Franco Debenedetti, Antonio Pilati

La guerra dei trent'anni


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Quattro quesiti referendari, diciotto sentenze della Corte costituzionale, un paio di crisi di governo: per trent'anni, la questione televisiva si è intrecciata con le vicende politiche italiane. Non è successo in nessun altro Paese occidentale; in nessuno il proprietario di quasi metà dei canali televisivi nazionali si presenta alle elezioni cinque volte in quattordici anni, per tre volte le vince e diventa capo del Governo.

Più di trent'anni è durata la «guerra» televisiva. Le sue radici affondano nella critica all'industria culturale. Le sue battaglie sono state parte di un gioco che aveva per posta l'assetto politico del Paese: gli anni Ottanta, l'ascesa del Cavaliere, il formarsi dell'Ulivo e la sua fine con la caduta del Governo Prodi, le leggi Maccanico, Gasparri e Gentiloni, la travagliata esistenza del pd, il naturale alternarsi dei cicli politici. E, ora, i giorni scuri in cui alcuni potrebbero perdere fiducia nel futuro del capitalismo.

Franco Debenedetti e Antonio Pilati studiano le cause dell'anomalia italiana e di questa «guerra» televisiva nel loro nuovo saggio La guerra dei trent'anni. Politica e televisione in Italia 1975-2008, cui è dedicato il sito www.guerradeitrentanni.com.


Così Franco Debenedetti (www.francodebenedetti.it) presenta La guerra dei trent'anni:

 


Il saggio di Debenedetti e Pilati sta suscitando l'attenzione dei media italiani. Alla Guerra dei trent'anni e alla volontà degli autori di sfatare molti dei luoghi comuni sulla questione televisiva italiana, il Corriere della Sera del 30 maggio ha dedicato una lunga recensione a firma di Paolo Conti:
«La premessa basta già come provocazione, in tempi in cui il centrosinistra descrive il modello televisivo berlusconiano come l'humus creato scientificamente per innestare la pianta politica del Silvio Berlusconi leader: "È arbitrario dedurre che il potere della televisione di influenzare gusti e scelte di consumo valga anche per i modi di vita e per le scelte politiche». [...] Il nuovo saggio di Franco Debenedetti è firmato con Antonio Pialti, che propone una sezione di storia delle politiche televisive. Non annoia perché l'autore (un politico del centrosinistra) si diverte a polverizzare molti luoghi comuni culturali consolidati per la sinistra (uno per tutti, l'irridente saggio su Mike Bongiorno di Umberto Eco). E perché la tv è solo un pretesto per ripercorrere l'ultimo quarto del Novecento italiano».


Franco Debenedetti (Torino 1933), ingegnere, trentacinque anni nell'industria (Cir, Fiat, Olivetti), poi senatore con il centrosinistra per tre legislature. Ha pubblicato Sappia la Destra (Baldini Castoldi Dalai, Milano 2001), Grazie Silvio (Mondadori, Milano 2006), Quarantacinque percento (Rubbettino, Soveria Mannelli 2007) e ha curato Non basta dire No (Mondadori, Milano 2002). Scrive su diversi giornali italiani.



Antonio Pilati (Milano 1947), componente dell'Autorità garante della Concorrenza e del mercato. Già direttore dell'Istituto di economia dei Media della Fondazione Rosselli. Ha pubblicato Il legame spezzato. Cittadini e politica (Ideazione Editrice, Roma 2003), La fabbrica delle idee (Baskerville, Bologna 2000) e ha curato Economia della conoscenza (il Mulino, Bologna 2005).


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