Julian Barnes

«Il senso di una fine»


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Viviamo nel tempo; il tempo ci forgia e ci contiene, eppure non ho mai avuto la sensazione di capirlo fino in fondo. Non mi riferisco alle varie teorie su curvature e accelerazioni né all’eventuale esistenza di dimensioni parallele in un altrove qualsiasi. No, sto parlando del tempo comune, quotidiano, quello che orologi e cronometri ci assicurano scorra regolarmente: tic tac, tic toc. Esiste al mondo una cosa piú ragionevole di una lancetta dei secondi? Ma a insegnarci la malleabilità del tempo basta un piccolissimo dolore, il minimo piacere. Certe emozioni lo accelerano, altre lo rallentano; ogni tanto sembra sparire fino a che in effetti sparisce sul serio e non si presenta mai piú. Non sono particolarmente interessato ai miei anni di scuola, non ne ho affatto nostalgia. Ma è a scuola che tutto è cominciato, perciò mi toccherà tornare brevemente su certi eventi marginali ormai assurti al rango di aneddoti, su alcuni ricordi approssimati che il tempo ha deformato in certezze. Se da un lato a questo punto non posso garantire sulla verità dei fatti, dall’altra posso attenermi alla verità delle impressioni che i fatti hanno prodotto. È il meglio che posso offrire.

Julian Barnes, Il senso di una fine

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Il senso di una fine di Julian Barnes è un romanzo breve, ma profondo. Un capolavoro minimo, niente affatto minimalista. Che per densità, per gravità del tema impone al suo lettore un confronto con gli assi portanti dell'esistenza: il problema del tempo e del senso - il senso, appunto, della fine.

Nadia Fusini, la Repubblica

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Era la quarta volta che entrava tra i sei finalisti del Man Booker Prize, ma nel 2011, con Il senso di una fine, Julian Barnes ce l'ha fatta, e si è aggiudicato il più celebre riconoscimento letterario britannico.

«Un romanzo davvero meraviglioso, - recitava la motivazione, - una storia che cattura il lettore sin dalle prime pagine, e che insieme lo lascia sbalordito davanti alla precisione della prosa di Barnes.»

La vecchiaia, la morte, soprattutto la fallibilità della nostra memoria sono i temi che percorrono questo breve quanto intenso romanzo.
La voce narrante è quella di Tony Webster, un uomo di mezza età che ha avuto una carriera brillante e un matrimonio soddisfacente - finito con un divorzio amichevole. L’unico evento che ha davvero turbato la tranquillità impeccabile della sua vita è stato il suicidio dell’ex amico Adrian, che non troppo tempo prima gli aveva portato via la misteriosa Veronica, il suo primo vero amore. Un evento che si ripropone improvviso quando la lettera di un avvocato comunica a Tony che la madre di Veronica è morta lasciandogli una piccola eredità, e rivelando insieme l’esistenza di un diario di Adrian.
Da quel momento comincia per Tony un viaggio a ritroso nella memoria, nel tentativo di recuperare i ricordi della giovinezza condivisa con Adrian e Veronica, e di mettere a fuoco le ragioni che hanno posto fine alla loro amicizia.
Ciò di cui dovrà rendersi conto è che spesso la verità si nasconde proprio in quello che non ricordiamo e che non sappiamo: la storia della nostra vita, così come la raccontiamo a noi stessi e agli altri, non è altro che una delle infinite narrazioni possibili, e l’immagine di noi stessi che costruiamo nel tempo ha spesso più a che fare con l’invenzione che con il ricordo.

«All’improvviso mi sembra che una delle differenze tra la gioventú e la vecchiaia, - dice Tony in Il senso di una fine, - potrebbe essere questa: da giovani, ci inventiamo un futuro diverso per noi stessi; da vecchi, un passato diverso per gli altri».

Affidando la narrazione alla voce inattendibile di Tony, Barnes ci costringe a ripercorrere con lui la sua versione dei fatti, e a subire con lui lo shock dell’intrusione violenta della realtà, fino a all’atroce rivelazione finale – totalmente imprevedibile ma credibilissima – che ci lascia disarmati davanti al cuore esposto della sua (e della nostra) storia personale, ormai libera da mitologie e sofisticazioni.

Il senso di una fine è un romanzo avvincente come il migliore dei thriller ed è insieme capace di riflessioni di rara profondità, ma non basta: a far brillare quest’opera nel panorama della narrativa contemporanea, britannica e non solo, è la scrittura di Julian Barnes. Precisa ed elegantissima, è una prosa che non lascia nulla al caso: Barnes lavora ogni frase come fosse un pezzo di finissimo artigianato, ogni parola è scelta con maestria e il risultato finale è quello, rarissimo, di una tecnica talmente eccellente da risultare invisibile.

Un’abilità, questa, che Barnes aveva già ampiamente dimostrato nei suoi precedenti lavori, così come la capacità di superare i cliché dei generi letterari, in particolare del mistery. In Arthur e George (il romanzo che precede il senso di una fine e che fu appunto finalista al Man Booker Prize), ad esempio, ci propone una vicenda gialla tratta dalla cronaca – l’incriminazione dell’innocente George Edalji e il suo rapporto con Arthur Conan Doyle – e attraverso una scrittura colta e brillante e una sapiente combinazione di ricostruzione storica e invenzione, la trasforma in una meditazione sull’etica e la giustizia.

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In attesa delle reazioni del pubblico italiano, ecco come la stampa internazionale ha accolto Il senso di una fine.

Un romanzo avvincente… L’epilogo è disturbante, e lo è più ancora perché è scritto con la lucidità abituale di Barnes. Questo libro accrescerà senza dubbio la fama del suo autore. Non lasciatevi ingannare dalla sua brevità. Contiene un mistero conficcato nel profondo come il più antico dei ricordi.

The Daily Telegraph

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Una narrazione magistralmente costruita e dall’epilogo inatteso... Frasi raffinate, scelte lessicali precise ed eleganti e riflessioni argute impreziosiscono una storia dai toni cupi. Anello dopo anello, si svela l’atroce reazione a catena generata da un fugace desiderio di vendetta, e il rimorso che divora angosciante per tutta la vita. Una storia dura e ricca di risonanze.

Barnes supera in arguzia e profondità qualsiasi altro scrittore britannico contemporaneo.

The Times

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É probabile che Julian Barnes abbia scritto il suo romanzo migliore; certamente ha raccontato una storia meravigliosa, umana e incredibilmente vera.

Irish Times

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La narrativa, scrive Barnes in Nothing to Be Frightened of, ha l’ambizione di raccontare tutte le storie con tutte le loro contraddizioni, i loro misteri e gli elementi irrisolti. Il senso di una fine esaudisce questo desiderio impossibile in modo nuovo, fertile e memorabile

Guardian

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Con un’opera piuttosto breve che racconta di un uomo piuttosto privo di attrattive, Barnes ha raggiunto un traguardo di importanza universale

Observer

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Un libro ipnotico. Come un fuoco che arde lento, misurato ma pieno di suspense… In questo romanzo ogni frase conta, e ogni frase è perfettamente costruita.

Independent

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Un pugno nello stomaco. In questo affascinante romanzo Julian Barnes dipana il mistero con abilità da maestro, una sorpresa dietro l’altra, senza mai cedere al sensazionalismo.  

Daily Mail

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In questo romanzo non c’è nessuna catastrofe, semplicemente la progressiva consapevolezza del passato e delle sue conseguenze sul presente. È una struttura narrativa comune, ma nelle mani del maestro che Barnes è diventato l’effetto è complessivamente travolgente. Un romanzo avvincente, disturbante e profondamente emozionante sulla fallibilità umana.

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