Fred Vargas

«La cavalcata dei morti»


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Lina lo fece entrare nella stanza principale, dove tre uomini lo aspettavano in piedi, con aria circospetta, schierati uno accanto all’altro lungo un grande tavolo. Adamsberg aveva chiesto a Danglard di accompagnarlo perché constatasse di persona l’irradiazione. Identificò facilmente il secondo fratello, Martin, quello lungo, magro e bruno come uno stecco, quello che aveva dovuto mangiare il cibo marcio stivato nella gamba del tavolo. Hippolyte, il fratello maggiore, sulla quarantina, aveva una grossa testa bionda abbastanza simile a quella della sorella, ma senza lo stesso fulgore. Era alto, molto robusto, e gli porse una mano grande e un po’ deforme. All’estremità del tavolo, Antonin li guardava avvicinarsi con apprensione. Bruno e mingherlino come suo fratello Martin, ma piú proporzionato, le braccia strette intorno al corpo come per proteggere la pancia incavata. Era il piú giovane, quello fatto di argilla. Trentacinque anni circa, anche se forse ne dimostrava un po’ di piú con quel viso lungo e magro, dove gli occhi ansiosi sembravano troppo grandi. Dalla sua poltrona, nascosta in un angolo della stanza, la madre gli rivolse soltanto un breve cenno del capo.

Fred Vargas, La cavalcata dei morti

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Prima di tutto, incontriamo di nuovo il sempre stralunato commissario Jean- Baptiste Adamsberg insieme ai suoi assistenti Danglard, Veyrenc, Retancourt, che, dopo una quindicina d’anni, fanno quasi parte della nostra famiglia, tanto le loro avventure sono entrate nel nostro immaginario… Personaggi che adoriamo, per i loro tic, i difetti e l’intelligenza…

Le Monde Magazine

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Come al solito con Fred Vargas le digressioni contano quasi quanto l’inchiesta. I dialoghi sono efficaci, gustosi, e i personaggi, tanto gli abitanti del paesino, quanto i colleghi di Adamsberg (la «dea polivalente» Retancourt, il «poeta Veyrenc», «l’ipersonniaco» Mercadet), giustificano senza dubbio la deviazione. Ma insostituibile è Adamsberg, il commissario dai vestiti perennemente stazzonati e l’ortografia esitante, il sognatore appassionato con il suo spirito sempre lento e un po’ vago. Adamsberg, come il tenente Colombo, accumula pazientemente indizi, colleziona dettagli, per meglio confondere i criminali. Tre anni dopo Un luogo incerto, una Fred Vargas in grande forma con un romanzo poliziesco lontano dai canoni del genere, che soddisferà tutti i suoi lettori.

Le Figaro littéraire

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La cavalcata dei morti contiene tutti gli ingredienti del meraviglioso banchetto che l’autrice continua a offrirci dal 2001, anno del capolavoro Parti in fretta e non tornare. […] Ciò che non smette di sorprendere in Fred Vargas è il suo eccezionale talento nel mescolare realtà e fantasia. Una prodezza letteraria che fa pensare a Dino Buzzati.

Le Point

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Si può fermare La cavalcata dei morti? Di certo non si può fermare il talento di Fred Vargas, all’apice della sua arte.

Les Echos

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L’eroe della Vargas incontra i fantasmi. E il thriller incontra la poesia. […] È l’inconscio collettivo, l’assoluto che c’è nella vita e nei rapporti umani a interessare l’autrice. E anche la dissonanza, il passo a lato, lo sguardo di sbieco. Lontano dal realismo e dalla critica sociale generalmente connessi al poliziesco, Fred Vargas lascia andare la fantasia, il gusto per la digressione, per il dialogo e per i dettagli. […] È una vera e propria poetica del poliziesco quella che propone, un modo per acciuffare il mondo e tirarne fuori la bellezza, malgrado tutto. Per il lettore, è un piacere senza fine.

Télérama

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Una scrittura eminentemente poetica. Con la sua leggerezza, le parole apparentemente semplici, le frasi e i dialoghi velati di surrealismo, Fred Vargas ci emoziona e insieme ci fa sorridere. Ci affezioniamo tanto ai personaggi quanto a un intrigo che può sembrare lambiccato, come in Agatha Christie o Simenon, ma che alla fine grazie al talento investigativo di Adamsberg rivela tutta la sua semplicità.

Le Soir

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Nel nuovo romanzo di Fred Vargas si entra seguendo una scia di briciole di pane che sono insieme il movente, l’alibi e la prova di un delitto tutto domestico che fa tenerezza. Da questo prologo, talmente potente da costituire quasi un racconto a sé, prende le mosse la nuova indagine del commissario Adamsberg.
Difficile, certo, trovare qualche nesso tra la mollica di pane e un piccione torturato e moribondo; tra il corpo carbonizzato di un magnate della finanza a Parigi e quello di un cacciatore massacrato in Normandia. E soprattutto, cosa c’entra in tutto questo la Schiera furiosa, la Caccia Selvaggia, quella cavalcata dei morti che secondo una leggenda trascina con sé i vivi condannati a morire per i loro peccati?
Per fortuna il commissario Adamsberg non è il tipo che si ferma alle apparenze: lo sa bene, lui, che la famosa teoria che collega la farfalla e l’uragano non è da sottovalutare. Anche se il battito d’ali, in questa storia, ha dell’incredibile, e sembra provenire direttamente dal medioevo.

Ecco che passava un’immensa moltitudine di fanti, e questi portavano al collo e sulle spalle animali e vesti, e suppellettili di vario tipo, e utensili diversi: roba insomma che i predoni sono soliti rubare. Tutti quanti si lamentavano e si incitavano a vicenda a procedere piú in fretta. Il prete riconobbe fra loro anche molti suoi vicini che erano morti di recente, e li udí lamentarsi dei grandi tormenti dai quali erano afflitti a causa dei delitti commessi. Vide anche fra questi Landrico. Nei processi e nelle sentenze giudiziali deliberava a capriccio, inoltre ribaltava i verdetti in cambio di denaro e rispettava piú la cupidigia e la falsità che la giustizia.

Così il prete normanno Gauchelin raccontò del suo incontro con la cavalcata dei morti. Adesso, mille anni dopo, anche Lina li ha visti: tre facce riconoscibili, e un quarto uomo misterioso. Sono tutti destinati a morire.
Peccato che, in caso di morte annunciata, il delatore sia anche il primo sospettato, e che la visione della Schiera sia solo l’ultima delle «stranezze» di Lina.
Bionda e morbida come un’enorme fetta di kouglof ricoperta di miele, Lina ha tre fratelli decisamente particolari: Hippo è nato con sei dita e parla al contrario, Martin sgranocchia insetti, Antonin ha le ossa fatte d’argilla. Una famiglia di «pazzi» è il perfetto capro espiatorio per una storia insopportabilmente inquietante, alla quale bisogna mettere presto la parola fine.
Con il suo impareggiabile intuito e il suo personalissimo «stile» investigativo, Adamsberg non può proprio fare a meno di ficcare il naso in un’indagine che non gli compete… Nei boschi della Normandia, dove le leggende prendono vita e la realtà ha la potenza crudele del mito, c’è un sentiero fatto di indizi labili come briciole che dall’uragano conduce alla farfalla: starà a lui, il commissario più amato di Francia, trovarlo e seguirlo senza perdersi, fino a scoprire che per entrare nel medioevo, qualche volta, non serve neppure uscire dalla propria casa.

Uno dei migliori romanzi di Fred Vargas, così La cavalcata dei morti è stato definito dalla critica e dai lettori francesi, che in pochi giorni lo hanno mandato ai vertici delle classifiche di vendita.
Tre anni dopo Un luogo incerto, la regina dei romanzi a enigma sembra aver distillato in questa storia le migliori caratteristiche delle sue opere precedenti: la prosa cristallina che lavora sul dettaglio, la capacità di ritrarre i propri personaggi – anche quelli apparentemente minori - con grande umanità, il talento nel tenere insieme crimine e leggenda, immaginazione e concretezza, la complessità dell'intreccio e la completezza della soluzione.
E naturalmente in La cavalcata dei morti ricompaiono in tutto il loro splendore le figure che libro dopo libro continuano a meritarsi un posto speciale nel cuore dei lettori di tutta Europa: Adamsberg, Danglard, Veyrenc, Retancourt… E qui la Vargas compie l’ennesima magia: senza contraddire la loro storia, la loro psicologia, la loro visione del mondo, riesce ancora, sempre, a svelarci un loro lato sconosciuto, a renderli imprevedibili senza che cessino mai di essere famigliari.

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Qui, per gli appassionati e per chi si accosta per la prima volta ai romanzi di Fred Vargas, facciamo un po' di ordine nella sua bibliografia italiana...

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Il libro


La cavalcata dei morti - copertina

Fred Vargas


La cavalcata dei morti


2011
Stile libero Big
pp. 432
€ 19,00
ISBN 9788806209759

Traduzione di Margherita Botto

«Ed è un punto da tenere a mente, commissario: tutti quelli che vengono "ghermiti" dalla Schiera sono farabutti, anime nere, sfruttatori, giudici indegni o assassini.
E in genere il loro misfatto non è noto ai contemporanei.
È impunito. Ecco perché ci pensa la Schiera».

Tre anni dopo Un luogo incerto, Fred Vargas torna con un romanzo potente e misterioso, dove leggenda e crimine si fondono in un'alchimia perfetta.

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