Jane Robins

«Il magnifico Spilsbury»


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Bernard Spilsbury era coetaneo di Bessie. Nell’estate del 1910, quando entrambi avevano trentatre anni e Bessie, nel corso di sognanti passeggiate pomeridiane, subiva il fascino di Henry Williams, Spilsbury si stava facendo un nome come medico. Conduceva una vita molto diversa da quella di Bessie e possedeva l’autorità che spesso si accompagna a un bell’aspetto. Era alto oltre il metro e ottanta, era particolarmente bello, aveva lineamenti raffinati, un’espressione sensibile e un mento volitivo.
Quell’anno, mentre Bessie vagava senza meta da un luogo all’altro, Spilsbury stava mettendo radici. Aveva comprato una casetta a Harrow-on-the-Hill, dove abitava con sua moglie Edith, in dolce attesa del loro primo figlio. Grazie anche al suo aiuto, e alle lunghe giornate di lavoro, si stava costruendo una carriera. Prendeva ogni giorno la Metropolitan Line per recarsi a Londra e scendere nei «meandri sotterranei» del St Mary’s Hospital, dove si dedicava alla specializzazione ben poco attraente che aveva scelto – la patologia forense – e in cui si stava lentamente guadagnando una certa reputazione. Non possedeva un’intelligenza straordinaria né dimostrava capacità scientifiche
eccezionali, ma i suoi superiori avevano notato la sua dedizione quasi ossessiva alla professione e la disponibilità a dedicare ogni momento della sua giornata al difficile compito di sezionare e analizzare cadaveri […].
Un giorno avrebbe rivolto la sua attenzione al corpo decomposto di Bessie e avrebbe riflettuto sulle modalità del decesso mentre sottoponeva il cadavere al taglio obliquo della sua lama e all’indagine del suo forcipe. Ma non era ancora il momento. Nel 1910 lei passeggiava ancora, pensava, respirava aria fresca, mentre lui era rinchiuso a occuparsi di morte.

Jane Robins, Il magnifico Spilsbury

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Una storia avvincente, raccontata con maestria. Ci sono tutti gli ingredienti necessari: la crudeltà, il mistero, l’audacia, le indagini, la caccia all’uomo, i soldi, il sesso, e anche un po’ di glamour. E Jane Robins ne ha tratto un gran bel libro.
Sunday Telegraph

Nell’eccellente Il Magnifico Spilsbury di Jane Robins – un po’ thriller poliziesco, un po’ storia sociale, un po’ biografia – si ritrova il gusto per il dettaglio. Un libro trascinante, sostenuto da ricerche meticolose.
The Scotsman

La descrizione che Jane Robins fa degli omicidi e della personalità carismatica dell’assassino è affascinante. Il magnifico Spilsbury è un libro pieno di promesse.
Sunday Times

Questo libro è il racconto avvincente e pieno di ritmo delle indagini su un macabro delitto, ma è anche un interessante trattato di storia sociale. … Jane Robins fa luce su un’epoca che per le donne fu davvero buia.
The Independent

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Nell'Inghilterra di inizio secolo, tre donne trovano la morte proprio quando la loro vita sembra aver imboccato il sentiero della felicità. Bessie Mundy, Alice Burnham e Margaret Lofty sono tre «zitelle» trentenni, accomunate da un aspetto ordinario ma non sgradevole, da un'innata mitezza di carattere, da una confortevole indipendenza economica e dal grande desiderio di incontrare, finalmente, un uomo che si prenda cura di loro. Purtroppo, il loro sogno diventerà realtà.
È il 1910 quando Bessie Mundy incontra Henry Williams, un uomo affascinante, piacevolmente loquace, che non solo si interessa a lei: vuole addirittura sposarla. Un matrimonio che avviene di fretta, e che ancora più in fretta finisce: qualche giorno dopo il trasloco nella nuova casa di Herne Bay, Bessie viene ritrovata morta nella vasca da bagno.
Un anno dopo Alice Burnham sposa George Smith. Si conosco da poche settimane, ma il carisma di George è irresistibile: «bastava che ti guardasse solo per qualche minuto e avevi la sensazione di essere stata magnetizzata». Ad Alice è concessa appena l’emozione della luna di miele: muore nella vasca da bagno di una stazione balneare, tre giorni dopo il matrimonio.
L’uomo che sposa Margaret Lofty si chiama John Lloyd  ed è un elegante affabulatore. Il matrimonio di Margaret dura poco più di ventiquattr’ore: anche lei muore dentro una vasca da bagno.
Ci vogliono cinque anni perché l’ispettore Neil cominci a sospettare un collegamento tra i casi e individui un presunto colpevole, sempre lo stesso, sposo seriale sotto falsa identità.
Ma a rendere questo processo uno dei casi più avvincenti della criminologia moderna è l’ingresso in tribunale di Sir Bernard Spilsbury.

Un passo indietro: nell’anno in cui George Smith portava a termine il suo primo omicidio, il patologo Bernard Spilsbury era chiamato a testimoniare in tribunale nel caso del dottor Crippen, accusato di aver ucciso la moglie e di averne sotterrato i resti nel giardino di casa. Spilsbury aveva portato prove che sembravano incontestabili, e il suo nome cominciò a circolare sempre più spesso nelle aule dei tribunali. Quando, nel 1915, partecipò al processo degli «omicidi nelle vasche da bagno», fu lui il vero protagonista.
Alto, raffinato, tremendamente determinato e serio nello svolgimento del suo lavoro, Spilbury sembrava avere una vera e propria vocazione per l’anatomia patologia. L’ossessività, unita all’intelligenza e al fascino, fecero di lui un personaggio perfetto per le cronache dell’epoca, che lo definirono «uno Sherlock Holmes in carne ed ossa», e «il padre della medicina legale moderna».

Un secolo dopo, Jane Robins guarda alla figura di Spilsbury con un po’ più di ironia, ma non rinuncia a farsi conquistare dall’aura che pare avvolgere ancora la sua figura. Partendo da uno studio precisissimo delle fonti dell’epoca, l’autrice ricostruisce il ritratto di un uomo talmente dedito alla professione da non riconoscere il naufragio della sua stessa vita, che fu per i suoi contemporanei un vero e proprio eroe buono capace di opporre la lucidità delle proprie intuizioni all’inspiegabile orrore dei crimini più atroci.
Ma la Robins non si ferma qui: nel ricostruire il caso degli «omicidi delle vasche da bagno» non smette mai di accompagnare i dettagli con inquadrature più larghe, che abbracciano il contesto storico e sociale dell’Inghilterra di inizio secolo. Sullo sfondo della prima guerra mondiale, del movimento delle suffragette, delle rivoluzioni nei trasporti e nelle comunicazioni, la Robins ci racconta un’epoca che, come ha sottolineato The Independent, fu dura per tutti ma più buia ancora per le donne, e porta alla luce le storture di una società che, mentre premiava la determinazione di un ragazzo deciso a mettere tutte le proprie energie in una professione, «consentiva a uno psicopatico di manipolare otto donne, sposarne sette, truffarne sei e ucciderne tre».

Il libro


Il magnifico Spilsbury - copertina

Jane Robins


Il magnifico Spilsbury


2011
Frontiere
pp. 282
€ 19,50
ISBN 9788806205560

Traduzione di Ada Arduini

1910
Bessie, Alice, Margaret hanno una cosa in comune: sono zitelle e cercano disperatamente un marito.
Un giorno incontrano uno sconosciuto dalla chiacchiera facile e lo sposano.
Ma per tutte e tre il matrimonio si trasforma in un'esperienza letale.
Il mistero della loro morte occupa le prime pagine dei giornali e le giornate di un'opinione pubblica che, in un'Inghilterra minacciata dalla guerra, segue morbosamente il processo delle «Spose annegate nella vasca da bagno».
Toccherà a Bernard Spilsbury, patologo forense, padre dei moderni C.S.I., far parlare gli indizi, interrogare i cadaveri e trovare il colpevole di questi spietati fatti di cronaca realmente accaduti.

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