Nel trentennale della morte, avvenuta il 29 agosto 1980, si moltiplicano le iniziative dedicate allo psichiatra italiano Franco Basaglia, promotore della legge 180 che portò alla chiusura dei manicomi italiani.
A Basaglia RaiUno ha dedicato una fiction, C'era una volta la città dei matti, andata in onda con successo il 7 e l'8 febbraio in prima serata - domenica 7 febbraio è risultato il programma più visto della serata, seguito da oltre cinque milioni e mezzo di telespettatori.
Allla fiction, con Fabrizio Gifuni nel ruolo di Basaglia e Vittoria Puccini nel ruolo di Margherita, una ragazza realmente esistita che trascorse la maggior parte della sua vita in manicomio, RaiUno ha dedicato un sito su cui sono disponibili i video della due puntate, interviste al regista Marco Turco e ai protagonisti e scatti di scena.
Anche i giornali hanno dedicato ampio spazio al ricordo di Basaglia e alla fiction di RaiUno.
Il 5 febbraio Maria Grazia Giannichedda scriveva sul manifesto: «C'era una volta la città dei matti offre un'occasione che non va sprecata, quella di ripensare a Franco Basaglia e alla straordinaria impresa collettiva che egli ha suscitato e guidato dalla fine degli anni '60. [...] Mentre si continua a rovesciare su di lui il bene e il male di una riforma di cui ha visto solo la nascita, si è dimenticato tutto di lui e della sua impresa, storia lontana su cui, come su tutta quell'epoca, si sono accumulate distorsioni non sempre innocenti. Benvenuto quindi il film che racconta di lui e di quegli anni sui quali bisogna riprendere a ragionare».
Della fiction si è occupata anche Repubblica, con un articolo di Elisa Cozzarini pubblicato il 6 febbraio: «La finzione televisiva rende l'importanza della scommessa di Basaglia, soprattutto nel ricordare quelle che erano le condizioni dei manicomi in Italia, luoghi di reclusione dove la cura passava attraverso letti di contenzione, elettroshock, camicie di forza, celle di isolamento; un mondo chiuso nel quale il rapporto tra personale e pazienti era a volte simile a quello tra carcerieri ed carcerati, spesso "ergastolani"».
E Alessandro Meluzzi sul Giornale del 9 febbraio ha definito Basaglia «psichiatra rivoluzionario e intellettuale surrealista, uno dei padri dell'antipsichiatria».
E il 12 febbraio a Trieste si terrà una proiezione pubblica di C'era una volta la città dei matti, girata in gran parte proprio fra Gorizia e Trieste, i luoghi dove Basaglia lavorò e ideò la legge 180. La proiezione si inserisce nel programma dell'incontro internazionale «Trieste 2010: che cos'è "salute mentale?"» che al tema dedica dibattiti, spettacoli e mostre ( il programma è diponibile sul sito www.trieste2010.net). Il convegno, a cui parteciperanno oltre mille studiosi provenienti da 40 paesi del mondo, si terrà nel Parco di San Giovanni, l'ex ospedale psichiatrico della città. Nella palazzina in cui viveva il direttore del manicomio è allestita una mostra permanente che ricostruisce la storia della struttura dal 1908 a oggi, con particolare attenzione al periodo tra il 1971 e il 1979, gli anni in cui Basaglia ne fu direttore