Enzo Bianchi

«L'altro siamo noi»


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È il dialogo che consente di passare non solo attraverso l'espressione di identità e differenze, ma anche attraverso una condivisione dei valori dell'altro, non per farli propri, bensì per comprenderli.
Dialogare non è annullare le differenze e accettare le convergenze, ma è far vivere le differenze allo stesso titolo delle convergenze: il dialogo non ha come fine il consenso ma un reciproco progresso, un avanzare insieme. Così nel dialogo avviene la contaminazione dei confini, avvengono le traversate nei territori sconosciuti, si aprono strade inesplorate.

Enzo Bianchi, L'altro siamo noi

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Una riflessione sul rapporto tra noi e gli altri, una proposta di incontro, l'inizio di un dialogo, da compiere nella propria interiorità e da estendere alla società nel suo complesso, per sottrarsi a facili generalizzazioni e iniziare ad abbattere il muro della paura:

«"Noi", "gli altri". Quante volte, ricorriamo sbrigativamente a queste due categorie di appartenenza per capire problemi, trovare scorciatoie, risolvere situazioni intricate, giustificare atteggiamenti e incomprensioni. Eppure se siamo appena più attenti, ci rendiamo conto che è arduo definire con certezza i confini tra queste due entità e, ancor di più, stabilire con certezza chi appartiene all'una o all'altra, in che misura e per quanto tempo».

Dopo il grande consenso riscosso da Il pane di ieri e dalle Vele La differenza cristiana, e Per un'etica condivisa, Enzo Bianchi sceglie di confrontarsi con l'emergenza italiana per eccellenza, quella dell'immigrazione. Una riflessione lucida e piena di speranza, per abbandonare l'abitudine di osservare il mondo solo attraverso il prisma della propria cultura.
Lontano da buonismo e retorica, come sempre capace di rivolgersi con la stessa autorevolezza sia al pubblico laico che a quello dei credenti, padre Bianchi propone una lettura alternativa a quella del muro contro muro e della cieca opposizione, una visione che passa per il dialogo e pone la condizione di «straniero» alla base dell'esperienza umana, al di là di contingenze politiche e storiche, valida in ogni tempo e luogo, per tutti.
La penna inconfondibile di Enzo Bianchi, per un saggio sul significato vero dell'incontro con l'altro, un'esortazione al cambiamento e all'impegno individuale, per aprirsi all'ascolto, senza rinunciare alla propria identità e senza pretendere che qualcun altro si spogli della propria:

«L'ascolto è un sì radicale all'esistenza dell'altro come tale; nell'ascolto le rispettive differenze si contaminano, perdono la loro assolutezza, e quelli che sono i limiti dell'incontro possono diventare risorse per l'incontro stesso.
Ascoltare uno straniero non equivale dunque a informarsi su di lui, ma significa aprirsi al racconto che egli fa di sé per giungere a comprendere nuovamente se stessi: così lo straniero non abita tra di noi ma abita con noi.
Lo straniero, infatti, cessa di essere estraneo quando noi lo ascoltiamo nella sua irriducibile diversità ma anche nell'umanità comune a entrambi».

 
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