo».

Il romanzo che inaugura il nuovo ciclo del commissario Ricciardi.
In attesa del Natale, in una Napoli dove si gela di freddo e si muore di fame, familiare e sconosciuta, Ricciardi deve capire le ragioni e le menzogne di un'intera città. Una città che si stende davanti a lui «come un immenso Presepe».
Dove bisogna parlare la lingua dei morti per scoprire ricchezza e miseria della vita.

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