Hisham Matar

«Anatomia di una scomparsa»


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Ci sono volte in cui l’assenza di mio padre mi pesa sul petto come se ci stesse seduto sopra un bambino. Altre volte riesco a malapena a evocare i lineamenti precisi del suo viso e devo tirar fuori le fotografie che conservo in una vecchia busta nel cassetto del comodino. Non c’è stato giorno, dalla sua improvvisa e misteriosa scomparsa, che io non l’abbia cercato, rovistando nei posti piú improbabili. Tutto e tutti, lo stesso esistere, sono diventati un’evocazione, una possibilità di somiglianza. Forse è questo che si intende con quella parola breve e ormai quasi arcaica: elegia.
Non lo vedo nello specchio ma avverto i suoi aggiustamenti, come se si stesse infilando in una camicia che gli va quasi bene. Mio padre è sempre stato intimamente misterioso, anche quando c’era. Provo a immaginarmi come avrebbe potuto essere avvicinarlo da pari a pari, da amico, ma non ci riesco del tutto.

Hisham Matar, Anatomia di una scomparsa

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Bisogna stare attenti quando si esprime un desiderio: è meglio misurarlo bene, prevederne le conseguenze.
Da quando suo padre Kamal ha sposato la giovane e bellissima Mona, Nuri l’ha pensato tante volte: se solo questo padre non ci fosse, se solo sparisse, se solo potesse, lui che Mona l’ha vista per primo, restare un po’ da solo con lei.
Finché una mattina Kamal sparisce davvero, e Nuri, appena quattordicenne, si ritrova a fare i conti con la mancanza, il vertice del triangolo lasciato vuoto che fa saltare ogni equilibrio.
L’assenza improvvisa del padre diventa così per Nuri il nocciolo invisibile della propria esistenza, il luogo al quale girare attorno cauti, contemplando ciò che non c’è più, fino a trovare il coraggio di varcare il confine e indossare – letteralmente – i panni del padre, frugare nella sua vita fino ad appropriarsene, realizzare il desiderio proibito di essere come lui, di più: di «essere lui».

A cinque anni da Nessuno al mondo, finalista al Man Booker Prize, Matar torna a indagare il legame spezzato tra un padre e un figlio. C’è, nelle sue storie, l’urgenza di chi ha vissuto il dramma sulla propria pelle, eppure sarebbe un errore leggere in Anatomia di una scomparsa un frammento fedele di autobiografia. Certo, il rapimento improvviso e violento di Kamal ricorda molto quello di Jaballa Matar nel 1990, e nell’attuale contesto storico e politico è impossibile relegare a sfondo l’ambientazione del libro (così come sarebbe difficile scindere la figura di Matar-scrittore da quella dell’intellettuale che da mesi segue commenta e racconta a i lettori occidentali le rivoluzioni del popolo arabo attraverso le maggiori testate internazionali, ma anche attraverso facebook e twitter).
Ma la narrazione di Matar è sorprendentemente universale nel suo tentativo di raccontare il mistero che sempre avvolge la figura paterna.

«Uno dei pensieri ricorrenti che avevo mentre scrivevo il romanzo – ha detto Matar in un’intervista di Enrico Franceschini per Repubblica – riguardava esattamente questa domanda: se è mai possibile conoscere il proprio padre, quest’uomo che ci è infinitamente vicino eppure rimane distante… Una delle tragiche caratteristiche delle relazioni umane è che il solo modo in cui possiamo misurare la vera identità di una persona sembra essere dopo che ci ha lasciati».

Anatomia di una scomparsa non è, dunque, una storia vera, ma è una storia autentica, perché autentico è il sentimento che le ha dato origine e forma.
Con una prosa controllata, che vive di dettagli e non cede mai al sentimentalismo, Matar ci consegna un romanzo toccante, che trasforma la testimonianza di un dolore privatissimo in una meditazione universale sulla perdita, sull’amore, sul desiderio e il terrore di trovarsi liberi e soli.

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Hisham Matar incontrerà i lettori al Festivaletteratura di Mantova il 10 settembre alle 10.15.
Per info e prenotazioni: www.festivaletteratura.it

 
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