Francesco Cascini

«Storia di un giudice»


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Le parole del procuratore ci annunciavano che stavamo per scendere in guerra. Con pochi uomini, poche risorse, pochi mezzi, nessuna possibilità di vittoria. Ci descrivevano un nemico sotto casa, gente che si incontra al bar, un lavoro molto diverso da quello che si fa in altre procure italiane.
Il procuratore diceva frasi solenni, le sue erano parole allarmanti, eppure il tono che usava era ordinario, non aveva nessuna concitazione. Sembrava che quella guerra non lo coinvolgesse più di tanto. Forse si era abituato, forse non la sentiva una guerra sua, forse sapeva di averla già persa.

Francesco Cascini, Storia di un giudice

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Vincere, quando si è freschi di laurea, il concorso per entrare in magistratura ed essere assegnati, al primo incarico, a una delle procure più «difficili», se così si può dire, d'Italia: una prassi nel nostro Paese, un fenomeno destinato a indebolire ulteriormente lo Stato là dove è meno radicato. Francesco Cascini, magistrato dal 1995 e pubblico ministero a Locri dal 1996 al 2001, racconta nel suo primo romanzo, Storia di un giudice, la sua esperienza di ventiseienne magistrato a Locri, in una procura in cui tutti sono di passaggio e aspettano con ansia un trasferimento che li porti lontano da quella che sembra un'altra Italia.

E quella che descrive Cascini nel suo romanzo è davvero una realtà parallela, in cui sette omicidi in sette giorni sono la norma se è in corso una guerra tra clan e un procuratore della Repubblica, per prima cosa, deve abituarsi non alle aule dei tribunali ma all'odore nauseante dell'obitorio. Questa è la Locride, il centro della 'ndrangheta calabrese, che ne controlla il territorio in modo così capillare che a San Luca, il paesino dell'Aspromonte al centro delle cronache degli anni Ottanta per i sequestri di persona, la notte di Capodanno si festeggia sempre allo stesso modo: sparando a pallettoni su tutti i simboli dello Stato, caserma dei carabinieri compresa. Una situazione «difficile da comprendere senza aver respirato l'aria di posti come Africo o San Luca, se non ci si chiede quali sensazioni vivano gli uomini dello Stato che camminano per quelle strade, che attraversano il buio di quei paesi fuori dal mondo, pieni di persone schierate contro di loro».

Con Storia di un giudice Cascini prova a raccontare cosa significa essere un rappresentante dello Stato nella terra della 'ndrangheta, e per farlo rinuncia ai facili moralismi e alla retorica per privilegiare uno stile asciutto e diretto. E alla fine è impossibile non condividere le parole dell'autore: «La sensazione di trovarsi in mezzo a una guerra prendeva sempre più corpo. Una guerra di cui non fregava niente a nessuno».

Francesco Cascini parlerà del suo romanzo con Serena Dandini l'11 febbraio a Parla con me su RaiTre.


Francesco Cascini è nato a Lucca l'11 aprile del 1970 ed è entrato in  magistratura l'11 aprile del 1995. Ha svolto le funzioni di pubblico ministero a  Locri dal 1996 al 2001, a Napoli dalla fine del 2001 al 2007, anche presso la  direzione distrettuale antimafia. Dal mese di febbraio del 2007 svolge il ruolo  di direttore dell'ufficio ispettivo presso il dipartimento dell'amministrazione  penitenziaria.
Storia di un giudice (Einaudi Stile libero, 2010) è il  suo primo libro.


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